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Alcune riflessioni anarchiche sulla tecnologia

Alcune riflessioni anarchiche sulla tecnologia

11 Aprile 2013 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Le conversazioni, gli scritti e i racconti della rete che hanno come tema la tecnologia sembrano tutti improntati alla tecnosofia. L’innamoramento per le nuove tecnologie nasconde però un’errata percezione degli effetti delle stesse sulla vita personale, sociale e lavorativa ed un’incapacità a sviluppare un pensiero critico utile ad una riflessione più generale sui tempi che stiamo attraversando.

Ho già affrontato più volte su SoloTablet il tema della tecnologia e dei suoi effetti più o meno negativi sulla vita delle persone (Rubrica Tabulario) .

La tecnologia mi piace e mi incuriosisce, diversamente non ne parlerei così tanto, ma mi suggerisce anche numerose riflessioni (ll pesce siamo noi ) che vanno oltre la tecnica, i dispositivi, i gadget  e le macchine di cui tutti siamo attrezzati.

Gli ambiti che suggeriscono le tematiche più interessanti per una riflessione sono Internet e il web (Il web è morto anzi no! Il futuro flessibile di Internet), il ruolo di società come Google e Facebook ( Google non è più uguale per tutti e fa filtro. Fra un pò farà anche la ricerca..., Pensare nei tempi e negli spazi dei social network , Ambivalenza di Google. Strumento di libertà o di controllo? , Pensare nei tempi e negli spazi dei social network ) con i loro modelli di business, la privacy e la sicurezza ( Sicurezza tra vecchie e nuove esigenze ).

PERVASIVITA' DELLA TECNOLOGIA E SUOI EFFETTI
Mobilità e cloud, due acceleratori per un'unica velocità di fuga - Tecnologie mobili forze potenti di trasformazione - Consumatori digitali e customer experience - Internet degli oggetti e trend globali 2014 - Perché è corretto sviluppare un pensiero critico sulla tecnologia! - Adolescenti in cerca di benessere online - Non siate timidi nè esibizionisti, ma fatevi vedere! - 2014 e tendenze tecnologiche - Rischi connessi al tecno-attivismo: una conversazione con… - Le distopie tecnologiche che le nuove generazioni non vogliono vedere! - Pervasività Mobile e buone pratiche nella cura del cliente - Tecnologie indossabili: vademecum futuristico per stili di vita futuribili!

Il tema centrale rimane sempre il ruolo della tecnologia e delle macchine nel determinare la vita delle persone e l’evoluzione della nostra società.

La tecnologia ha cambiato il nostro vivere quotidiano (Tablet, design e tecnologia, alla ricerca di sensorialità ed esperienze...), le nostre abitudini e i nostri stili di vita ( Gli stili di vita del cittadino e lavoratore Mobile , Trasformazioni silenziose e pratiche rumorose, Il tablet, stili di vita e trend emergenti) ed ha creato nuove opportunità per lo sviluppo e il progresso individuale, di aziende e organizzazioni.

Le nuove tecnologie hanno tuttavia fatto crescere enormemente la dipendenza delle persone, dimostrata dalla difficoltà crescente, di genitori, educatori, insegnanti e adulti in genere, a ritagliarsi spazi di comunicazione con le nuove generazioni sempre più occupate a giocare e a interagire con gadget elettronici, telefoni cellulari, videogiochi, televisione, tablet e notebook. Tutti dispositivi tengono incatenati i nativi digitali in mondi più o meno virtuali e cyberspaziali.

(Questo è il progresso idiota!....).

La dipendenza è tale che si manifesta inconsapevolmente anche in comportamenti pubblici e politici che invitano a #starsereni e a comprare iPhone (come se tutti potessero permetterselo). E' una dipendenza cognitiva che finisce spesso per non tenere conto della realtà fattuale (la realtà della realtà) e per confondere quelle virtuali come reali (su questi temi ho scritto un breve ebook dal titolo Internet e nuove tecnologie: non tutto è quello che sembra) .

Fonte: illustrazione di Darcy Muenchrath

Parlare di Facebook e dei social network, di Internet e di dispositivi mobili ( I Pad, You Tube, We .doc ),  senza riflettere sui livelli di alienazione ed estraniazione dalla realtà,  di ansia, di stress e di depressione da essi generati, significa non fare i conti con la realtà e non comprendere come la tecnologia ci stia condizionando e addomesticando al punto da renderci sempre più complicato percepire la realtà in modo non mediato.

