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Indossiamo lenti tecnologiche che hanno già deformato la realtà, ma noi non lo vediamo

Indossiamo lenti tecnologiche che hanno già deformato la realtà, ma noi non lo vediamo

07 Settembre 2021 Interviste filosofiche
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Pervasività e meccanicità sono i termini che meglio fotografano l’attuale era tecnologica, la tecnologia e quello che è il loro maggiore esponente presente nelle nostre vite, lo smartphone; sono un “prolungamento esistenziale” di umanità sospese ad una notifica, nuovi meccanicismi biologici ed emozionali sono legati a gesti spesso ripetitivi e privi di logica in cerca di un “qualcosa” che deve pervenirci, una notizia, una persona che ci cerca e deve comunicarci qualcosa. In un secondo, in un flash.

"Diogene […] obiettò una volta che gli si facevano le lodi di un filosofo: “Che cosa mai ha da mostrare di grande, se da tanto tempo pratica la filosofia e non ha ancora turbato nessuno?” Proprio così bisognerebbe scrivere sulla tomba della filosofia della università: “Non ha mai turbato nessuno” (F. Nietzsche, Considerazioni inattuali III.)."  

Sei filosofo, sociologo, psicologo, studioso della tecnologia o semplice cittadino consapevole della Rete e vuoi partecipare alla nostra iniziativa con un contributo di pensiero? Puoi farlo scrivendo a questo indirizzo.

Tutti sembrano concordare sul fatto che viviamo tempi interessanti, complessi e ricchi di cambiamenti. Molti associano il cambiamento alla tecnologia. Pochi riflettono su quanto in profondità la tecnologia stia trasformando il mondo, la realtà oggettiva e fattuale delle persone, nelle loro vesti di consumatori, cittadini ed elettori.

Sulla velocità di fuga e volontà di potenza della tecnologia e sulla sua continua evoluzione, negli ultimi anni sono stati scritti numerosi libri che propongono nuovi strumenti concettuali e cognitivi per conoscere meglio la tecnologia e/o suggeriscono una riflessione critica utile per un utilizzo diverso e più consapevole della tecnologia e per comprenderne meglio i suoi effetti sull'evoluzione futura del genere umano. 

In questo articolo proponiamo l’intervista che Carlo Mazzucchelli  ha condotto con Rinaldo RiccioDocente Filosofia e Scienze Umane MIUR-Centro Studi "Sapientia srl" Docente Tutor UniSa-UniSOB ✒fiorivivi.com

Buongiorno, può raccontarci qualcosa di lei, della sua attività attuale, del suo interesse per le nuove tecnologie e per una riflessione sull'era tecnologica e dell'informazione che viviamo? 

Buongiorno, sono Rinaldo Riccio, ho conseguito la laurea in filosofia all’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale nel 1999, con una tesi relativa alla “Filosofia tra Geisteswissenschaften e Naturwissenschaften; scienze dello spirito e scienze della natura, un approccio gnoseologico”.

Insegnamento, assistente del Prof. Paolo Bonetti cattedra di filosofia morale UniCAS 1999-2005, collaborazioni con riviste specialistiche-culturali nazionali, docente Didattica generale e filosofia Centro Studi “Sapienza”; da tre anni il tutoraggio universitario con UniSA-Salerno Facoltà di Scienze della Formazione  e UniSOB-Napoli Università “Suor Orsola Benincasa” per la formazione della classe docente scuola dell’infanzia-scuola primaria. Pedagogista.

Dottore di ricerca UniCAS.

Considero le nuove tecnologie portatrici di straordinari cambiamenti nella nostra vita, e ciò è indubitabile. Non dobbiamo solo considerare l’ovvio ed il bello che le conoscenze tecniche applicate alla nostra vita apportano e comportano, valutiamone anche limiti, eventuali danni alla sfera esistenziale-relazionale. 

