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Il bluff tecnologico di Jacques Ellul

Il bluff tecnologico di Jacques Ellul

20 Gennaio 2015 Carlo Mazzucchelli
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Una breve recensione delle opere di Jacques Ellul, che con la sua visione del mondo alimentata da anarchismo e cristianesimo, ambientalismo e politiche ecologiche è stato uno dei principali precursori della teoria della decrescita. E' stato maestro di Ivan Iliich e José Bové. Tutta la sua opera è stata incentrata sulla denuncia degli eccessi della società tecnologica moderna attraverso una critica serrata e violenta contro il progresso tecnico.

Secondo Latouche, il maggiore teorizzatore della decrescita, la contemporaneità di Jacques Ellul la si legge nelle sue opere nelle quali critica la componente elevatamente tecnicista e tecnologica della società della crescita.

Morto nel 1994, Ellul è stato uno storico, uno studioso della Bibbia e teologo e un sociologo. Pensatore iconoclasta libertario, protestante, anticomunista ma esperto di Marx, Ellul è stato autore Autore di numerosi saggi sulla società tecnologica, è considerato uno degli intellettuali antimoderni maggiormente critici della tecnologia e della sua pretesa al dominio attuale (famoso il libro Contro il totalitarismo tecnico ma anche La tecnica, rischio del secolo).

 

Con la sua visione del mondo alimentata da anarchismo e cristianesimo, ambientalismo e  politiche ecologiche Ellul è stato uno di principali precursori della teoria della decrescita, è stato maestro di Ivan Iliich e Josè Bove. Tutta la sua opera è stata incentrata sulla denuncia degli eccessi della società tecnologica moderna attraverso una critica serrata e violenta contro il progresso tecnico. I temi alla base della riflessione di Ellul sono quelli dei molti sostenitori della decrescita attuale. Temi come la critica alla ragione genometrica, la riduzione del tempo di lavoro, la denuncia del disvalore generato dal progresso tecnologico, il fallimento della modernità nel garantire la promessa di felicità e la colonizzazione dell’immaginario umano da parte della tecnica e delle macchine e la conseguente tossicodipendenza consumistica (v. Latouche nel suo libro Ellul del 2014).

“[…] mi sembra di cogliere cinque linee di forza  in questa corsa dell’universo tecnico verso l’assurdità. Il primo paradigma è la volontà di standardizzare tutto, tendenza antica ma che era solo una tendenza[…] il secondo è l’ossessione del cambiamento ad ogni costo, è la forma popolare assunta dal mito del progresso […] il terzo è la crescita ad ogni costo […]il quarto è fare sempre più velocemente è…] e infine il quinto è il rifiuto di ogni giudizio su ciò che è operato dalle tecniche.”

Il libro Il bluff tecnologico, che fa parte di una trilogia composta da La Technique ou l'enjeu du siécle - Le Système technicien - Le Bluff technologique,  non ha una edizione italiana

Quella di Ellul è una critica della società ipertecnologizzata, nata dalla constatazione del fallimento della ragione tecnologica nel soddisfare il desiderio di felicità delle persone. Alcune citazioni illustrano la profondità del suo pensiero e la sua radicalità: «Siccome la tecnica è il solo mediatore  oggi riconosciuto, in realtà sfugge a  ogni sistema di valore. Non essendoci altro mediatore, chi prenderà la  decisione a favore o contro di essa, chi troverà il modo  di sottometterla? L’uomo? Quale uomo? Quello già inserito nel sistema. Lo Stato? È già diventato tecnico»; «Ciò che sembra caratterizzare più profondamente l’uomo che vive nell’ambiente tecnico è la crescita della volontà di potenza. La tecnica è una  realizzazione, e quindi un compimento,  e quindi un accrescimento dello spirito  di potenza, il che porta l’uomo a polarizzarsi sulla potenza. […] Ci troviamo davanti a una straordinaria mutazione dell’essere umano, cosa che  sicuramente si ripercuote, ad esempio,  su quella che viene chiamata cultura.  In effetti l’impatto tecnico ne causa una trasformazione». «[…] per questo succede  che diventa «essenziale sostituire la cultura generale, insipida e senza  importanza, con una cultura tecnica,  con la formazione permanente, ad  esempio. È il concetto stesso di cultura a essere cambiato»

La critica di Ellul al bluff tecnologico, espressa in modo chiaro ed esaustivo nel libro omonimo ‘Il bluff tecnologico’, è elaborata sotto forma di analisi delle principali forze che sembrano guidare l’universo tecnologico che caratterizza la civiltà moderna. E’ un universo fatto di assurdità lanciato a piena velocità verso nuove assurdità e conseguenze negative.

