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Nuove tecnologie e nuove umanità ibridate tecnologicamente
Comprendere le implicazioni delle tecnoscienze non è più compito di studiosi o antropologi della tecnologia e della scienza ma di tutti. I primi possono concorrere alla maggiore conoscenza attraverso contributi e metodologie analitiche per descrivere in che modo e quanto le pratiche tecnologiche odierne intercettino e condizionino scelte, stili di vita, pratiche individuali e sociali e comportamenti delle persone. I secondi, spesso inconsapevoli della volontà di potenza della tecnologia sono chiamati a interrogarsi criticamente sul ruolo e sugli effetti della tecnologia sulla loro vita di consumatori, di cittadini e di persone.
Si trova in Focus Italia / I protagonisti si raccontano
Dobbiamo coltivare, proteggere ed esercitare la nostra umanità ( Enrico Nivolo)
Rifilare un tablet al figlio per evitare di doverlo gestire equivale a sottrarsi dalla propria responsabilità genitoriale, educando il figlio ad un rapporto malsano con la tecnologia che inizia a diventare il riempitivo di un’assenza. L’educazione inizia in casa e richiede ai genitori uno sforzo non indifferente che va a beneficio dell’intera collettività. Poi prosegue a scuola.
Si trova in Blog / Antropologia e tecnologia
Siamo in un’epoca in cui rischiamo di trovarci tutti isolati benché connessi (Alessandro Bertirotti)
L’antropologia, specialmente quella della mente, può fornire un contributo interpretativo dei tempi che stiamo vivendo, in una prospettiva a lungo termine. Parlare, invece, di antropologia digitale mi sembra senza senso, a meno che non si intenda riferirsi alla necessità di utilizzare la tecnologia, in tutte le sue applicazioni, per studiare i comportamenti umani e la mente che ne è l’origine.
Si trova in Blog / Antropologia e tecnologia
La rete è uno strumento di manipolazione della realtà, una realtà simulata (Stefania Cirillo)
Bisogna spostare il fulcro dell’attenzione su ciò che succede in rete a prescindere dall’uso personale. I dati personali, i cookies, i pop-up, tutti strumenti a favore del grande marketing, utilizzati per creare desideri, per invogliarci a comprare. Per questo insisto sul legiferare l’algoritmo, dare il proprio consenso quando ci si iscrive in un sito, non basta. La maggior parte delle persone acconsente ignara del contratto che sottoscrive.
Si trova in Blog / Antropologia e tecnologia
La tecnologia è una caratteristica prettamente umana, da usare in modo costruttivo (Rocco Barbaro)
Il dare senso alla vita è una cosa importante; bisognerebbe cambiare i paradigmi con i quali viviamo: crescita economica infinita, rincorsa al denaro… e dedicarsi maggiormente allo sviluppo della coscienza non dal punto di vista religioso, ma dal punto di vista antropologico. Sviluppare un umano più evoluto nel rapporto con gli altri e con il pianeta terra. La cosa veramente preoccupante è che allo sviluppo tecnologico sempre più veloce non ci sia un altrettanto interesse per la crescita della coscienza umana.
Si trova in Blog / Antropologia e tecnologia
Il recupero di una coscienza critica è auspicabile ma impossibile da produrre (Rocco Bruno)
Viviamo tempi di alienazione ed estraniamento ulteriore dalla realtà. Per quanto artificiale e artefatta a causa delle convinzioni o credenze su cui si basa, con l’avvento dell’era digitale ci pone di fronte all’attacco più importante mosso alle nostre capacità cognitive. Le persone non sono preparate, ripiene di cumuli di sciocchezze e ridotti a meri consumatori, all’impatto della tecnologia sulla loro psiche. È come avere un televisore personale che ci portiamo sempre appresso e con quale crediamo di avere una relazione col mondo, ma non è così. Le APP di messaggistica sono lo strumento più importante di questo isolamento che porta le persone a credere di avere una relazione con qualcuno solo perché gli ha mandato un emoticon.
Si trova in Blog / Antropologia e tecnologia
Se l’ambiente è “malato”, siamo “malati” ( Karl Wolfsgruber)
Con l’illusione di averci dato un libero spazio dove poter raccontare liberamente le nostre vite o scegliere liberamente di leggere un buon libro o di vedere liberamente l’ultimo film del nostro attore preferito, chi si è appropriato lecitamente del monopolio di questo strumento o dei social network non fa altro che cercare di influenzare i nostri gusti o acquisti. Ora, quanta frustrazione sta producendo nei giovani (e non solo) il vedere continuamente stories o post di persone ricche e famose? O il vedere continue pubblicità di prodotti, vacanze, auto di ogni tipo che non potremmo mai avere?
Si trova in Blog / Antropologia e tecnologia