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Abitare Linkedin nel 2019

Abitare Linkedin nel 2019

02 Gennaio 2019 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Non inganniamo noi stessi, il 2019 sarà l’anno dell’ansia e dell’inquietudine. Non è pessimismo ma voglia di fare i conti con la realtà senza farsi manipolare dalle narrazioni che puntano a edulcorare tutto, anche quando all’orizzonte numerosi sono i maremoti (moti ondosi anomali) e gli tsunami ( onde anomale che viaggiano ad elevata velocità) in arrivo.

I tempi alla fine dei tempi

I tempi sono quelli che sono e non ci resta che prepararci ad affrontare nuove sfide e superare le paure che inevitabilmente ci attanaglieranno.

I pericoli li percepiamo (li sentiamo sotto pelle e per questo ci danno i brividi) così come sentiamo di non essere preparati per affrontarne l’imprevedibilità e l’emergenza. Stare in guardia è un buon sistema per evitare l’urto delle onde anomale, ma essere sempre sul chi va là non permette di coltivare la fiducia in sé stessi e negli altri. Tantomeno l’essere positivi e il guardare al futuro con occhi rasserenati e riposati (grazie al sonno ristoratore al quale ci si è finalmente abbandonati).

Il 2019 non sarà uguale per tutti, e questa è un’ovvietà! Bisogna però partire proprio da esperienze diverse per comprendere che, benchè ogni persona sia plasmata dal contesto in cui è inserita, da quello che vede e sperimenta e dal mondo in cui abita, tutti avranno bisogno di molto coraggio per navigare un anno che rischia di diventare dirimente per le loro fortune e possibilità future. Loro personali e delle loro famiglie.

Non solo in termini lavorativi, ma di senso da dare alle proprie vite, di risposte da trovare per superare la contraddittorietà del momento presente. Un presente che continua a essere narrato come sociale (social), condiviso (sharing economy), collaborativo, ma che in realtà è denso di solitudine, di precarietà, di paure per il proprio futuro lavorativo e di comportamenti che fanno pensare più all’homo homini lupus di Plautiana e Hobbesiana memoria che all’Animale sociale di David Brooks.

Oblò

Maremoti e tsunami in formazione

Le onde anomale in fase di formazione al largo delle vite di ognuno sono numerose, alcune persino percepite, allo stesso modo con cui gatti e cani percepiscono l’arrivo di una nuova scossa di terremoto. Facile prevedere che Intelligenza Artificiale e machine in grado di apprendere (machine learning) siano alcuni degli tsunami in avvicinamento rapido, ma meglio guardare anche ad altre onde in arrivo, più insidiose e violente perché alimentate da sorgenti di forze sotterranee che vengono da lontano e si sono alimentate nel tempo. Sono onde che si manifestano politicamente nell’emergere dei vari movimenti di protesta, socialmente nelle varie forme di razzismo e isolazionismo prevalenti, individualmente nell’accumularsi di frustrazioni, rabbia, solitudine e bisogno pressante di fare qualcosa: urlare, spaccare, incendiare, ferire, prevaricare, ecc. (altro che Bansky e fiori gettati al vento….).

Tutto questo avviene mentre le narrazioni che accompagnano la vita virtuale (reale come quella attuale) continuano a presentare orizzonti sereni, contesti affollati, felicitari e panorami  piacevoli. Narrazioni ben accette perché tutti aspirano sinceramente a una vita migliore e nessuno vuole sentirsi ricordare la realtà di merda con cui si trova, anche temporaneamente, a fare i conti.

Soddisfare il desiderio di una vita migliore è diventato però sempre più complicato e difficile, a qualsiasi livello di potere, di reddito, lavorativo e sociale raggiunto. Nulla dura per sempre, tutto è in movimento ma oggi durata e movimento hanno assunto modalità, velocità e forza imprevedibili e distruttive. Svanita è anche la fiducia che, in altri tempi e contesti hanno caratterizzato il rapporto con le istituzioni e i governi, le burocrazie, l’azienda, l’organizzazione e gli altri.

Frutta

Ma quanto siamo stanchi, esausti!

Esausti, fondamentalmente stanchi (pigri) e sempre più isolati a parlare con i nostri dispositivi tecnologici non ci rendiamo nemmeno conto che la realtà nella quale ci muoviamo si va desertificando e che ciò che in passato ci faceva sentire umani,, tenendoci collegati (in rete), oggi non si sa più neppure dove andare a cercarlo. Anche perché la Politica è uscita fuori dal radar di molte persone e non viene più percepita come potente strumento di cambiamento e di soluzione dei problemi. Rinunciando alla Politica si rinuncia però alla felicità, all’utopia e alla ricerca di soluzioni durature per i propri problemi.

