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🍒🍒 NEI LABIRINTI DELLA TECNOLOGIA

🍒🍒 NEI LABIRINTI DELLA TECNOLOGIA

15 Marzo 2024 Redazione SoloTablet
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La Vita è un labirinto. Siamo immersi nei labirinti, intellettuali alla Borges, cognitivi e della mente, affettivi e relazionali. I labirinti mi hanno sempre intrigato come intrigarono di brutto anche Lewis Carroll (Which way, which way continua a ripetere Alice)

Nei labirinti della tecnologia  è il titolo di un mio libro pubblicato nel lontano 2014 per fornire ai potenziali lettori un viaggio da compiere in compagnia di studiosi della tecnologia, filosofi, scienziati, romanzieri, scrittori di fantascienza e pensatori vari. Quel viaggio per molti oggi non è più possibile. Tutti impegnati a scrivere, abbiamo meno tempo per leggere (salvo ciò che ognuno scrive), per esplorare e per riflettere. Si legge di meno, ci si affida a narrazioni preconfezionate, poco importa se politicamente corrette o woke, si va perdendo curiosità e voglia di coltivare l’immaginazione. 

Il labirinto che aveva ispirato il mio libro era una realtà reticolare e multicursale, virtuale e reale al tempo stesso, fantascientifica, utopica e distopica insieme. Oggi si è trasformato in un acquario-mondo chiuso e omologato, un labirinto unicursale, la cui unica uscita è irraggiungibile ai tanti pesci-illusi-minotauri che lo abitano, anche perché l’uscita non la cercano neppure più, la ritengono forse inesistente, senza futuro. 

Vedono il mondo fuori dall’acquario, per come viene fatto loro percepire, ma le pareti trasparenti che li dividono da esso sono in realtà solide come quelle del labirinto di Cnosso. Non ci guardano neppure attraverso, assomigliano ai sei protagonisti del film The meaning of life dei Monty Python. Rappresentati come pesciolini in un acquario, vengono mostrati tutti attenti ad andare avanti e indietro, a girare in tondo nel loro spazio (de)limitato, scambiandosi tra di loro .”) ripetuti e routinari Good Morning (“Morning.”, “Morning.”, “What’s new?”, “Not much”), evitando di pensare troppo alla loro vita priva di senso e di sorprese esistenziali (“this is life”). Privi di reale curiosità per ciò che avviene nel ristorante al di fuori dell’acquario, sussultano solo quando vedono un loro compagno cadere vittima di un pesce più grande: “Hey look, Howard’s being eaten.”, forse temendo che prima o poi toccherà anche a loro. 

"Chi entra in un labirinto sa che esiste una via d'uscita, ma non sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi di volta in volta vi conduca. Procede a tentoni. Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un'altra. Talora la via che sembra più facile non è la più giusta; talora, quando crede di essere più vicino alla meta, ne è più lontano, e basta un passo falso per tornare al punto di partenza. Bisogna avere molta pazienza, non lasciarsi mai illudere dalle apparenze, fare, come si dice, un passo per volta, e di fronte ai bivi, quando non si è in grado di calcolare la ragione della scelta, ma si è costretti a rischiare, essere sempre pronti a tornare indietro" - Norberto Bobbio

Un modo per uscire dall’acquario ci sarebbe, sollevando sé stessi per il codino come raccontava 200 anni fa il temerario e astuto Barone Karl Friedrich Hieronymus von Münchhausen, ma ormai è venuta meno l’arte di arrangiarsi da sé, dipendenti come siamo diventati da risposte (Alexa, Siri, ChatGPT) e soluzioni fornite da altri. Abbiamo perso il codino a cui aggrapparci e i nostri dispositivi sono spesso senza fili, pieni di sensori ma privi a loro volta di codini. Senza più codino ci ritroviamo senza immaginazione, abbiamo perso fiducia nella nostra forza, nella nostra intelligenza umana (superiore a quella artificiale perché incarnata), alla nostra prontezza tipicamente “animale”, abbiamo perso molta della nostra autostima, abbiamo dato l’addio al nostro potenziale carisma.

Siamo diventati dei follower! 

Il labirinto è oggi tutto tecnologico, virtuale e reale al tempo stesso. Non è nato da solo, lo abbiamo costruito noi su misura, per divertimento, per soddisfare nostri bisogni e necessità. Poi ci siamo persi al suo interno, abbiamo scoperto i numerosi Minotauri che cercano di dominarlo e chi offre loro sacrifici umani in cambio di favori. Lo abitiamo in modo incosciente anche se pieni di dubbi, correndo numerosi pericoli, dei quali non siamo sempre consapevoli, sperimentandone anche le molteplici opportunità. Uscirne non è facile, forse neppure lo vogliamo. La difficoltà nella scelta nasce dalla scarsa conoscenza del labirinto, di chi lo sta costruendo e gestendo, dalla insufficiente fiducia in noi stessi di potercela scampare. 

Succede così che, per parafrasare Wittgenstein, molti si trasformino in mosche, imprigionate in una bottiglia dal collo lungo levigato, che volano a casaccio sempre più impaurite e incapaci di risalire la via verso la libertà. Più che mosche, in Rete i protagonisti metaforici sono i pesci, non quelli che, come il tirrenico e difficile da trovare Morone, sguazzano ancora liberi nei fondali del mare e degli oceani, ma quelli imprigionati nelle reti a strascico o allevati in vasche immerse nel mare ma senza alcuna reale comunicazione con esso.

Chi è consapevole di essere dentro un labirinto ha risalito la curva evolutiva ma è imprigionato e alla ricerca di una via di uscita. La mosca prima o poi vene bac(i)ata dalla fortuna (dal suo DNA archeologico forse), il pesce è fottuto, se si agita si ingarbuglia nella rete sempre di più, se non lo fa lo aspetta un bancone di sushi e di coltelli affilati.

Chi sta nel labirinto ha pur sempre una possibilità, mettersi alla ricerca di una via di uscita o di fuga. Le vie sono molteplici, favoriscono errori, migrazioni ed erranze varie, obbligano a interrogarsi (anche sul perché ci si trovi nel labirinto e da dove vi si è giunti) e a praticare il dubbio metodico, che mette in discussione scelte, decisioni e itinerari, suggeriscono l’uso intelligente e creativo di strumenti tecnologici (il filo di Arianna meglio del GPS?), la pratica del rallentamento (riflessione e ragionamento) e della lentezza, la ricerca di compagni di viaggio o di fuga, il lasciarsi guidare dal mistero, dalle sensazioni corporee e dalle (ap)percezioni, dalle emozioni e dagli effetti, meno dal calcolo e dall’utilità.

Il segreto per chi si trova nel labirinto-acquario è non perdere mai la speranza tenendo sempre pronta una valigia per il viaggio da intraprendere, non lasciarsi prendere dallo sconforto, continuare a immaginare mondi diversi (pianti non piattaforme), cercare compagnia per non fare il viaggio da soli, andando alla conquista della lontananza, quella che era vietata ai pesciolini dei Monty Phyton.

"Try and be nice to people, avoid eating fat, read a good book every now and then, get some walking in, and try and live together in peace and harmony with people of all creeds and nations". – Monty Phyton The meaning of life

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