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🍒🍒SORPRESI DI ESSERE SORPRESI?

🍒🍒SORPRESI DI ESSERE SORPRESI?

10 Marzo 2022 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Dentro sistemi complessi come quelli che abitiamo, siamo poco consapevoli che la complessità sia una loro caratteristica connaturata. Difficilmente interpretabile se si usano categorie cognitive non adeguate e se non si tiene conto della loro capacità adattativa e autonoma di auto-organizzarsi. La loro imprevedibilità rende difficile fare previsioni. E poco conta se oggi disponiamo di una miriade di dati. Grazie alla tecnologia tutto è accelerato, va veloce. Aumenta la nostra difficoltà, anche concettuale, nella comprensione della realtà.

Che il mondo non sia lineare dovrebbero saperlo anche i sassi, forse, molti per convenienza insistono nel tentativo di renderlo lineare. L’obiettivo di renderlo tale è raramente raggiungibile, comunque non è mai una buona idea provarci. Meglio provare ad aspettarsi, apprezzare e usare la complessità del mondo, per meglio fare i conti con la capacità di sorprenderci dei sistemi complessi e, a volte, della loro perversità. Altro che cigni neri, qui volano elefanti, ippopotami e unicorni!

🍒È UN MONDO DIFFICILE

Dentro una crisi sistemica come quella che stiamo inconsapevolmente vivendo, non bisogna sorprendersi delle crisi emergenti che la caratterizzano, prima in forma di pandemia (crisi sanitaria), ora di guerra (crisi geo-politica), a seguire di crisi economica, quasi certa, e sullo sfondo la crisi ambientale, la più negata e la più pericolosa per la terra e la specie animale che ne ha preso il possesso (Antropocene). La pandemia era stata anticipata da alcuni ma ha colto tutti di sorpresa, eppure non c’è nulla di cui sorprendersi. Ci raccontiamo ipocritamente di essere sorpresi ma la guerra in Ucraina ha le sue radici nel 1991 e poi nel 2014. Eravamo tutti presi a tentare di fare gli influencer, nello storytelling felicitario e gratificante online per capire cosa stesse maturando. Cambiato il palinsesto ora la nostra attenzione è tutta presa dalle immagini di guerra, la nostra mente dalle riflessioni di generali ed esperti improvvisati di geopolitica. E non si parla più di crisi ambientale, neppure delle sue urgenze (neanche di coronavirus, eppure continua a diffondersi!).  Nel frattempo, il sistema complesso che abitiamo e noi siamo sta già macinando nuove sorprese in formazione, delle quali racconteremo in futuro (Gruber e Vespa forever) la nostra sorpresa per la loro emergenza e criticità. Tutti presi a celebrare le nostre sorti occidentali magnifiche e progressive, prima abbiamo perso il respiro per colpa di un virus, ora stiamo sperimentando la paura, poi potremmo essere testimoni della crisi dell’intero sistema e delle epistemologie cognitive che lo reggono. Il mondo è sempre stato complesso, ora è percepito difficile! È complesso……! 

🍒È UN MONDO PERICOLOSO

Per 75 anni abbiamo vissuto alla grande. Mai nella storia del mondo occidentale c’era stato un periodo così lungo di prosperità e pace. Naturalmente se si dimenticano la Serbia e la Bosnia! Buona parte del merito di tutto ciò va alla Guerra Fredda che ha in qualche modo impedito la guerra. Oggi il mondo è diventato più pericoloso. Il confronto non è più tra est e ovest del mondo (meglio non lasciarsi ingannare dai fatti del momento) ma tra Sud e Nord, tra ricchezza e povertà, tra pance piene e fame, tra privilegiati e sfruttati (lo scontro di sempre). Il contesto mondiale è fatto di uno sviluppo capitalistico che, per alcuni, si sta mangiando la Terra costruendo la catastrofe che potrebbe porgli fine (non tutti sono d’accordo!). Il tutto è accelerato dalla tecnologia e dalla sua volontà di potenza. Una volontà che, come scriveva Emanuele Severino, ha trasformato la politica in tecnocrazia e ora sta conquistando l’economia stessa. Secondo questa interpretazione a confrontarsi non sono più stati, partiti, ideologie ma apparati di tecnocrati il cui unico obiettivo è sopravvivere in un mondo diventato globale e per questo molto più insicuro e imprevedibile. La sopravvivenza è garantita dalla potenza della tecnica, anche in forma di armamenti, molti di essi nucleari (ma sembrano bastare i droni a vincere una guerra!). Per questo il mondo è diventato pericoloso, molto pericoloso! 