Una soluzione per molti è chiudersi a riccio individualmente e costruire bunker socialmente, nell’illusione di poter stare bene con sé stessi nella propria sfera privata. Come se i tornado improvvisi che hanno abbattuto milioni di piante delle nostre Alpi non possano essere in grado, in altre forme e con altre modalità, di insidiare anche le fragili difese con le quali proviamo a tenere lontano ansie e frustrazioni, ma soprattutto disappunto, irritazione, rancore, rabbia e collera emergenti (come altro spiegare il movimento dei Gilet Jaunes in Francia e gli altri che arriveranno?).  

Come affrontare il 2019?

Se questa è la situazione, non necessariamente condivisibile da altri, in che modo ci si può predisporre ad affrontare il 2019 da poco iniziato? Sicuramente evitando di farlo come lo si è fatto con il 2018. Altrettanto sicuramente attrezzandosi per percepire le novità emergenti e dotandosi degli strumenti utili a gestire il cambiamento continuo, le situazioni di crisi ripetute e imprevedibili, la stanchezza e l’apatia che possono subentrare a fronte di risultati non ottimali o insoddisfacenti. Bisogna prepararsi a essere coraggiosi per fortificarsi e irrobustirsi, a combattere battaglie di una guerra che è destinata a durare a lungo e con effetti profondi anche se al momento impercettibili. Meglio adottare strategie collaborative reali, più profonde, reali ed efficaci di quelle spesso finte e virtuali degli spazi online.

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Facebook e la nostra privacy

La tempesta è il nuovo habitat nel quale ci troviamo a vivere, fatto di tsumani, maremoti, eruzioni, cambiamenti di clima (anche politico), incendi e bombe d’acqua. Gli ombrelli multipli di cui tutti siamo forniti (a Milano l’offerta è così ampia che nessuno esce più di casa con l’ombrello, anche se il temporale incombe! C’è sempre un pakistano da cui acquistarlo!) non serviranno a nulla. Forse non serviranno neppure i paracaduti di cui alcuni si sono anche metaforicamente dotati. Servirà essere determinati, coraggiosi, pronti alle intemperie così come lo erano gli indiani d’America (leggete il bellissimo libro di Annie Proulx Pelli di corteccia) prima che venissero sopraffatti dalla cultura occidentale o come lo sono ancora oggi i pochi selvaggi rimasti. Indiani e selvaggi guidati prevalentemente dal bisogno di sopravvivenza e dalla necessità di prolungare la propria specie (il calo della natalità in Italia non è casuale…..).

Le nostre vite digitali e virtuali

Tutto ciò ha senso anche nelle varie vite digitali che conduciamo online. A maggior ragione all’interno dello spazio professionale che, con +500 milioni di utenti, caratterizza Linkedin. Terminata la lunga fase degli auguri natalizi, della citazioni di belle frasi finalizzate a tenere su il morale e suggerire ottimismo, anche Linkedin tornerà a essere quello di prima: uno spazio nel quale molti si danno da fare per trovare un’opportunità di lavoro, per promuovere un evento, una iniziativa o un servizio, per rendersi visibile, per coltivare e alimentare la propria reputazione, ecc.

Le ricerche Linkedin del 2019 dovranno tenere conto del contesto che caratterizzerà l’anno nuovo in termini di maggiore frammentazione, difficoltà economiche, crisi aziendali, limiti individuali (competenze, abilità, skill, ecc.) precarietà del mercato del lavoro e rivoluzioni tecnologiche. Fare il meglio che si può fare sarà un’ottima cosa ma non sufficiente a superare rischi e crisi individuali. E poco serviranno redditi di cittadinanza e prepensionamenti vari alla faccia della Fornero!

Chi frequenta Linkedin assiduamente avrà certamente già introiettato i trend emergenti del media sociale utilizzato: ruolo dell’intelligenza artificiale nel cambiare il panorama della comunicazione online, nuove forme promozionali, affermarsi di contenuti video e interfacce vocali, Realtà Aumentate e Virtuali, ecc. Tutti dovranno comunque misurarsi con le nuove tendenze tecnologiche che caratterizzeranno la piattaforma Linkedin ma soprattutto la loro vita personale, sociale, professionale e lavorativa.

Adattarsi al cambiamento

L’adattamento al cambiamento in arrivo interesserà anche le aziende alla ricerca di nuovi talenti e professionalità. Anch’esse dovranno cambiare nell’uso delle piattaforme sociali ma in particolare per adeguarsi alle tante novità emergenti che cambieranno il loro contesto economico, di mercato e competitivo.