Secondo il filosofo pop del momento, Slavoj Žižek, viviamo tempi alla fine dei tempi. Quella del filosofo sloveno è una riflessione sulla società e sull'economia del terzo millennio ma può essere estesa anche alla tecnologia e alla sua volontà di potenza (il technium di Kevin Kelly nel suo libro Cosa vuole la tecnologia) che stanno trasformando il mondo, l'uomo, la percezione della realtà e l'evoluzione futura del genere umano. La trasformazione in atto obbliga tutti a riflettere sul fenomeno della pervasività e dell'uso diffuso di strumenti tecnologici ma anche sugli effetti della tecnologia. Qual è la sua visione attuale dell'era tecnologica che viviamo e che tipo di riflessione dovrebbe essere fatta, da parte dei filosofi e degli scienziati ma anche delle singole persone? 

Pervasività e meccanicità sono i termini che meglio fotografano l’attuale era tecnologica, la tecnologia e quello che è il loro maggiore esponente presente nelle nostre vite, lo smartphone; sono un “prolungamento esistenziale” di umanità sospese ad una notifica, nuovi meccanicismi biologici ed emozionali sono legati a gesti spesso ripetitivi e privi di logica in cerca di un “qualcosa” che deve pervenirci, una notizia, una persona che ci cerca e deve comunicarci qualcosa. In un secondo, in un flash. 

Miliardi di persone sono oggi dotate di smartphone usati come protesi tecnologiche, di display magnetici capaci di restringere la visuale dell'occhio umano rendendola falsamente aumentata, di applicazioni in grado di regalare esperienze virtuali e parallele di tipo digitale. In questa realtà ciò che manca è una riflessione su quanto la tecnologia stia cambiando la vita delle persone (High Tech High Touch di Naisbitt) ma soprattutto su quali siano gli effetti e quali possano esserne le conseguenze.  Il primo effetto è che stanno cambiando i concetti stessi con cui analizziamo e cerchiamo di comprendere la realtà. La tecnologia non è più neutrale, sta riscrivendo il mondo intero e il cervello stesso delle persone. Lo sta facendo attraverso il potere dei produttori tecnologici e la tacita complicità degli utenti/consumatori. Come stanno cambiando secondo lei i concetti che usiamo per interagire e comprendere la realtà tecnologica? Ritiene anche lei che la tecnologia non sia più neutrale? 

La tecnologia non è neutrale!

La tecnologia è asservita a multinazionali che investono, raccolgono profitti, reinvestono, un po' costituiscono un nuovo modo di approcciare l’esistenza stessa delle persone.

La tecnologia ha un po' anticipato i criteri di distanziamento presenti e sopraggiunti con la pandemia Covid-19.

Distanziamento nel tecnologico lo definisco, laddove tutto è ormai ridotto a notifica, ripeto, attesa di un divenire che sfugge e di cui non se ne conosce l’esatta genesi. 

Secondo il filosofo francese Alain Badiou ciò che interessa il filosofo non è tanto quel che è (chi siamo!) ma quel che viene. Con lo sguardo rivolto alla tecnologia e alla sua evoluzione, quali sono secondo lei i possibili scenari futuri che stanno emergendo e quale immagine del mondo futuro che verrà ci stanno anticipando? 

Interessante l’analisi di Badiou; per quello che mi concerne, il filosofo è e dovrebbe sostanzialmente proporsi sempre in termini di divenire, trascendentalmente inteso, poco importa oggi una speculazione filosofica asservita ad eventi passati e cultural-tecnologici insignificanti.

Attualmente, abbiamo e disponiamo di una perfetta foto o immagine che dir si voglia del mondo futuro: prevale una rarefazione dei rapporti interpersonali, smartworking diremmo, e simili. 