🍒IL FUOCO SOTTO LA CENERE

Usando la metafora filosofica del sottosuolo di Severino, il fuoco cova sotto la cenere. Cova da tempo sotto la cenere che ci ha portato ad allontanarci dalla Verità e a sposare miriadi di verità che verità non sono. La cenere ci ha illuso, grazie alla potenza della tecnologia, di avere eliminato ogni limite: distanze, tempo, capacità, produttività, opportunità, ecc. Cenere è anche l’ideologia della tecnica che abbiamo tutti abbracciato, nella quale ci raccontiamo di poterla dominare, usarla come mezzo per i nostri scopi, mentre la tecnologia, di per sé, non ha come scopo il benessere dell’umanità ma l’accrescimento della sua potenza. Lo si vede anche in questi giorni di guerra, se si vuole leggere tra le righe delle innumerevoli informazioni che arrivano dal fronte bellico. Oggi l’ideologia della tecnica è la più potente. Ci sta illudendo sul crollo delle barriere (confini?), delle gerarchie (imperiali?), delle opportunità (per tutti o per pochissimi?), della libera informazione (libera????)  e come tale ci sta ingannando, anche perché ci piace farci ingannare. Nel suo diventare tecnocrazia la tecnica sta oggi minando alle fondamenta il nostro sistema. Per questo è in profonda crisi, non regge più. La tecnica con la sua volontà di potenza gioca oggi un ruolo fondamentale dentro la complessità dei sistemi complessi di cui siamo parte, ma la sua potenza si sta rivelando “ipotetica, provvisoria, angosciante”. Le prossime crisi ce lo racconteranno! 

🍒ALLA RICERCA DI UNA VIA DI SCAMPO

Complessità, incertezza e fragilità dominano il nostro quotidiano, hanno distrutto le nostre illusioni postmoderniste, forse anche la nostra immaginazione. Eppure le crisi attuali sono per tutti una grande opportunità. Di ripensamento e di riflessione, di presa di coscienza e consapevolezza con l’obiettivo di recuperare la complessità dell’umano e provare a (re)immaginare nuovi scenari futuri, diversi da quelli ai quali ci siamo quasi rassegnati. Punto di partenza è la capacità di elaborare pensiero critico, di non fermarsi alle narrazioni prevalenti, di scavare nel sottosuolo per superare il riduzionismo economicista e tecnocratico, decostruire false verità, superare semplificazioni, banalizzazioni, accettare l’imprevedibilità e ciò che non è visibile ma prepararsi a gestirli, prestare attenzione al surplus informativo e ai mezzi di comunicazione che lo veicolano pensando a come essi formattano il nostro modo di guardare alla realtà e al mondo. Come ha dimostrato la guerra in Ucraina il reale non è algoritmico, neppure razionale, non tutto si può modellare o controllare. Bisogna cominciare a pensare a nuove forme dell’agire, immaginare nuovi modi di vivere la complessità. Ma bisogna farlo nel tempo, con perseveranza, con responsabilità e consapevolezza, superando i paradigmi dominanti di pensiero e di azione. E oggi bisogna fare ciò con generosità, accoglienza, impegno civile e politico per la pace. Nel farlo poi si può anche scoprire che dopo anni di individualismi e narcisismi vari è venuto il tempo di recuperare i legami umani, quelli incarnati e che ci rendono appunto umani.

 

Bibliografia

  • Emanuele Severino, Il tramonto della politica – Considerazioni sul futuro del mondo
  • Miguel Benasyag, Bastien Cany, Il ritorno dall’esilio – Ripensare il senso comune

 

 

 

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