Il primo paradigma di questa assurdità è secondo Ellul la volontà di standardizzare tutti. E’ una tendenza antica, rimasta tale fino ad oggi. Nella società tecnologica si cerca di creare standard per ogni cosa allo scopo di poter poi applicare tecniche di universalizzazione e modellazione. A questo scopo si standardizza il linguaggio (serve al computer per funzionare meglio), l’idoneità al lavoro, la formazione scolastica, i prodotti, ecc. La standardizzazione globale che agisce attraverso i media e i prodotti tecnologici e informatici, non è più un semplice prodotto della rivoluzione industriale (il fordismo) ma lo spirito stesso della tecnicizzazione generale della società.

Il secondo paradigma dell’assurdità è l’ossessione del cambiamento a ogni costo e continuo. E’ un'ossessione che deriva dal desiderio di progresso continuo, dall’assunto che non bisogna restare fermi perché “chi si ferma, torna indietro” e che occorre cambiare in continuazione gli oggetti della vita quotidiana perché nulla deve essere fatto per durare. Per questo motivo si cambia frequentemente partner così come si cambia il televisore o lo smartphone o si “cambiano idee mentre cambiano le informazioni”.

Il terzo paradigma è la crescita ad ogni costo. Anche questa è un’ossessione che impedisce di interrogarsi sul come deve essere e sulla sua utilità così come cosa faremo con tutte le eccedenze da essa prodotte. La società tecnologica ha fatto della crescita un bene in sé a prescindere dalla sua concreta utilità, uno strumento e una destinazione nella quale siamo tutti coinvolti, come testimoni e come agenti, “eppure bisognerebbe pensare a quella che non è più una banalità: non può esserci una crescita illimitata in un mondo limitato”.

 

Il quarto paradigma dell’assurdità è di fare sempre più velocemente. Nonostante l’idea che le tecnologie moderne, a differenza di quelle dell’era industriale, ci permettano di risparmiare tempo e di vivere più rilassati e di lavorare con ritmi più lenti, nella realtà lo spirito della macchina ha impregnato qualsiasi attività obbligandoci a seguire le sue velocità di fuga e i suoi ritmi infernali. Nel sostenere l’assurdità di questa corsa accelerata Ellul illustra nel suo libro alcuni aneddoti legati alla politica e alle scelte di governo. Probabilmente, se avesse scritto oggi, avrebbe usato aneddoti anche dal caso italiano e dalla fretta che il neo-presidente Renzi sembra voler legare a ogni scelta, anche quando sarebbe opportuna una decelerazione misurata e una lentezza calcolata. Secondo Ellul è sbagliato giudicare in funzione della velocità delle macchine o seguirne lo spirito, non lo è invece perdere tempo nei rapporti politici, sociali e sindacali “per ottenere un accordo vero, attraverso il consenso, ottenuto tramite negoziazione, piuttosto che dare impulso a una decisione autoritaria attraverso la struttura gerarchica”.

Il quinto e ultimo paradigma dell’assurdità è implicito e nasce dal rifiuto di voler esprimere un giudizio su ciò che è operato dalle tecniche e dalla tecnologia. E’ un rifiuto, tanto morale quanto razionale, motivato dalla volontà/necessità di non ostacolare il corso della scienza e della tecnica. Il modello dell’assurdità per questo paradigma è la questione degli armamenti. Tema sviluppato da Ellul alla fine degli anni ottanta e che troverebbe alimento dalla vicenda degli aerei F35 che molti paesi occidentali si sono impegnati ad acquistare solo per osservare un patto industriale ed economico che ha perso il suo significato nel tempo.

La critica di Ellul alla tecnologia e al mondo tecnologicizzato non si ferma qui. La tecnologia è generatrice di disastri in ambito demografico (non si può crescere o vivere all’infinito, lo credeva anche Malthus che prefigurava l'arresto della crescita economica a causa della crescita demografica), in ambito lavorativo (lavoratori tornati a essere schiavi per la volontà del capitale di costruire un esercito industriale di riserva (i riferimenti odierni andrebbero alle fabbriche di prodotti elettronici o di scarpe cinesi), dell'immigrazione (il miraggio del progresso e della comunicazione). Secondo Ellul il problema sta nella fede nelle scienze e della tecnica che risolve tutti i problemi di domani ma non quelli di oggi e sul fatto che buona parte dell’ottimismo umano si basa su pure estrapolazioni statistiche. La critica alle moderne teorie del lavoro porta Ellul a evocare l’abolizione del lavoro salariato come attività forzata e alienante e a sostenere la riduzione del livello di produzione materiale come unico strumento per garantire il pieno impiego.

