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Una critica tecnologica è necessaria

Una critica tecnologica è necessaria

15 Giugno 2017 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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La critica letteraria esiste da sempre, unitamente a quella musicale, teatrale e artistica. Sono pratiche ritenute positive perchè aiutano a comprendere un'opera grazie al suo esame, all'analisi e alla valutazione della aua qualità e a gettare un ponte con il lettore e lo spettatore. La critica tecnologica è meno diffusa e spesso considerata come semplice espressione di negatività, visioni anti-tecnologiche e tecno-fobie varie. Le numerose novità tecnologiche tengono alta l'attenzione su prodotti e loro funzionalità ma è diventato necessario andare oltre il prodotto, la Marca e il dispositivo per analizzare gli effetti della tecnologia e la sua cultura.

Parlare criticamente della tecnologia si può fare!

Parlare di tecnologia è facile e complicato insieme. Facile perchè le innumeravoli novità di prodotto e innovazioni offrono ogni giorno argomenti nuovi per riflessioni e narrazioni. Complicato perchè l'evoluzione tecnologica in atto sta cambiando ogni aspetto della vita delle persone obbligando a riflessioni di tipo politico, economico, sociologico e psicologico. Assumere un approccio critico alle mutazioni in corso non significa essere nichilisti, tecno-cinici, anti-tecnologici o tecnofobi ma contribuire con intelligenza a un discorso pubblico diventato sempre più necessario per la pervasività della tecnologia e i suoi effetti sulla vita delle persone.

Blogger, accademici e semplici persone che si stanno cimentando in una narrazione o riflessione  critica della tecnologia sono in costante aumento ma al momento sembrano più concentrati sulle analisi e interpretazioni, sulla messa in guardia e sulla denuncia che sulla proposta costruttiva e alternativa per usi diversi, critici e più consapevoli della tecnologia. Tutti stanno contribuendo in ogni caso a fornire concetti, elementi di riflessione e strumenti critici che tutti possono usare per una riflessione critica sull'uso che fanno della tecnologia.

Non siamo più ai tempi dei Ludditi che trovavano ragioni e motivazioni alle loro proteste nelle condizioni di sfruttamento del lavoro umano in fabbrica, ma una critica della tecnologia è diventata necessaria. Non tanto per sottolinearne gli aspetti problematici quanto per alimentare una riflessione culturale allargata sull'uso che viene fatto della tecnologia e favorirne un uso più consapevole.

Una riflessione critica che viene da lontano

Una riflessione critica sulla tecnologia e sui suoi effetti non è mai stata assente. Oggi si manifesta in un crescendo di opere e narrazioni, non sempre collegate tra di loro, legate spesso dalle ideologie e dalle posizioni di chi le rappresenta, sempre difficili da trovare dentro al surplus informativo che predilige la narrazione entusiastica e positiva della tecnologia e non sempre attrezzate per fornire proposte costruttive e soluzioni alternative.

Oggi tutto è diventato platealmente tecnologia. Tecnologici non sono solo i potenti dispositivi che usiamo tutti i giorni ma anche le auto, le città, le Internet degli oggetti e, in ambiti diversi, tutti gli strumenti e le applicazioni che stanno cambiando il mondo della ricerca, i processi industriali e l'automazione delle fabbriche e degli uffici, la logistica e quasi tutto il resto. Tecnologici sono diventati anche gli stili di vita, le relazioni sociali e i processi di acquisto dei consumatori. Tecnologiche sono le piattaforme software nelle quali miliardi di persone passano un terzo della loro vita quotidiana dando forma a nuove tipologie di organizzazione, nuove procedure, pratiche e plasmando modi di pensare e sentire. Sempre più tecnologici e digitali sono infine diventati i media e gli organi di stampa e informazione.

