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Abitare Linkedin nel 2019
Non inganniamo noi stessi, il 2019 sarà l’anno dell’ansia e dell’inquietudine. Non è pessimismo ma voglia di fare i conti con la realtà senza farsi manipolare dalle narrazioni che puntano a edulcorare tutto, anche quando all’orizzonte numerosi sono i maremoti (moti ondosi anomali) e gli tsunami ( onde anomale che viaggiano ad elevata velocità) in arrivo.
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La trasformazione digitale non è un progetto
Si continua a pensare che la trasformazione digitale sia perseguibile come un normale progetto e secondo metodologie e modalità tradizionali. Sfugge ancora a molti la sua carica disruptive e il suo essere una rivoluzione e non una semplice evoluzione.
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👩‍🚒️👩‍🚒️ Che noia, nulla cambia!
Nuovo, innovazione, cambiamento, parole, parole, parole. In realtà nulla cambia.
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🙈🙈🙊 Collasso
Questa riflessione nasce dall’osservare quanti in questi giorni stanno dando il meglio di sé per superare la crisi in atto. Dentro Linkedin molti lo stanno facendo cercando di proporre in modo creativo e propositivo sé stessi, prodotti e servizi, marchi, ecc. con altri mezzi e strumenti. Alcuni, forse impropriamente ma giustamente, usano la piattaforma per condividere la loro visione politica della situazione italiana o la loro visione del mondo. Per agire dentro questa crisi servono entrambi gli approcci. Non si esce dalla crisi in modo semplicemente economicista ma anche strategico, con scelte radicali, capaci di cambiare paradigmi e dare forma a nuovi modelli e visioni.
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🌗🌘🌑🌒 -8 e poi tutto sarà come prima, forse no!
Secondo Natalia Aspesi tutto tornerà come prima, ma con più cattiveria. E la colpa non sarà del coronavirus. E’ ciò che non vorrei pensare ma che mi ritrovo a fare. Il motivo è che non vivo l’emergenza Covid-19 come una guerra o un cigno nero ma come una manifestazione di una crisi più ampia nella quale ci troviamo da molto tempo. Una crisi che ipocritamente neghiamo e conformisticamente raccontiamo, alimentando false verità e narrazioni ma soprattutto giustificando la nostra inazione e pigrizia.
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🌑🌒 In questo paese non si cambia e non si decide mai
Inizio anno 2021, il senso di smarrimento persiste, ma non è per l’anno bastardo appena trascorso, neppure per la pandemia o l'impossibilità di viaggiare. Il senso di smarrimento è più grande, profondo, nasce dal sentirsi alieno in un paese nel quale non cambia mai nulla e non si decide mai nulla.
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Tecnologia e cambiamenti sociali
La tecnologia è madre di civiltà, ispiratrice di arte e scienze e alla base di ogni cambiamento sociale. Dalla clava dell’uomo di Neandhertal allo smarphone attuale, l’elemento tecnologico è destinato a provocare cambiamenti e rivoluzioni. Alcune indesiderate, altre ricercate.
Si trova in Lifestyle / Esperienze
Mindset e adattabilità: le chiavi del cambiamento.
Frequentando piattaforme di networking professionale capita di incontrare persone con le quali viene facile interagire per condividere. Soprattutto se la condivisione è su concetti e loro significati, idee e modi di operare, anche dentro contesti tecnologici come questo. L’incontro con una di queste persone, Lucia de Grimani, autrice del blog Personalbranding.cloud, ha dato origine a questa intervista che vi proponiamo.
Si trova in Focus Italia / I protagonisti si raccontano
Guardare e pensare diversamente, raccontare...
Segnaliamo un articolo di Francesco Varanini dal titolo "Il quipu come codice e come macchina" pubblicato sulla rivista Persone e Conoscenze di novembre 2012. Un articolo in cui si parla di Perù, Incas, Atahualpa ma anche di scrittura e lettura nell'era tecnologicizzata che viviamo e soprattutto dell'importanza di svincolarsi da schemi predefiniti per aprirsi a nuovi modi di pensare di ragionare. Bisogna saper innovare anche se l'innovazione aggiunge sempre imprevedibilità alla complessità che viviamo. Per farlo non è sempre necessario affidarsi alla tecnologia.
Si trova in Tecnobibliografia
La disruption va bene ma da sola non è sufficiente
Si parla molto di digital disruption per indicare la necessità di rompere schemi e tradizioni e ricercare nuovi modelli e processi di business con l’obiettivo di conquistare nuovi mercati. E’ quello che ha fatto Apple con l’introduzione dell’iPhone e poi dell’iPad. Le aziende sono abituate a scelte e modelli di tipo incrementale e spesso incapaci a introdurre cambiamenti radicali. Questi ultimi non sembrano interessare i clienti abituali e consolidati ma sono dotati di una capacità di propagazione virale. Meglio allora strategie miste, di breve e di lungo periodo.
Si trova in Tecnologia e Impresa / Ambiti di applicazione e Strategie