Il tecnocritico Ellul è particolarmente anticipatore e visionario quando parla della colonizzazione dell’immaginario da parte della tecnologia. La critica è rivolta alla creazione artificiale di bisogni che finisce per alimentare il consumismo e la diffusione della tossicodipendenza da consumo. Una percezione della realtà delsuo tempo che sembra trovare oggi un'eco efficace nell'analisi di Massimo Recalcati sulle anoressie mentali causate da un sapere Prêt-à-porter che porta al rigetto "della ricerca del sapere nel nome di una sua acquisizione senza sforzo".

Si produce ciò di cui non si ha alcun bisogno, che non corrisponde ad alcuna utilità, ma lo si produce perché esiste la possibilità tecnica di farlo, e bisogna sfruttare tale possibilità tecnica […] allo stesso modo il consumatore usa il prodotto di cui non ha alcun bisogno in modo altrettanto assurdo e inesorabile.” Da ciò deriva prima la dipendenza del cittadino dall’ingranaggio tecnico della macchina e poi la sua colonizzazione come consumatore manipolato dai media e dalla comunicazione tecnologica.

La sua visione critica è talmente radicata nelle sue convinzioni e ricerche da portarlo a un pessimismo cosmico, difficilmente superabile. Secondo Ellul le macchine non libereranno l’essere umano ma chiedere ai contemporanei di rinunciare alla tecnologia e ai molteplici sistemi a cui ha dato vita, sarebbe come chiedere all’essere umano del neolitico di rinunciare a bruciare le foreste.

Il bluff tecnologico di Jacques Ellul

 

Non rinunceremo allo smartphone o a tablet perché non vogliamo rinunciare allo sviluppo, alla crescita e al progresso che alimentano i nostri stili di vita e percezioni del mondo. I comportamenti attuali e i modi di pensare fanno pensare che l’uomo postmoderno potrebbe persino bruciare le ultime foreste rimaste (lo hanno già fatto in passato come ben raccontato nel libro Collasso di Jared Diamond) e sterminare gli ultimi neolitici sopravvissuti pur di garantirsi un progresso infinito.

Peccato che “…abbiamo sempre più possibilità di vivere, viviamo più a lungo, ma viviamo una vita limitata e non abbiamo più la stessa forza vitale. Siamo sempre obbligati a compensare nuove deficienze. Siamo sempre più dipendenti da protesi e trattamenti che ci mantengono in vita ma riducono le nostre capacità di goderne.”

* Alcuni spunti per questa riflessione su Ellul sono stati tratti dal libro recente di Latouche pubblicato in Italia da Jaca Book con il titolo “Ellul. Contro il totalitarismo tecnico”.


 

Bibliografia

  • Ellul J, - La tecnica. Rischio del secolo, Giuffré, Milano, 1969 (La technique ou l'enjeu du siècle, Paris: Armand Colin, 1954).
  • Ellul J, - L'uomo e il denaro, Roma, Editrice AVE, 1969 (L'homme et l'argent, Paris, 1954).
  • Ellul J, - Propaganda: Plasmare l'atteggiamento degli uomini, New York: Vintage Books, 1973 (L'espérance oubliée, Paris, 1962)
  • Ellul J, - Autopsia della rivoluzione, Torino, SEI, 1974 (Autopsie de la révolution, Paris, 1967)
  • Ellul J, - La speranza dimenticata, Queriniana, 1975 (La Propagande, Paris: Gallimard, 1972).
  • Ellul J, - Il tradimento dell'Occidente, Giuffrè, Milano, 1977 (Trahison de l'Occident, Paris: Calmann-Lévy, 1975).
  • Ellul J, - Storia della propaganda, Edizioni scientifiche italiane, Napoli, 1983 (Histoire de la propagande, Paris: P.U.F., 1967, 1976).
  • Ellul J, - Anarchia e cristianesimo, Elèuthera, Milano, 1993 (Anarchie et christianisme, Lyon: Atelier de Création Libertaire, 1988).
  • Ellul J, - Il sistema tecnico, Editoriale Jaca Book, Milano, 2009 (Le Système technicien, Calmann-Lévy, 1977).

 

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