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🍒🍒SENTIRSI DIVERSI E ALL’ANTICA

🍒🍒SENTIRSI DIVERSI E ALL’ANTICA

07 Febbraio 2023 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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“Riempi loro il cranio di dati non combustibili, inbottiscili di fatti al punto che non si potranno neppure più muovere tanto sono pieni, sicuri di essere veramente ben informati. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare, con questi ami, fatti che è meglio restino dove si trovano. Con ami simili pescherebbero la malinconia e la tristezza.” – R. Bradbury, Fahrenheit 451, Mondadori, 2009, p.72.

Amante da sempre della fantascienza di qualità ho letto il libro di Bradbury (del 1953) molti anni fa, così come i libri di George Orwell e di Aldous Huxley. Questi autori con i loro libri distopici hanno per molti anticipato la realtà attuale. Una realtà nella quale la libertà dell’individuo è stata sostituita dalla percezione di essere liberi: si crede di esserlo anche quando non lo si è. 

Dentro prigioni dalle pareti trasparenti e invisibili siamo target e vittime di una manipolazione cognitiva e mentale persistente che viaggia attraverso varie forme di comunicazione, di racconti e di narrazioni. Siamo ben oltre la fabbrica del consenso di Chomskyana memoria. La retorica dei dati e del “tutto è informazione” va ben oltre la fabbrica del consenso. Anche perché oggi il consenso non va neppure ricercato, molti sono sempre pronti a consentire e a omologarsi alla narrazione di turno! 

Messaggi ripetuti all’infinito, narrazioni conformistiche, non facilitano la consapevolezza, tanto meno favoriscono molteplicità e pluralità. Ancora più complicato è sviluppare il senso critico. Più facile che il surplus informativo in cui siamo sommersi ci porti a una adesione acritica ai memi e alle mode del momento, ad abbracciare e a partecipare alle narrazioni più gettonate e con maggiori MiPiace, accettando passivamente una manipolazione costante e subdola che ci spinge a non fermarci un attimo per pensare, a rilevare le molteplici contraddizioni che pure caratterizzano molta della nostra realtà. 

Senza senso critico, senza una riflessione critica sui fatti, emergono e si diffondono l’indifferenza e l’inerzia, il cinismo e il nichilismo. Il tutto facilitato dall’individualismo egoarchico che tanto ha segnato e segna l’era tecnologica. La passività che oggi caratterizza moltitudini di persone, porta molti a fare da semplici spettatori, a non prendere posizione preferendo stare a guardare, a vivere serenamente dentro bolle virtuali come se il mondo di fuori non esistesse, a sposare atteggiamenti descritti come inevitabili anche se così non sono. A dimenticare che c’è sempre la possibilità di fare una scelta diversa perché tutti noi siamo diversi dai nostri avatar e profili digitali. Sempre si presenta l’occasione di intervenire concretamente e attivamente sui fatti, non tutto è delegabile ad altri, neppure al proprio fato o destino. Tanto meno a un influencer o a un tuttologo in vetta alle classifiche dei MiPiace. 

🍒 NON SIAMO TUTTI UGUALI 

La forza delle aggregazioni online che hanno (con)fuso, in un unico melting pot terminologico reti e comunità, gruppi e tribù, masse e moltitudini, è diventata tale da rendere gregaria ogni forma di appartenenza. Lo si vede nella predisposizione di molti a rinunciare alla propria identità e autonomia per non sentirsi esclusi e/o per non venire estromessi: se non sei connesso non esisti, se non hai MiPiace non sei nessuno, se non sei un influencer sei un fallito, ecc. 

Per non correre rischi e venire (sentirsi) esclusi si è disposti a tutto, a mentire, a adeguarsi al politicamente corretto, a far finta di nulla, ad accettare prevaricazioni o pensieri inaccettabili e culture di cancellazione varie, a perdere la propria memoria. E questa forse è la cosa più grave! 

Ma non tutti sono così. Io non mi sento così e so di essere insieme a molti che si sentono allo stesso modo, fuori dalla folla e da standardizzazioni varie. Senza moltitudini, incapaci e forse inadatti a farsi massificare, ma pur sempre alla ricerca di affinità elettive, di fare gruppo e comunità, di percorsi da fare in compagnia di altri con cui sentirsi liberi di compiere le proprie scelte. Anche quando sono trasgressive, radicali, fuori corrente, e continuare a farle pur avendo la sensazione o la consapevolezza che tutto possa comunque essere una grande illusione. 

🍒  ALL’ANTICA 

La consapevolezza di essere diversi può portare a ricercare l’anonimato. O semplicemente a sognare un mondo diverso, all’antica, non ancora governato dalle macchine e dalla loro pervasiva penetrazione nella vita di ogni giorno. 

Ecco che allora, mentre tutti ormai sognano Metaversi mirabolanti, ChatGPT dall’attrattiva e ambigua parlantina, c’è chi si ritrova a sognare mondi all’antica, abitati da diversi, persone solitarie, amanti della solitudine e dell’isolamento, refrattari a ogni forma di celebrazione e visibilità online, persi dentro libri di filosofia, in ascolto di Arvo Part, Leonard Cohen, David Darling e Jan Garbarek. 

Persone gentili (donne e uomini dabbene e di cui potersi fidare diceva Leopardi), dalle abitudini percepite come strane perché desuete, non conformi alle consuetudini prevalenti del momento, legati alle loro memorie, siano esse umane, ambientali, intellettuali. Persone garbate e tolleranti, piacevoli da sentire e premurose verso gli altri, dai modi di vivere, gusti, valori, inclinazioni e maniere diversi, che non hanno timore di essere percepiti fuori dal tempo anche perché quasi mai lo sono, che amano dialogare senza mai essere offensivi, con le parole giuste e le forme del linguaggio che servono per facilitare ascolto, comprensione e conoscenza. 

Persone che si sentono all’antica per scelta volontaria, mai modaiola. Persone che non hanno bisogno di macchine del caffè smart che misurano i chicchi per fare un caffè perfetto (compreso il riferimento?), che non sanno cosa farsene di un frigorifero intelligente che fa la spesa al posto loro, che ancora preferiscono i negozi di prossimità e li frequentano per evitarne la chiusura, che agli amici invia ancora lettere scritte a mano. 

Persone annoverabili tra i lettori forti che frequentano librerie di quartiere (Il covo della ladra a Milano ad esempio) ma soprattutto leggono, leggono, leggono e quindi hanno meno tempo di navigare. E quando navigano, in mare aperto e di bolina, se ci riescono leggono! Essere all’antica significa godere della realtà incarnata, in termini di bellezza, convivialità, comunità, solidarietà e socialità. Significa sapersi voltare indietro, non perdere i ponti con il passato, antidoto potente al male di vivere del presente, senza indulgere in nostalgia (un po' di nostalgia però fa bene all’anima!), avere rimorsi o restare immobili e passivi nel presente. Significa infine perseguire conoscenza e saggezza. Non per sé ma come arte di vivere che non nuoce agli altri, anzi ne coltiva la relazione. 

Essere all’antica non significa che non si usino le nuove tecnologie ma che lo si fa con conoscenza e intelligenza, attenzione, capacità critica ben al di là delle tante funzionalità disponibili, con lentezza, linguaggio appropriato e sensibilità verso gli altri. 

E voi quanto vi sentite diversi e all’antica?

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