Negli ultimi anni la critica tecnologica ha visto crescere i suoi adepti, identificabili in blogger, freelance, giornalisti critici e semplici cittadini sensibili ,che hanno fatto della riflessione sulla tecnologia una loro attività culturale e politica. Numerosi sono anche gli studiosi e gli autori di libri che hanno fornito analisi e visioni più strutturate e sistemiche del ruolo della tecnologia attuale. In aumento sono anche le testate come l'americana The Atlantic che con i loro approfondimenti ed essay contribuiscono a una riflessione più approfondita sulla tecnologia nei vari aspetti sociali, economici, finanziari in cui si manifesta come forza di potenza e dominio. Sono riviste o pubblicazioni che non si limitano a pubblicare recensioni di prodotti, videogiochi o soluzioni tecnologiche ma che offrono una lettura critica di ogni novità o innovazione tecnologica contestualizzandola e valutandola anche nei suoi effetti. La critica tecnologica ha avuto il suobattesimo mediatico con il caso Snowden che ha rivelato l'uso negativo e distorto della tecnologia da parte di organi dello stato. Le opere e gli scritti critici verso la tecnologia che erano fino a quel momento oggetto di interesse e di lettura di una minoranza di persone hanno trovato all'improvviso audience allargate di lettori e orecchi più attente ad accogliere anche visioni diverse da quelle celebrative ed entusiastiche associate a ogni meraviglia tecnologica del mercato consumer.

Narratori e chansonnier della tecnologia

Il mondo della tecnologia è stato raccontato in questi anni principalmente da media come Wired, ComputerWorld, InfoWorld, CIO, Gizmodo, Engadget, media che hanno contribuito a plasmare il linguaggio della tecnologia e le menti dei molti consumatori attratti dalle innovazioni tecnologiche e dal magnetismo di prodotti come iPhone e iPad. Queste riviste e iniziative editoriali hanno contribuito al successo di molti prodotti ma anche alla maggiore conoscenza sulla tecnologia e sul suo ruolo nella vita delle persone. Il loro essere troppo centrate sulle novità tecnologiche le ha trasformate spesso in sette religiose occupate a celebrare il successo della loro chiesa e a diffondere il verbo di cui si sono fatte portatrici. Spesso, come è successo con Wired, sono servite anche a celebrare in forma narcisistica ed edonistica i loro protagonisti e più noti giornalisti o commentatori, trasformandoli in guru e profeti/corifei della rivoluzione tecnologica.

Intorno a queste riviste negli ultimi anni sono cresciute miriadi di iniziative individuali, organizzate, di riviste come The Verge, e di startup che hanno cominciato a parlare delle tecnologia più in termini di persone, sistemi, società, etica e cultura. La nascita di questa nuova letteratura è stata forse resa possibile dal venire meno delle novità tecnologiche e dalla noia crescente delle loro narrazioni. Oggi la tecnologia in sè non è più la protagonista delle storie da raccontare. Lo sono sempre di più invece le molteplici intersezioni e sceneggiature rese possibili dalla sua pervasività e diffusione, la cultura a cui ha dato forma, gli stili di vita e i cambiamenti cognitivi di cui è all'origine, l'uso politico, economico e finanziario che en viene fatto, ecc.

L'attenzione del lettore e consumatore è attirata con narrazioni e racconti che illustrano e descrivono le novità tecnologiche di ogni nuovo prodotto o tecnologia. Poche di queste narrazioni contengono opinioni che vadano oltre l'analisi delle funzionalità e della caratteristiche del prodotto fornendone una valutazione più o meno positiva. Queste narrazioni fanno in ogni caso da veicolo per una critica tecnologica che prova a uscire fuori dalle narrazioni puramente marketing fornite dai produttori della Silicon Valley e dai loro uffici delle pubbliche relazioni. Sempre che ciò sia possibile perchè spesso i produttori stanno molto attenti a selezionare media e specialisti ai quali aprire le porte dei loro centri di ricerca e sviluppo. Una selezione che certamente non premia chi ha fatto dell'analisi critica un metodo di lavoro. Non è un caso che molta delle letteratura sui prodotti di Apple si alimenti di indiscrezioni che sembrano state rubate da qualche abile investigatore ma che spesso non sono latro che vere e proprie informative marketing usate per catturare l'attenzione, generare awareness e tenere incollate le prima pagine di molti media sul prodotto e sulla Marca di chi lo produce.