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senza riflettere sui livelli di alienazione ed estraniazione della realtà,  di ansia, di stress e di depressione da essi generati, significa non fare i conti con la realtà e non comprendere come la tecnologia ci stia condizionando e addomesticando al punto da renderci sempre più complicato percepire la realtà in modo non mediato.

Una realtà diventata sempre più iconica e simbolica, manipolata linguisticamente ( non possiamo controllare socialmente il linguaggio), che riduce e trasforma la ricchezza e l'abbondanza della natura e del reale e introduce sempre nuove astrazioni in grado di portarci sulla strada sbagliata, di rompere ed oscurare i legami con la realtà ed impedire di soddisfare i desideri generati da situazioni di mutamento.

La difficoltà o l’assenza di una riflessione come quella qui suggerita dipende anche dal ruolo che il pensiero postmoderno ha avuto negli ultimi decenni  ( la realtà non esiste, esistono solo interpretazioni, e anche questa è una interpretazione ) nel demolire  gli universali di qualsiasi genere, nel vedere la realtà come fluida e indeterminata e nel far dimenticare la perdita di senso che si ha quando ci si affida completamente e acriticamente alla tecnologia delle macchine. Peccato che la realtà sia ostinata, e in grado di ribaltare le carte mettendo in discussione tutto ciò che sembrava consolidato perché affermato e condiviso dai più.

 

Fonte: diane-owens.com

L’ostinazione della realtà emerge dalla crisi in atto e che si acuisce sempre di più e interessando non solo gli aspetti economici e finanziari ma la politica, la società, l’ambiente, lo sviluppo, la vita personale e sociale delle persone. La crisi che stiamo attraversando è sistemica e come tale comprende anche la tecnologia e il ruolo che sta avendo nel trasformare le nostre relazioni interpersonali e quelle con la natura e il mondo.

I mezzi tecnologici evolvono e sono costantemente perfezionati ( Il telefono era inevitabile, l'iPad no! ), ci fanno sentire più potenti e capaci di dominare la realtà e soddisfare i nostri desideri di consumo umano. Al tempo stesso stanno costruendo una realtà virtuale pervasiva e interattiva che fa scomparire la realtà dietro uno schermo ( Don't Press Just TouchIl magnetismo emozionale dell'iPAD ), sia esso quello di un televisore, di un personal computer o di un dispositivo mobile. Lo schermo che ci obbliga a un linguaggio scritto o visuale, ma sempre digitalizzato, ha atrofizzato i nostri sensi e le nostre capacità di approfondimento e di riflessione. Questa realtà 'a scomparsa' accresce il nostro isolamento e riduce in quantità e sostanza le cose che abbiamo da dirci. Se si limita la conversazione a unLIKE (MiPiace) o a un cinguettio (non superare il limite dei caratteri please...) la nostra conversazione si riduce, il dialogo non parte e la relazione (i contatti non sono legami: citazione dal libro Lampi di Barabasi) non decolla.

A rendere particolarmente attraente la realtà virtuale praticabile ogni giorno grazie alle nuove tecnologie (Facebook ma non dimentichiamo Second Life, ora prossima a trasformarsi in Progetto Sansar) è l’elevato grado di interattività, di partecipazione e di auto-rappresentazione che ci offre. Tutto ciò finisce per avere un effetto totalizzante che ci fa dimenticare l’artificialità della realtà virtuale e la sua capacità di fare da filtro, di attraversare e avvelenare quella naturale. Questo effetto totalizzante è verificabile ogni giorno con il nostro bisogno di accesso e di connessione alla rete. E' un bisogno che ha raggiunto "una sorta di invasamento informatico stabilizzato in una fase di parossismo"  (Il cervello che legge e le nuove tecnologie digitali ) ed ha trovato nello smartphone e nel tablet lo strumento ideale ma anche la nuova religione. Per citare Roberto Calasso nel suo ultimo libro "L'impronta dell'editore" (Adelphi) il device è "diventato un cervello ombra, bidimensionale e privo della spiacevole consistenza di mucillagine che caratterizza il cervello umano".

“Non è assurdo credere che l’era della scienza e della tecnologia sia l’inizio della fine dell’umanità”  Ludwig Wittgenstein

Al vuoto creato dalla mediazione sempre più pervasiva della tecnologia, reagiamo con il consumo, sempre più spesso di tipo compulsivo. La fame che è oggi tornata reale e interessa milioni di persone e famiglie ( anche in Italia), alla ricerca del pasto quotidiano, è diventata anche fame di consumo. Si compra e si consuma per superare lo stress, l’ansia e la depressione, lo si fa con un appetito che non è mai soddisfatto perché mai soddisfatta è la nostra ricerca di serenità e rilassatezza. Poco importa se questo consumo etnologico che porta a sostituire il telefonino o l’iPod in continuazione e a cambiare il proprio iPad ad ogni uscita di un modello nuovo non abbia nulla di liberatorio. Poco importa se anzi acuisca la nostra estraniazione dalla realtà ottundendo le uniche risorse, ad esempio il desiderio di profondità e di rinnovamento, che ci potrebbero far recuperare senso e autenticità.