Tanto gli uni (individui alla ricerca di nuove opportunità) quanto le altre (aziende e organizzazioni) dovranno misurarsi con alcune tendenze in atto quali:

  • il rallentamento dell’economia mondiale che creerà nuove situazioni di crisi, discontinuità e urgenze
  • nuovi licenziamenti, razionalizzazioni e adeguamenti organizzativi, alcuni fatti per timore di futuri in negativo
  • imprevedibilità politiche, non solo Brexit ma anche populismi e sovranismi vari che non sembrano destinati a essere un fenomeno passeggero
  • maturità crescente dell’Intelligenza Artificiale che, unitamente all’automazione e alla robotizzazione,  metterà a rischio milioni di posti di lavoro, soprattutto cognitivi
  • la nascita di nuovi movimenti sociali e politici che si opporranno a quelli vincenti attuali ma soprattutto tenteranno di proporre nuovi modelli di sviluppo possibili
  • rafforzamento della G-MAFIA (Google, Microsoft, Apple. Facebook, IBM e Amazon e del loro strapotere su ambiti di vita e mercati diversi. Strapotere che si manifesta nella volontà di sostituire servizi a diritti, soluzioni private a interventi governativi e democratici
  • la disintermediazione continua operata da società come Uber, AirBnb, ecc.
  • l’aumento della povertà e della precarietà alle quali non basteranno, in Italia come in altri paesi del mondo, gli interventi governativi in campo. Per inadeguatezza di scelte politiche e sociali e per la forza ancora attuale del modello economico improntato al capitalismo finanziario e alla distribuzione diseguale della ricchezza
  • nuove forme organizzative di lavoro (co-working, telecommuting, da casa, in mobilità, ecc.) destinate a incidere anche sulla vita privata delle persone (si svuotano gli uffici e ci si ritrova a doversi affittare uno spazio condiviso o a fare spazio in casa per una scrivania, anche se la casa è un monolocale)
  • frammentazione di Internet e la Rete come nuovo campo di battaglia per il controllo dell’economia e del mondo. La Rete sarà sempre meno a stelle e a strisce ma proprio per questo emergeranno tendenze al controllo e alla regolamentazione nazionale delle sue risorse
  • l’apprendimento non sarà più sufficiente, bisognerà saper dimostrare di avere skill e abilità ma soprattutto di saper fare
  • la crisi dei media tecnologici dovuta alla maggiore consapevolezza della loro insufficienza nel garantire una vita felice così come un lavoro non precario e duraturo ma anche dell'uso strumentale che ne viene fatto da chi li possiede e li usa a scopi di guadagno e sorveglianza e quasi mai trasparenti (il caso Trump insegna e non solo)
  • …e la lista può essere arricchita da chiunque sia arrivato fin qui nella lettura.

Alice nel paese delle meraviglie

Tante tendenze, un comune denominatore

Tutte le tendenze sopra menzionate sono raggruppabili in una tendenza generale fatta di cambiamento, smantellamento, deregolamentazione e demolizione di strutture un tempo percepite come solide e durature. Strutture che oggi sembrano liquefarsi così come si stanno liquefacendo i posti di lavoro a tempo indeterminato e stabili, le fabbriche, le filiali bancarie, gli uffici postali e i Brand nazionali (Pernigotti e non solo….). Mutano anche le abilità, gli skill e le professionalità richieste così come le realtà che potrebbero averne bisogno. Si studia per avere una professionalità che il mercato ricerca e si scopre che nel giro di poco tempo la domanda è scomparsa. Un boomerang controproducente, per alcuni financo illogico, che rischia di generare paralisi e incapacità di programmare nuovamente il futuro.

E’ così che tutti ci troviamo a confrontarci con l’instabilità e la discontinuità rispetto al passato, con la frammentazione e la discontinuità. Nulla sembra immune dai cambiamenti e tutti rischiamo di essere sorpresi dalla loro imprevedibilità e profondità. Anche su Linkedin, cartina di tornasole di mode e stili di vita che raccontano il modo prevalente di percepire e agire o essere agiti nel mondo.

Meglio allora, per citare il sociologo Zygmunt Bauman (di cui si sente la mancanza)  “non fare progetti a lungo termine e non investire in un lontano futuro; non legarsi troppo a un luogo, a un gruppo di persone, a una causa (ndr. pensate alla volatilità del voto politico in Italia, ieri PD, poi 5Stelle, poi Lega e a presto chissà…. ) o persino a una certa immagine di sé, perché ci si potrebbe ritrovare non solo alla deriva, ma anche senza ancore da gettare; farsi guidare nelle scelte non dal desiderio di controllare il futuro, ma dalla riluttanza a ipotecxarlo.

Che fare?

Meglio essere previdenti, ascoltare ciò che bolle in pentola e gli altri, andare oltre la superficialità per esplorare i sottofondi della complessità, mantenersi liberi di scegliere e di muoversi, di scappare e andarsene quando un’opportunità si è rivelata una fregatura o una nuova forma di schiavitù, prepararsi a elaborare nuovi pensieri e a trasformali in rivendicazioni, meglio se insieme ad altri.

Nel frattempo meglio mettersi il cuore in pace. Il 2019 sarà peggio del 2018.


BUON ANNO A TUTTI!

Concerto

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