Bucare il conformismo narrativo dei media

La difficoltà che la critica tecnologica incontra nell'arrivare in prima pagina nei media tradizionali o in quelli online più legati alla Silicon Valley, alla sua filosofia e politica, è oggi affiancata dalla facilità con la quale essa può oggi essere condivisa attraverso i media sociali. Media che non sono più semplici piattaforme tecnologiche ma vere e proprie imprese editoriali. Nel frattempo sono aumentate le pubblicazioni di autori come Eugeny Morozov, Jaron Lanier, Sherry Turkle, Nicholas Carr, Neil Postman, Andrew Keen e molti altri che hanno trasformato la loro passione per la tecnologia in riflessioni, conversazioni, narrazioni e pratica autorale che ha portato alla pubblicazioni di alcuni dei testi critici più interessanti e conosciuti del momento. La popolarità di questi autori è legata a bisogni emergenti che suggeriscono un nuovo approccio con la tecnologia, più consapevole e anche critico, soprattutto in considerazione dei grandi cambiamenti che sta portando a livello cognitivo, sociale e relazionale e lavorativo, con la perdita di milioni di posti di lavoro a causa dell'automazione e della robotizzazione. Il lavoro di questi autori è spesso percepito come espressione di opinioni negative, nichiliste e tecnofobiche più che come riflessione critica sulla tecnologia. Alcuni poi criticano questi autori per fare della loro critica anti-tecnologica un motivo di business, proprio in quegli ambienti tecnologici e con quei protagonisti della Silicon Valley da essi fortemente criticati nei loro libri.

Le connotazioni negative della critica tecnologica corrente non cancellano l'importanza delle analisi critiche fornite, il tentativo di entrare nel merito di ogni tecnologia, fornendo riflessioni, utili a comprendere il contesto sociale e culturale nel quale essa è collocata e usata. Il pessimismo sulla capacità della tecnologia di garantire il progresso non è necessariamente negativo e spesso non si manifesta neppure come pessimismo. E' un pessimismo esercitato con una certa distanza psichica come pratica che serve a mettere in luce le varie possibilità della tecnologia e i suoi effetti valutandone la neutralità, bontà o criticità, descrivendone i successi o i fallimenti, i protagonisti e le vittime e soprattutto evidenziando gli elementi di innovazione e novità.

La lettura critica della tecnologia fatica a trovare spazi ampi per affermarsi e raggiungere audience allargate. Lo sta facendo lentamente e con successo anche grazie a tecniche e approcci che i vari autori hanno adottato per catturare l'attenzione, farsi notare e leggere. Una delle tattiche usate prevede la personalizzazione delle tecnologie prese in esame con i loro protagonisti. I fondatori di aziende come Tesla, Facebook o Uber diventano gli eroi in negativo di saghe narrative che illustrano gli aspetti controversi di una tecnologia a partire al potere, non solo economico ma anche mediatico e culturale,  acquisito da quelli che Morozov chiama i Signori del Silicon della Silicon Valley. Così facendo hanno gioco facile ne trovare audience attente di lettori tra tutti coloro che hanno da sempre posizioni negative nei confronti dei nuovi monopolisti e delle multinazionali tecnologiche che stanno dominando, con le loro piattaforme, idee e risorse finanziarie, il mondo intero.

Visioni a confronto e ruolo dei molti nella critica tecnologica

Buona parte del lavoro critico sulla tecnologia, con le sue visioni distopiche sul futuro in arrivo, più che aumentare conoscenza e consapevolezza crea allarmismo e ansia, alimenta il panico tra tutti coloro che pensano di vivere in un'era caratterizzata da un salto paradigmatico dall'umano al macchinico. Queste persone trovano facili conferme a quello che già pensano nelle opere di Carr quando descrive il display o l'automazione in fabbrica come nuove gabbie per gli umani o nelle opere di Sherry Turkle che hanno decretato la fine della conversazione umana, sostituita da quella con e attraverso uno smartphone. La cosa strana e interessante è quanto poco queste critiche incidano nelle vite concrete di ogni giorno di queste persone che continueranno come prima a fare uso del loro smartphone, di facebook o Instagram, di Twitter e WhatsApp come se nessuna critica ne potesse scalfire l'attrattività e utilità.

