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🙈🙈🙊 Collasso

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19 Aprile 2020 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Questa riflessione nasce dall’osservare quanti in questi giorni stanno dando il meglio di sé per superare la crisi in atto. Dentro Linkedin molti lo stanno facendo cercando di proporre in modo creativo e propositivo sé stessi, prodotti e servizi, marchi, ecc. con altri mezzi e strumenti. Alcuni, forse impropriamente ma giustamente, usano la piattaforma per condividere la loro visione politica della situazione italiana o la loro visione del mondo. Per agire dentro questa crisi servono entrambi gli approcci. Non si esce dalla crisi in modo semplicemente economicista ma anche strategico, con scelte radicali, capaci di cambiare paradigmi e dare forma a nuovi modelli e visioni.

(Il titolo Collasso fa riferimento al titolo di una delle opere di Jared Diamond, autore anche di Armi, acciaio e malattieIl mondo fino a ieri e Crisi)

In tanti lo hanno scritto, molti hanno letto, pochi hanno capito, quasi nessuno ha tradotto pensiero elaborato in azioni. La civiltà tecnoglobalizzata si trova a affrontare la sua apocalisse, fatta di cataclismi naturali, pandemie, crisi economiche, tutti destabilizzanti. La reazione non porta a maggiore consapevolezza, a scelte diverse. Si preferisce far finta di nulla (👩‍🚒️👩‍🚒️ Preferiamo non vedere), vivere l’attimo sfuggente del ‘fin che la dura la dura’: balliamo e raccontiamoci di essere tutti felici e contenti.

Le soluzioni sembrano non esserci.

Siamo sette miliardi, per sopravvivere e cibarci stiamo distruggendo tutto ciò che si può distruggere. La politica, succube di economia e finanza, non controlla più nulla, incapace di elaborare nuove idee e di imporle. Dovrebbe farlo visto che molte sono le devastazioni in arrivo e le crisi stanno accelerando.

Attaccati al presente, abbiamo l’encefalogramma piatto, paralizzato l’immaginario e cancellato il futuro (👩‍🚒️ Siamo in un vicolo cieco?). Chi reagisce è minoranza, senza voce, impossibilitata a imporre le sue idee, facilmente manovrabile e manipolabile.

Tutto sta andando veloce, anche la crisi (👩‍🚒️ Che cos'è questa crisi?).

E se invece di cercare di superarla si operasse per accelerarla, aumentandone la forza centrifuga, fuori dai binari paralleli di un modello capitalistico egoistico e in apnea?

All'origine di questa riflessione

questa riflessione nasce dall’osservare quanti in questi giorni stanno dando il meglio di sé per superare la crisi in atto. Dentro Linkedin molti lo stanno facendo cercando di proporre in modo creativo e propositivo sé stessi, prodotti e servizi, marchi, ecc. con altri mezzi e strumenti. Alcuni, forse impropriamente ma giustamente, usano la piattaforma per condividere la loro visione politica della situazione italiana o la loro visione del mondo. Per agire dentro questa crisi servono entrambi gli approcci. Non si esce dalla crisi in modo semplicemente economicista ma anche strategico, con scelte radicali, capaci di cambiare paradigmi e dare forma a nuovi modelli e visioni.

Bisogna ingegnarsi in concreto per trasformare la crisi in opportunità ma bisogna anche impegnarsi in una riflessione che possa permettere di andare oltre il momento presente per provare a tornare a pensare al futuro, anche in forma di utopia. La riflessione è necessaria perché finora tutto avviene all’interno della stessa cornice che ci ha portati qui. E ciò non basta più, per vari motivi!

Questa crisi non è come le altre

Il primo motivo è che questa crisi non è come le altre, per gli effetti economici, geopolitici e sociali che causerà. Non è paragonabile a una guerra e forse non è neppure una pandemia visto che, al momento, colpisce prevalentemente, per ora, una fascia dalle latitudini delimitate. Siccome però ci viene raccontata come una guerra, il rischio è il disorientamento e lo straniamento. Si suggerisce di proporre cose concrete per il dopo crisi, qualcuno aggiunge anche la necessità di una riflessione allargata sulla crisi, di dubitare delle informazioni e soluzioni fornite (i dati inverosimili della Cina, l’inattendibilità dei numeri italiani per come sono raccolti e forniti, quelli falsi dell’Inghilterra, ecc.), di inventare un’uscita dalla crisi che non sia quella che porta a un’altra crisi, non economica ma politica, geopolitica e democratica.