Secondo alcuni, tecnofobi, tecno-pessimisti e tecno-luddisti, il futuro della tecnologia sarà distopico, dominato dalle macchine, dalla singolarità di Kurzweil (la via di fuga della tecnologia) e da un Matrix nel quale saranno introvabili persino le pillole rosse che hanno permesso a Neo di prendere coscienza della realtà artificiale nella quale era imprigionato. Per altri, tecnofili, tecno-entusiasti e tecno-maniaci, il futuro sarà ricco di opportunità e nuove utopie/etopie. A quali di queste categorie pensa di appartenere e qual è la sua visione del futuro tecnologico che ci aspetta? E se la posizione da assumere fosse semplicemente quelle tecno-critica o tecno-cinica? E se a contare davvero fosse solo una maggiore consapevolezza diffusa nell'utilizzo della tecnologia? 

Le rispondo molto sinceramente partendo dall’ultima delle sue considerazioni-domande: occorre un uso responsabile e controllato della tecnologia globalmente intesa, nessun tecno-pessimismo o visioni ancestrali fuori dal tempo.

Pure forzature categoriali. La tecnologia mi consente di scrivere questo articolo, di trasmetterglielo. Vede e deduce una negatività in ciò?

Siamo ciò che siamo e non ciò che tecnologicamente vogliamo essere.

Dominio umano sulla tecnica. 

Mentre l'attenzione dei media e dei consumatori è tutta mirata alle meraviglie tecnologiche di prodotti tecnologici diventati protesi operative e cognitive per la nostra interazione con molteplici realtà parallele nelle quali viviamo, sfugge ai più la pervasività della tecnologia, nelle sue componenti nascoste e invisibili. Poca attenzione è dedicata all'uso di soluzioni di Cloud Computing e ancora meno di Big Data nei quali vengono archiviati miliardi di dati personali. In particolare sfugge quasi a tutti che il software sta dominando il mondo e determinando una rivoluzione paragonabile a quella dell'alfabeto, della scrittura, della stampa e di Internet. Questa rivoluzione è sotterranea, continua, invisibile, intelligente, Fatta di componenti software miniaturizzati, agili e leggeri capaci di apprendere, di interagire, di integrarsi e di adattarsi come se fossero neuroni in cerca di nuove sinapsi.  Questa rivoluzione sta cambiando le vite di tutti ma anche la loro percezione della realtà, la loro mente e il loro inconscio. Modificati come siamo dalla tecnologia, non ci rendiamo conto di avere indossato delle lenti con cui interpretiamo il mondo e interagiamo con esso. Lei cosa ne pensa? 

Perfettamente! Indossiamo lenti che hanno già deformato la realtà, che pur esiste oltre, ma noi non la vediamo.

E’ una irrealtà asservita al profitto quella che predomina. 

Se il software è al comando, chi lo produce e gestisce lo è ancora di più. Questo software, nella forma di applicazioni, è oggi sempre più nelle mani di quelli che Eugeny Morozov chiama i Signori del silicio (la banda dei quattro: Google, Fcebook, Amazon e Apple). E' un controllo che pone il problema della privacy e della riservatezza dei dati ma anche quello della complicità conformistica e acritica degli utenti/consumatori nel soddisfare la bulimia del software e di chi lo gestisce. Grazie ai suoi algoritmi e pervasività, il software, ma anche la tecnologia in generale, pone numerosi problemi, tutti interessanti per una una riflessione filosofica ma anche politica e umanistica, quali la libertà individuale (non solo di scelta), la democrazia, l'identità, ecc. (si potrebbe citare a questo proposito La Boétie e il suo testo Il Discorso sulla servitù volontaria). Lei cosa ne pensa? 

Guardi, proprio ciò che sfugge e non si considera è la staticità informatica che caratterizza il nostro essere sul web attraverso le tecnologie, smartphone, tablet ecc. Mi parla di privacy? Lei crede che milioni di utenti conoscano le “conseguenze” di un clic su una applicazione? Ciò che muoviamo ed attiviamo con le nostre protesi tecnologiche è pervasivo eppur resiliente, rimane. Non mi sembra che “milioni di utenti” tecnologici o pseudo, riflettano e si occupano di privacy applicata all’informatica. 