Più di questi autori la critica tecnologica è però portata avanti da singoli individui, blogger, produttori di podcast e di video, giornalisti, liberi pensatori, freelance e accademici che hanno iniziato da tempo una loro personale riflessione critica sulla tecnologia e oggi hanno trovato la forza, la voglia e i canali per condividere le loro riflessioni e i loro pensieri con un pubblico più ampio. Una scelta forse dettata dall'esistenza di un bisogno da parte di un numero crescente di persone di andare al di là della superficie e delle narrazioni che caratterizzano il panorama conformistico del racconto tecnologico fatto attraverso i media. Il contributo di questi critici non sta solo nelle loro riflessioni e idee ma anche nei numerosi strumenti, metodi, visioni e suggerimenti che condividono. Il loro contributo, fatto di editoriali, di saggi, approfondimenti e blog, è oggi fondamentale per una nuova cultura critica della tecnologia attuale e per la crescita di un discorso pubblico critico e consapevole sugli effetti della tecnologia nelle vite di ognuno e nella società nel suo insieme. Quella dei critici individuali, apparentemente privi di profili autorali e reputazione, è un gruppo di persone che si sta facendo moltitudine e che abbraccia un numero crescente di persone che usano gli strumenti tecnologici di cui sono diventati praticanti ed esperti per condividere sensazioni, emozioni e riflessioni sulle tante novità tecnologiche che stanno cambiando il mondo, siano esse nella forma di robot umanoidi, di Chatbot o assistenti personali alla Echo e Google Home o software di intelligenza artificiale.

Le pratiche e le tattiche usate da numerosi critici tecnologici autodidatti vanno dalle semplici narrazioni, tipiche dei blogger, a iniziative più strutturate come quelle che su questo portale hanno dato vita alla sezione Filosofia e Tecnologia e che ha visto la pubblicazione finora di quasi 40 interviste. Alcuni critici, come testimoniato dagli intervistati di SoloTablet, sono professori, accademici, studiosi con background formativi diversi ma che si riconoscono come intellettuali e sentono il dovere di dare un loro contributo a una riflessione critica e allargata sugli effetti della tecnologia. Si affiancano a questi intellettuali alcuni giornalisti che preferiscono alla narrazione epica delle imprese della tecnologia e dei suoi protagonisti e alle recensioni elogiative un approccio fatto di elaborazione di pensiero e di intelligenza critica ma anche di compartecipazione alle numerose persone che stanno sperimentando sulla loro pelle alcuni effetti della tecnologia in forma di cyberbullismo, violazione della privacy, sicurezza e cybercriminalità.

Ciò che colpisce della critica tecnologica attuale è la sua voce tutta maschile. L'universo femminile, con alcune eccezioni come quella di Shery Turkle, è poco rappresentato o forse molto e volutamente sconosciuto. Poco conosciute, dentro il mainstream della narrazione tecnologica vincente, sono anche le voci europee o di nazioni diverse da quelle anglo-sassoni. E' come se la reputazione della critica tecnologica vada di pari passo con le tecnologie e i loro produttori, quasi esclusivamente americani e rappresentanti della filosofia e visione del mondo tipica della Silicon Valley.

Le voci critiche in circolazione non trovano sempre canali facilmente accessibili e quando lo sono non è detto che abbiano grande visibilità, numeri elevati di visitatori o ottengano grande attenzione da parte dei motori di ricerca come Google Search. Motori più interessati alla personalizzazione e alla trasparenza a scopi puramente marketing e commerciali che al discorso pubblico fatto anche di opinioni diverse, critiche e fuori dal conformismo narrativo imposto dalle regole commerciali dell'economia della Rete. Negli Stati Uniti canali critici importanti sono quelli di The Atlantic, The New Yorker, The New York Times che sono diventati vere e proprie laboratori e istituzioni del pensiero critico e libero e non solo sulla tecnologia. Per trovare riflessioni critiche radicali, anti-conformistiche e diverse bisogna però navigare la Rete e cercare le tracce lasciate da tribù di naviganti nomadi alla ricerca di esperienze diverse da quelle celebrate e proposte dalla Grandi Marche di dispositivi tecnologici. I molti spazi di critica tecnologica online offrono lenti di osservazione alternativi e diversi e la possibilità di alimentarsi a fonti non omologate nel pensare e nella proposta. Le lenti diverse e più potenti adottate permettono di andare oltre il prodotto o la singola tecnologia per riflettere sul modo in cui una tecnologia particolare agisce socialmente, umanamente e politicamente in ambiti come quelli della giustizia sociale, dei diritti, dell'economia e dell'etica. Con queste lenti si perdono di vista le caratteristiche tecniche del prodotto e si riescono a vedere l'utilità o meno di una tecnologia, come si stia diffondendo e i cambiamenti che sta generando. L'attenzione non va alle novità di Google o Facebook ma alla trasformazione del mondo secondo la visione ideologica di Alphabet o di Zuckerberg.

