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Social networking e narcisismo dei selfie

Social networking e narcisismo dei selfie

03 Dicembre 2015 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Il selfie, ora anche ritoccabile con Photoshop per rimuovere rughe, nei e malformazioni varie, è diventato per definizione il gesto che caratterizza la società narcisistica del momento, ma non è l’unico. Molti strumenti tecnologici odierni sembrano essere stati predisposti appositamente per celebrare il Narciso infantile e postmoderno, il suo mito, il suo bisogno di continui rispecchiamenti e di gratificazioni, derivanti da una costante e spasmodica verifica di se stesso, attraverso un semplice riflesso da tenere in vita per non scomparire con esso. Incapace di altruismo il Narciso dell’era digitale si riconosce nell’immagine riflessa dello schermo rischiando l’autismo e l’esperienza della solitudine.

A giorni uscirà e sarà in distriubuzione sui maggiori store online il mio ultimo e-book dal titolo E guardo il mondo da un display (pubblicato nella collana Technovisions di Delos Digital) un testo nel quale ho cercato di riflettere sul ruolo dei mille schermi che accompagnano la nostra vita attuale e sulla loro capacità nel far sparire la realtà. Non poteva mancare nel viaggio compiuto una riflessione sue selfie e sull'uso che ne viene fatto. Quelli che seguono sono alcuni stralci di un capitolo dedicato al narcisismo da dsiplay.


 

Ogni generazione si riconosce in qualche figura leggendaria e mitologica. La nostra può eleggere Narciso a simboleggiare il tempo presente. 

Il narcisismo moderno si manifesta in modo esplicito attraverso reality e talent show, selfie e narrazioni online, attività finalizzate alla piena realizzazione, trasformando se stessi in prodotto dal marchio personale riconoscibile e visibile, confezionato per essere messo in vetrina esattamente come qualsiasi altro prodotto consumistico corrente. A favorire il narcisismo epidemico del momento non sono solo le nuove tecnologie ma una cultura diffusa che enfatizza il benessere materiale, l’estetica del corpo e la sua rappresentazione fisica, il ruolo della visibilità e della celebrità, la ricerca dell’attenzione altrui, la fama e il successo.

Narcissus desk di Sebastian Errazuriz

Il fenomeno interessa sia i Narcisi veri sia quelli con personalità meno centrate su se stesse. Tutti impegnati ad attirare maggiore attenzione (Hey, Look at me) e a farlo sfruttando al meglio le nuove tecnologie e i loro molteplici schermi come se fossero dosi di botulino usato per perpetuare nel tempo la propria immagine e la sua estatica bellezza.

Lo schermo è diventato il luogo perfetto dove, Narcisi e solipsisti di vario tipo possono cercare di soddisfare la loro autostima, rafforzare la loro immagine online e il loro desiderio di visibilità finendo per essere prigionieri dello loro autoreferenzialità. Lo schermo incide, così come le tecnologie della Rete, quelle Mobile e Wearable, sulla percezione dell’identità e della relazionalità con l’altro dando forma a giochi continui di identità. La ricerca è quella dell’unitarietà dell’Io ma il risultato è spesso il puro ripiegamento su se stessi, un’attenzione smisurata ai propri interessi, la frammentazione identitaria, la paralisi da rispecchiamento e lo spaesamento dell’esperienza virtuale.

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Con l’avvento dell’era Mobile, la realtà della Rete è diventata lo spazio esiziale dove esercitare forme narcisistiche e gratificanti di esperienza. Lo schermo, con le sue icone, definisce un perimetro fisico su cui prendono forma ambiti virtuali personalizzati e privati nei quali l’individuo può rispecchiarsi e al tempo stesso isolarsi dal mondo reale.

Negli spazi o gabbie virtuali nelle quali si muove, l’individuo narcisista può coltivare la sua percezione del sé andando alla ricerca di approvazione, visibilità, e gratificazione da parte di altre persone ma soprattutto può soddisfare il suo bisogno psicologico di esprimere se stesso, in termini di narrazioni (cambiamenti di stato in Facebook o immagini Instagram), emozioni (cinguettii e messaggi WhatsApp) e sentimenti. Un atteggiamento condiviso da molti frequentatori degli spazi sociali della rete dove tutti scrivono, condividono e pubblicano ma pochi leggono, ascoltano e comprendono. Il tutto favorito dall’impostazione stessa delle applicazioni di social networking e dei media digitali, tutti incentrati sul profilo dell’utente ma soprattutto sul suo Io psicologico e il ruolo da esso svolto online. Un Io che ha trovato nel display del dispositivo Mobile lo strumento di rispecchiamento perfetto perché privo di increspature, sempre disponibile, trasportabile (Narciso era legato alla fissità della sua fonte) e richiamabile in ogni istante come specchio e come lente per soddisfare il bisogno di proiettare, ma anche vedere meglio, la propria immagine nei molti mondi virtuali visitati.