L’uscita deve essere plurale, ecologica, solidale (👩‍🚒️ I ponti che non sappiamo costruire). Per essere questo però deve essere anticipata, preparata da un cambiamento intellettuale, necessario per affrontare una realtà che ha bisogno di nuove ideologie, nuovi modelli, nuovi valori e nuove idee politiche. Un’uscita di questo tipo deve anche prevedere e poggiare su un modo diverso di comunicare, capace di rovesciare i modelli da talk show, opinionismo diffuso e disinformazione con cui vengono spacciate rappresentazioni e narrazioni della realtà come se fossero verità.

La situazione è in costante movimento, dinamica!

Essendo la realtà complessa, con un grado elevato di criticità, qualsiasi ricerca di uscita o soluzione alla crisi deve tener conto della situazione in costante movimento che obbligherà a improvvisare, a cambiare in corsa (non esiste un prima e un dopo crisi), mentre eventi e nuove situazioni sono ancora in fase di formazione ed emergenza (👩‍🚒️👩‍🚒️ Sono tempi nuovi). Servirà grande forza di immaginazione, forse anche la capacità di tornare a sognare, in modo da poter dare forma a nuove utopie, in un contesto nel quale siamo stati abituati alle distopie. E le distopie a cui mi riferisco non sono quelle dei film di Hollywood o dei tanti libri da cui sono stati tratti, ma sono distopie concrete, che incatenano persone reali, come la povertà (👩‍🚒️ Dal lavoro agile a quello fragile), le disuguaglianze, i populismi in essere, ecc.

Basta con la propaganda della disruption, è ora di strategizzare il futuro

(Strategizzare è un termine usato da Tiziano Terzani per una dedica che mi fatto su uno dei suoi libri)

Più di teorizzazioni disruptive, mezzo di propaganda di un sistema che non vuole cambiare, che decantano (nel suo significato polisemico) il cambiamento senza contare effetti e conseguenze (crisi ambientali, migrazioni economiche, ecc.), abbiamo bisogno di utopie utili a ripensare concetti chiave come modernità, globalizzazione, capitalismo, tecnologia, automazione. L’obiettivo nell’investire in nuove utopie è di inventare nuovi scenari futuri, capaci di far intravedere l’uscita da un tunnel nel quale siamo entrati dall’inizio del terzo millennio. Un tunnel che sembra una metafora dello sprofondamento dell’umanità dentro la pancia della terra nella speranza di sfuggire a ciò che sulla terra negli anni è stato fatto.

Serve ritornare all'utopia, uscire dalle distopie del presente

A suggerire nuove strade e rinnovate utopie è la convinzione che il futuro non è uno spazio o una meta lontana nel tempo. E’ al contrario una realtà, anche cognitiva, che già opera nel presente alla costruzione di ciò che poi sarà o diventerà. Nel senso che quello che facciamo oggi darà forma e direzione a ciò che succederà domani.

Molti in questi giorni di impazienza e impazzimento dal troppo restare a casa (👩‍🚒️ Stare a casa non è sufficiente), ma anche dal bisogno di riaprire attività produttive e professionali, continuano a pensare che per la ripresa basterà riaggiornare tutto alla situazione prima della crisi, con strumenti finanziari, interventi governativi, maggiore capacità produttiva e partecipazione attiva delle persone.

Così non sarà e non potrà essere (👩‍🚒️ Che noia, nulla cambia!). Il coronavirus è un indicatore, un messaggio, l'evidenziatore di una crisi, non solo biologica, che viene da lontano e della quale non abbiamo voluto capire origini, cause, effetti e destinazioni. Semplici aggiornamenti e ripartenze sono soluzioni inadeguate, insufficienti, in particolare nel contesto geopolitico rinnovato che si andrà costituendo nel prossimo futuro. Un contesto geopolitico nel quale assisteremo a cambiamenti importanti in realtà nazionali dominanti come USA, Cina, Russia, Germania, Giappone, Iran e Turchia ma anche in paesi come il nostro.

L’Italia è chiamata dare il meglio di sé, cosa che in situazioni di crisi ha sempre saputo fare alla grande e determinando grande sorpresa e invidia nel mondo. Ma il meglio nascerà solo dalla rinnovata capacità a investire sul futuro.

Per farlo deve recuperare, nelle classi dirigenti e nei cittadini tutti, lo slancio verso il futuro e, perché no, puntando a nuove utopie (🎅🏻 2020: IN CERCA DI NUOVE UTOPIE!). L’esatto opposto di quanto si continua a fare focalizzandosi sull’eterno presente, ancorato a un passato che non si vuole mollare.

 

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