La critica tecnologica attuale tocca tutti gli ambiti di vita interessati dalla tecnologia ma eccelle in un ambito particolare, quello che guarda al futuro e al mondo che verrà, plasmato dalla tecnologia, dai suoi derivati e dalle persone con la testa modificata tecnologicamente che arriveranno. Nel focalizzarsi sul futuro molti critici tecnologici sperimentano la creatività e la possibilità di offrire visioni alternative dando contributi positivi per l'elaborazione di nuovi linguaggi  interpretazioni, per la definizione di un'etica tecnologica e di buone pratiche improntate alla condivisione, alla generosità e al realismo e per una evoluzione tecnologica più umana.

Il lavoro critico che sta emergendo e la maturazione di una critica tecnologica non più appannaggio di pochi lascia ben sperare nell'affermarsi di un rapporto più maturo, critico e consapevole con la tecnologia. Molto lavoro autorale e intellettuale è rivolto a gruppi ristretti di audience culturalmente e intellettualmente esercitate e allertate sulle problematiche che la rivoluzione tecnologica solleva. Tutti possono però oggi trovare spazi e risorse online a cui abbeverarsi per una lettura diversa della tecnologia e dell'interazione con essa. Non tutti sono obbligati a leggere i libri degli autori menzionati in questo articolo ma tutti hanno il dovere di conoscere meglio i giocattoli tecnologici a cui dedicano tempo crescente del loro tempo e gli effetti cognitivi, psicologici, relazionali e lavorativi che hanno sulle loro vite. La tecnologia non è certamente neutrale e non lo sarà neppure in futuro. Per farne un uso intelligente è necessario capire quanto la tecnologia sia una forma di mediazione con il mondo che si porta appresso contraddizioni e biforcazioni sulle quali è necessario sviluppare costantemente nuovo pensiero, acquisire nuove conoscenze e fare delle scelte, critiche e consapevoli.

 

Chi volesse intraprendere un percorso di riflessione critica sulla tecnologia può leggere le numerose interviste pubblicate su questo portale.

Una riflessione critica è contenuta anche nei 15 e-book che ho pubblicato con Delos Digital:

  1. Tablet: trasformazioni cognitive e socio-culturali
  2. Internet e nuove tecnologie: non è tutto quello che sembra
  3. Tablet a scuola: come cambia la didattica
  4. La solitudine del social networker
  5. Nei labirinti della tecnologia
  6. Genitori tecnovigili per ragazzi tecnorapidi
  7. 80 identikit digitali
  8. APP Marketing: lo sviluppo non è che l’inizio
  9. Il diavolo veste tecno
  10. E guardo il mondo da un display
  11. Tecnologia mon amour
  12. Tecnologia mon amour forever
  13. I pesci siamo noi: prede, predatori e pescatori nell’acquario digitale della tecnologia
  14. 100 libri per una lettura critica della tecnologia)
  15. Bufale, post-verità e responsabilità personale (in fase di pubblicazione)

Per una conoscenza maggiore conviene però dotarsi di una cultura tecnologica approfondita attraverso la lettura di libri come quelli che hanno gettato le basi della crisi tecnologica (Technics and Civilization di Lewis Mumford, Cybernetics di Norbert Wiener, Question Concerning Technology di Martin Heidegger, Understanding Media di Marshall McLuhan, The Technological Society di Jacques Ellul, A Cyborg Manifesto, di Donna Haraway, Amusing Ourselves to Death di Neil Postman, The Killer App di Kevin White, e molti altri) o quelli che hanno contribuito alla cybercultura come Close to the Machine, di Ellen Ullman,  From Counterculture to Cyberculture, di Fred Turner o “The Taming of Tech Criticism,” di Eugeny Morozov.

Per una conoscenza allargata sulle problematiche sollevate dalla tecnologia è suggeribile la lettura di The Meme Hustler, di Eugeny Morozov, What’s Wrong with the Modern World,” di Jonathan Franzen, The Machine Zone, di Alexis Madrigal, “What the Sharing Economy Takes,” di Doug Henwood, You are Not a Gadget di Jaron Lanier, Program or Be Programmed,  di Dougla Rushkoff, Future Shock, di Alvin Toffler ma anche romanzi come The Circle di Dav Eggers

Infine per una bibliografia allargata sulla critica tecnologica attuale può prendere visione di quella da me fornita nei miei ebook. e disponibile in parte anche su Solotablet a questo link.

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