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Cyberbullismo: “perché lo fanno?”

Cyberbullismo: “perché lo fanno?”

04 Luglio 2018 Redazione SoloTablet
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Segnaliamo un interessante articolo pubblicato da Maria Alessandra Monanni sul suo blog "Sandy e il web, spunti di riflessione". "Perchè lo fanno" è la domanda più normale e più frequente delle vittime di cyberbullismo. Una domanda che rimane spesso senza risposta ma che deve essere ripetuta ad alta voce da tutti, non solo vittime ma anche loro parenti, amici e vicini. La risposta non è facile ma per iniziare è sufficiente interrogarsi sull'impatto e sugli effetti che la tecnologia ha sui comportamenti, le emozioni e le vite delle persone, in particolare di quelle giovani. Il testo qui segnalato contiene molti spunti utili a questo tipo di riflessione necessaria.

Ieri sera ho visto in TV  su Raidue “Il supplente”, un programma in cui personaggi famosi si rendono disponibili a essere professori per un giorno. In questa puntata i docenti “per un giorno” sono stati J-Ax e Enrico Mentana, l’uno ha sostituito il professore di informatica mentre l’altro ha sostituito quello di storia. Hanno utilizzato approcci differenti: J-Ax da toni simpatici e ironici, a toni decisamente seri, emozionanti e costruttivi; Mentana che, sempre con la sua estrema capacità di farti comprendere la complessità di ogni argomento nella sua semplicità, ha passato in rassegna l’ascesa del fascismo in Italia, la propaganda nazista, riportandosi poi ai giorni nostri, ha messo i ragazzi, studenti all’ultimo anno delle superiori, di fronte al dilemma su cosa desiderino fare dopo la maturità e sull’importanza di iniziare qualsiasi nuovo percorso di vita seguendo  sempre le proprie passioni e aspirazioni.

J-Ax ha iniziato la lezione parlando del precursore dell’informatica, Alan Turing, che a scuola non aveva granché successo in quanto tendeva a trovare interesse e approfondimento solamente su ciò che gli interessava veramente. Egli ebbe una personalità estremamente tormentata e depressa, a motivo anche della sua condizione di omossessuale, che lo portò al suicidio.  Da questo J-Ax ha introdotto il tema della tolleranza, dell’integrazione, del bullismo tradizionale e del cyberbullismo condividendo con loro la propria esperienza, in quanto lui stesso vittima di bullismo: ha messo in evidenza l’importanza di non chiudersi in un silenzio profondo, se vittime di bullismo e di cyberbullismo, ma quanto sia indispensabile per chi subisce atti di bullismo di imparare a parlarne, non avere timore di farlo e chi si trova invece ad essere testimone di questi atti, abbia il coraggio e la fermezza di farsi avanti e denunciare il fatto, perché solamente agendo in questo modo possono essere di aiuto per la vittima aggredita e anche per le future potenziali vittime. Inoltre è necessario comprendere che ciò che si subisce non deve sfociare nell’odio di noi stessi, non ci si deve sentire in colpa per ciò che si è subito, né vedersi come una nullità. Anzi “non bisogna mollare né lasciarsi andare allo sconforto, perché quando la vita ci toglie qualcosa – perché fa decisamente male – poi ci restituisce delle esperienze di valore incalcolabile”. Lui stesso ha provato sulla sua pelle di essere perseguitato, vessato, deriso ogni giorno perché non era come gli altri, era “diverso” ma la diversità non significa essere incapaci, falliti, insignificanti ma diversità è un valore aggiunto, è espressione di unicità, “la diversità rende ogni essere umano un’opera d’arte”.

...completa la lettura sul Blog di Alessandra Monanni

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