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Narcissus desk di Sebastian Errazuriz

Il display che per la maggioranza degli utenti della Rete è diventato la vetrina e il palcoscenico per rendere visibili le proprie emozioni, immagini e novità, per il Narciso si trasforma in puro strumento metafisico di costruzione del proprio Sé. Incapace di conciliarsi con il mondo reale, il Narciso si esercita nella creazione e imitazione di nuovi mondi, più consoni e adatti a soddisfare i suoi bisogni e soprattutto desideri. Sono mondi prevalentemente individuali e privati, anche se visibili pubblicamente, nei quali coltivare la propria apatia, badare alla forma fisica ed estetica, curare la propria immagine, condividere il disinteresse e la disaffezione verso la politica e l’amore per la cronaca dell’eterno presente. Un atteggiamento ben lontano dalle generazioni precedenti molto più politicizzate, impegnate socialmente e nella produzione di controculture, speranze (“siamo realisti, vogliamo l’impossibile”) e utopie.

La personalità del Narciso dello schermo non è determinata dagli altri attori, più o meno Narcisi come lui/lei, con cui è connesso ma dagli spazi fluttuanti, sempre indefiniti, fluidi, accelerati e incerti che frequenta. La fluidità è rappresentata anche visivamente sullo schermo dallo scorrere veloce dei nuovi messaggi Facebook, dei contenuti Pulse della Home Page  di Linkedin o delle immagini Instagram. Una fluidità che impedisce facili ancoraggi e ancor meno semplici letture, scambi e soddisfazione di bisogni, siano essi legati alla semplice lettura o alla ricerca e consolidamento del Sé.

Lo schermo è strumento di espressione del narcisismo corrente ma anche espressione dei limiti della tecnologia nel soddisfare i bisogni del Narciso postmoderno, molto attento a coltivare il culto del proprio corpo attraverso pratiche come il tatuaggio, le diete, l’igiene, la chirurgia plastica, l’uso di prodotti tecnologici indossabili, le pratiche sportive e per la fitness/wellness. Queste pratiche trovano il loro senso nella psicologia dell’individuo Narciso ma soprattutto nella sua azione volta alla rappresentazione sociale e all’esibizione in pubblico (anche online) del proprio corpo, edonisticamente curato e abbellito, e nel farlo seguendo il flusso e la tendenza al narcisismo sociale che caratterizza la nostra epoca. Questo corpo non può essere esibito, nella sua fisicità e materialità, allo stesso modo attraverso uno schermo, ma solo proiettato in forma immateriale di fotografie, selfie e immagini. Ne deriva una frammentazione ulteriore che si traduce in conflittualità, delusioni, instabilità relazionale, sensazione di vulnerabilità, malessere, sentimenti di vuoto interiore e disordini della personalità. Incapace di identificarsi con una delle numerose rappresentazioni sullo schermo e insoddisfatto delle sue relazioni affettive online, il Narciso deve fare i conti con la costante accelerazione tecnologica che produce continue fughe in avanti obbligandolo a un impegno costante, ad esperienze emotivamente forti e, alla lunga, stancanti.

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Narcissus desk di Sebastian Errazuriz

Sicuramente noiose e stancanti devono essere le attività compulsive legate alla partecipazione a social network che dettano regole, modalità e necessità di promuoversi frequentemente attraverso messaggi, cambiamenti di stato e fotografie ma anche di difendersi da commenti negativi e critiche, ricercando il sostegno degli altri. Queste attività non interessano soltanto persone affette da forme patologiche di narcisismo o malate da solipsismo (individualismo esasperato, per cui ogni interesse è accentrato su di sé e tutto il resto è decisamente ignorato) ma la stragrande maggioranza degli utilizzatori di dispositivi tecnologici dotati di display....

Il nuovo narcisismo da display è diventato epidemico, come hanno scritto numerosi studiosi e psicologi che hanno studiato il fenomeno evidenziando una crescita di forme di narcisismo paragonabile, non a caso, a quella dell’obesità, una crescita alimentata dalle innumerevoli risorse tecnologiche come Facebook, Instagram, Pinterest, Twitter, FourSquare, Google Plus e un’infinità di altre applicazioni simili e dall’acquisizione costante di nuove abilità nel loro uso. La virtualità degli spazi della rete elimina i timori che sempre caratterizzano i comportamenti della vita reale e lascia emergere narcisismi e manie di grandezza, impulsività e comportamenti infantili che poi finiscono per condizionare anche la vita reale.

Il narcisismo da display ha trovato nuove forme di auto-rappresentazione nelle nuove tecnologie indossabili, con i loro sensori e schermi capaci di cogliere aspetti fisiologici, emotivi, cognitivi e sociali a dare loro una rappresentazione visiva. Videocamere indossabili permettono al Narciso tecnologico di raccontare se stesso in modo continuativo e visuale, grazie a sensori installabili in qualsiasi parte del corpo e registratori capaci di registrare anche il respiro. Immagini e audio possono alimentare canali YouTube, blog o pagine Facebook e contribuire alla propria immagine, narrazione e celebrazione di se stessi online.

 


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