Una delle studiose più attente al fenomeno della tecnologia è Sherry Turkle. Nei suoi libri Insieme ma soli e nell'ultimo La conversazione necessaria, la Turkle ha analizzato il fenomeno dei social network arrivando alla conclusione che, avendo sacrificato la conversazione umana alle tecnologie digitali,  il dialogo stia perdendo la sua forza e si stia perdendo la capacità di sopportare solitudine e inquietudini ma anche di concentrarsi, riflettere e operare per il proprio benessere psichico e cognitivo. Lei come guarda al fenomeno dei social network e alle pratiche, anche compulsive, che in essi si manifestano? Cosa stiamo perdendo  guadagnando da una interazione umana e con la realtà sempre più mediata da dispositivi tecnologici? 

L’Autrice in questione saggiamente evidenzia la deriva e in un certo senso la mistificazione etica ed esistenziale dei nuovi o comunque affermati social network. Scarsa relazione umana, approvazione con un like di contenuti spesso nemmeno letti, meccanicamente approvati (si ripete!). E il ragionamento dove lo mettiamo? Il potere di critica? Offuscati. Genuflessi ad un clic. 

In un libro di Finn Brunton e Helen Nissenbaum, Offuscamento. Manuale di difesa della privacy e della protesta, si descrivono le tecniche che potrebbero essere usate per ingannare, offuscare e rendere inoffensivi gli algoritmi di cui è disseminata la nostra vita online. Il libro propone alcuni semplici comportamenti che potrebbero permettere di difendere i propri spazi di libertà dall'invadenza della tecnologia. Secondo lei è possibile difendersi e come si potrebbe farlo? 

Siamo già pericolosamente offuscati. Siamo in una condizione di galleggiamento, non ancora ad uno spartiacque definitivo in cui la nostra volontà ha possibilità di affermarsi. Comportamenti tecnologici sbagliati hanno comportato drammi, tragedie in ogni dove, e sarà così, non ne verremo fuori certamente. Difficile intravedere un recupero. 

Vuole aggiungere altro per i lettori di SoloTablet, ad esempio qualche suggerimento di lettura? Vuole suggerire dei temi che potrebbero essere approfonditi in attività future? Cosa suggerisce per condividere e far conoscere l'iniziativa nella quale anche lei è stato/a coinvolto/a?

Porsi in atteggiamento critico verso le tecnologia è una possibile via al recupero e piena gestione delle nostre esistenze. Forza nel respingere e mitigare - limitare meccanicismi insensati.

Consiglio di lettura è “E-democracy-Teorie e problemi”, di Emiliana De Blasio.

L'e-democracy viene spesso confusa con l'e-government e l'e-voting. In realtà si tratta di concetti e pratiche molto diverse, con una storia comune, ma non priva di ambiguità. L'e-democracy era entrata nel dibattito pubblico già con lo sviluppo della rete. La trasformazione della democrazia rappresentativa e la necessità di trovare nuovi spazi di partecipazione hanno costituito una nuova spinta verso l'uso di piattaforme digitali di partecipazione democratica. Ma cos'è davvero l'e-democracy? L'uso delle piattaforme digitali favorisce la crescita della partecipazione politica? Ci sono punti di contatto fra e-democracy ed e-government? Questo libro mette in evidenza la complessità delle relazioni fra tecnologie digitali e istituzioni democratiche, il ruolo delle piattaforme nella vita dei partiti e delle persone, le criticità rappresentate dalle architetture digitali per la democrazia. 

Cosa pensa del nostro progetto SoloTablet? Ci piacerebbe avere dei suggerimenti per migliorarlo!

Conosco da poco il progetto SoloTablet, e devo dire ne ho una buona impressione.

Tematiche complesse trattate e proposte con professionalità. Si cerchi ulteriormente di far “arrivare” a più persone-utenti il progetto, guarda caso, proprio con le tecnologie e i nuovi social.

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