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La gratitudine alimenta la gentilezza: e viceversa

La gratitudine alimenta la gentilezza: e viceversa

31 Dicembre 2018 Anna Maria Palma
Anna Maria Palma
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Sullo scorcio della fine di questo anno le domande hanno uno spazio speciale. Possono essere domande di esplorazione e allora vanno in ogni direzione, anche in profondità. Possono essere domande di sviluppo e allora ho la sensazione che possano portare in avanti, come se fossero domande che vengono dopo quelle di esplorazione. Ho ancora tante domande che mi pongo; fra le tante risposte che ancora devono manifestarsi (e ho molto rispetto per queste perché sono risposte che aspettano il momento giusto per dispiegarsi), una fra tutte emerge e mi colma di serenità, mi toglie l’inquietudine di cercare e cercare e cercare: la gratitudine!

Un sentimento che mi accompagna e che rivolgo alle tante, tantissime persone, ai luoghi i tantissimi luoghi, agli spazi i tantissimi spazi che generosamente mi hanno regalato stimoli di ogni tipo di evoluzione. Che rivolgo a me stessa per ogni mio respiro per ogni battito del mio cuore, per questo delicato e potente organismo che in qualche maniera continua a funzionare. Ma che rivolgo soprattutto a tutta la mia determinazione ad uscire dai tunnel che di tanto in tanto incontro sulla mia strada. A volte così bui che non riesco ad intravedere neanche guardando lontano lontano una lucina, una piccola lucina. La determinazione che mi aiuta a non permettere a quello che non funziona (e a volte mi sembra così tanto) di non contaminare quello che funziona e che riesco sempre a trovare fosse anche solo perché sono viva, perché dormo in un mio letto, perché ho una mia tazza del thè…e tanti tantissimi dettagli minori come li chiama Massimiliano Bardotti di cui la nostra esistenza è colma. La stessa  determinazione che mi permette in totale umiltà di chiedere una mano quando da sola non riesco a farcela. La gratitudine che vedo danzare insieme alla gentilezza e alla generosità. Hanno un ordine? Non lo so, ma è sempre importante un ordine? Oppure è sempre statico un ordine? A volte la generosità prende per mano la gentilezza e la gratitudine e le coinvolge in un carosello leggero, altre volte lo fa la gentilezza. E poi tocca alla gratitudine.

Meditazione

Così voglio chiudere questo anno, in queste dimensioni. Non posso enumerare e citare tutte le persone, viventi o meno, i libri che ho letto i seminari che ho frequentato, ma ciascuno si senta molto ringraziato se a qualche livello sa di essere entrato in contatto con me. Desidero che ciascuno riconosca la generosità del suo dire, del suo scrivere, del suo parlare, del suo silenzio, del suo saper stare in relazione. Desidero che la parola gentilezza non sia mai più solo legata a buone maniere, a educazione, ma sempre più significhi appartenenza, significhi presenza a te, interesse per te e per me che sono in relazione con te.

Una persona, fra le tante, Carlo Mazzucchelli che mi ospita qui con questo Blog e con il quale ho scritto l’ebook “La gentilezza che cambia le relazioni digitali” Delos Digital editore. A lui rivoglgo la mia gratitudine e riporto qui per onorare la stessa uno stralcio del libro.

“La generosità, così come la felicità, è una sfida che bisogna saper cogliere. La generosità unisce, facilita lo scambio, è origine di nuove esperienze felicitarie e di affetti, serenità e nuove narrazioni. La scelta di essere gentili comporta numerose altre scelte come quelle già espresse più volte in questo nostro e-book:

  • la scelta di rallentare smettendo di andare di fretta, la scelta di andare lentamente, rinunciare alla velocità e all’accelerazione, pensare lentamente, scendere dal mondo che non rallenta (NoTav) e godere del tempo, anche cognitivo ed emotivo, recuperato;
  • la scelta di prestare attenzione a quanto accade dentro sé stessi e agli altri, ai messaggi lanciati da chi abita lo stesso ambiente, reale e virtuale, cercando di interpretarne il sentire, le motivazioni e i bisogni prima ancora dei contenuti, dei linguaggi e dei mezzi utilizzati, ma anche predisponendosi a modificare comportamenti, modi di pensare e giudizi su sé stessi e sugli altri;
  • la scelta di ascoltare così come di non ascoltare (Perché mai bisognerebbe ascoltare le innumerevoli stupidità che hanno invaso i social network italiani? Perché mai biosgnerebbe prestare ascolto alle comunità di imbecilli che popolano alcuni spazi online?), di tacere e rimandare la reazione dopo avere raccolto informazioni, selezionato la loro qualità e le loro fonti, vagliate le intenzioni, adottando sempre l’approccio socratico del sapere di non sapere in modo da poter continuare a cercare e a fare le scelte che servono per poter decidere;
  • la scelta di essere sé stessi e di accettarsi anche quando è difficile e doloroso farlo, evitando di far coincidere il Sé con le sue versioni edulcorate e migliorate (virtualmente aumentate) dei profili digitali, ed accettando di palesare aspirazioni e bisogni come quelli legati al superamento delle solitudini digitali;
  • la scelta di rifiutare ogni forma di comunicazione violenta e aggressiva facendo prevalere il cuore e l’empatia, i sentimenti di solidarietà e compassione, i gesti di generosità e (com)partecipazione su quelli divisivi, conflittuali, dettati dai pregiudizi, dal senso comune e dal conformismo dilagante;
  • la scelta di contribuire in modo proattivo alla felicità degli altri, non con regali e neppure con parole, tantomeno son semplci emoticon, ma con piccoli gesti, attenzioni, disponibilità al dialogo e alla conversazione, apertura al contatto e a incontrarsi, in rete e fuori da essa, condivisione;
  • la scelta di contribuire all’affermazione di valori, non necessariamente quelli oggi prevalenti negli spazi della Rete. Valori come la centralità della persona (anche nella sua veste di cliente, consumatore, cittadino ed elettore), del reale rispetto al virtuale, dell’esperienza relazionale fisica rispetto a quella digitale, della lentezza rispetto alle velocità tecnologica, dei legami rispetto ai contatti, ed altri ancora;
  • la scelta di riflettere criticamente sul mezzo tecnologico in modo da poter comprendere i suoi effetti sulla vita delle persone e anche nell’esercizio della generosità;
  • la scelta di abolire ogni tipo di muro, di barriera che impedisce di entrare in contatto e comunicare, di vuoti più o meno artificiali come quelli che oggi vengono eretti per separare l’occidente dal resto del mondo, il bianco dal nero e il normale dal diverso. Se l’abolizione è impossibile basta trasformare muri, barriere e vuoti  in ponti, passerelle, zattere utili per opportunità di incontro, conoscenza, relazione e conversazione;

Meditazione

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