Alcune riflessioni finali

Anche se la domanda può sembrare capziosa, visto il pensiero unico dominate che suggerisce un approccio quasi religioso alla tecnologia, come si può uscire da questa situazione?

La prima risposta semplice è che il distacco dalla tecnologia e dai gadget tecnologici con cui interagiamo quotidianamente non è la risposta definitiva. La tecnologia non subisce il controllo sociale e il nostro distacco da essa non ne impedirebbe il dominio fin qui acquisito. La tecnologia, al punto di arrivo della sua evoluzione attuale, è il prodotto delle nostre menti e oggi funziona come una specie di protesi delle stesse che contribuisce alla autorganizzazione dei sistemi complessi in cui viviamo.

In assenza di risposte univoche e globali, l'unica risposta che si può provare a comporre è che bisogna ritrovare il senso delle cose e della realtà (Intervista al filosofo Maurizio Ferraris sul suo libro Anima e iPad) e poi impegnarsi per cambiarla. Fino a quando non si discute di senso e non si recupera il significato delle parole, liberandolo dalla manipolazione semantica, ogni conversazione e dibattito rimarranno banali, mortificanti e incapaci di  incidere sulla realtà. Il problema non sta nel potere e nella forza della tecnologia ma nella nostra debolezza di pensiero e di volontà.

"Dapprima Dio creò il silenzio: totale, indivisibile, completo. Tutte le creature - uomo, donna, bestia insetto, uccello e pesce - vivevano felicemente insieme a questo silenzio, finchè un giorno l'uomo e la donna giacquero assieme e tra loro crearono la prima parola." Nourbese Philip

La forza della tecnologia è tale da aver assorbito le nostre utopie, le promesse di liberazione collettivia e di democrazia di massa, di emancipazione. Succede così che in Italia un Blog ( Nuovo realismo, ingenuità della rete e parlamentarie, Le sorprese dei sistemi complessi: riflessione sulla realtà italiana post-elezioni ) diventi strumento, meta e scopo di un movimento politico che raggiunge il 30% dell'elettorato e che aspiri a sottrarsi alle normali garanzie e pratiche democratiche della politica. E' successo che la televisione con i suoi format da Grande Fratello o talk show abbia oscurato la realtà economica e sociale italiana con l'immagine di un progresso e di un benessere diffuso ( i ristoranti sempre pieni, le code in autostrada, gli aeroporti pieni ecc.) inesistente con cui  oggi tutti ( quasi tutti ) si trovano a dover fare i conti.

Per concludere, ridare senso alle cose e alla realtà significa riconsocere il potere della tecnologia  e nel farlo operare un atto di radicale ridimensionamento. La vita non è un videogioco e le nostre azioni non possono essere sostuite da applicazioni. Ogni tanto fa bene staccare la spina, hardware e software insieme, e nel farlo abbandonare i mondi ovattati della virtualità per riprendere il controllo delle proprie azioni e responsabilità. Staccare la spina significa anche recuperare il silenzio ( dei ritiri spirituali, dei chiostri, d'alta quota, interiore ), cercarlo, non averne paura, usarlo per riflettere con sè stessi e prepararsi a farlo con gli altri.


Fonte: www.bitterfilms.com


Riferimenti bibliografici

Questa riflessione che condivido con chi mi legge su SoloTablet nasce da letture che più diverse non si può!

L'incipit l'ho avuto dalla lettura di un libro di John Zerzan "Il crepuscolo delle macchine" che contiene idde molto radicali e 'anarchiche' sia in termini di analisi e dianosi che di soluzioni proposte. Ma il testo è nato anche dalle reminiscenze dei molti libri di Zygmunt Bauman letti, dall'ultimo libro di Roberto Calasso "L'impronta dell'editore" ( Adelphi ) e dalla lettura, diversa per tipologia di visione e cultura, di un lungo testo trovato in rete del filosofo Luigi Alici che contiene molteplici riferimenti alle sacre scritture ed è finalizzato ad un dialogo con i giovani a partire da una cultura cattolica.

Su temi simili suggerisco la lettura di una recensione di Antonio Fiorella dal titolo "Indietro tutta...."

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