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🌼🌺🌹🥀 𝕊𝕚𝕒𝕞𝕠 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚 𝕚𝕟 𝕝𝕚𝕓𝕖𝕣𝕥à 𝕧𝕚𝕘𝕚𝕝𝕒𝕥𝕒!?

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01 Luglio 2021 Carlo Mazzucchelli
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Il caldo non aiuta ma proviamo a fare alcune semplici riflessioni:

Quanto tempo passiamo collegati a un dispositivo tecnologico e quanta attenzione ci ruba?
Quante scelte e decisioni deleghiamo agli algoritmi, ai motori di ricerca e alle intelligenze artificiali con cui siamo sempre più ibridati?
Perché all’algoritmo è concessa piena libertà di espressione e agli umani no? (vedi censure e cancellazioni di profili su Facebook e Twitter)

Può darsi che la libertà sia sempre stata una fantasmatica illusione ma interrogarci su cosa essa significhi per noi oggi non è esercizio inutile! 

Una risposta onesta potrebbe darci una prima impressione di quanto sia cambiata l’esperienza che ognuno di noi fa della sua libertà. Una libertà che, come ha scritto David Kaye, è ormai vigilata. 

Ma vigilata da chi? Perché se a svolgere la vigilanza fossero le istituzioni, se esse fossero credibili e espressione di democrazia, la preoccupazione potrebbe essere limitata. Ma se la vigilanza, fatta di regole imposte e raccolta di dati finalizzati a puri scopi economici, viene ceduta nelle mani di società private, per di più detentrici di potenti mezzi tecnologici come quelli oggi disponibili (Cloud, Big Data, strumenti analitici, intelligenza artificiali, piattaforme, APP e dispositivi) forse una qualche domanda in più dovremmo tutti porcela. 

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La domanda è sulla sostanza della libertà di cui godiamo ma tocca soprattutto un problema di democrazia. Un problema perché l’azione di molti governi cosiddetti democratici prevede la cessione di ruoli pubblici a soggetti privati, con effetti collaterali non insignificanti in termini di libertà di opinione e di espressione, e di libertà tout court. Per chi pensasse che sulle piattaforme ci sia libertà di espressione l’invito è a riflettere quanti dei diritti fondamentali degli utenti trovino rappresentanza dentro gli strumenti, le logiche, gli algoritmi e le finalità delle piattaforme. 

Il tema richiederebbe molte parole in più e maggiore approfondimento.

Ciò che mi piacerebbe è verificare quanto una percezione personali sia condivisa o rigettata come sbagliata o irrilevante. 

Un modo per farlo potrebbe essere di esprimersi su questa affermazione di Samantha Bradshow (https://www.oii.ox.ac.uk/people/samantha-bradshaw/): “i social media sono passati da infrastruttura naturale per la condivisione di istanze collettive e il coordinamento dell’impegno civile a strumento computazionale per il controllo sociale, manipolato da astuti consulenti politici e sfruttabile dai governanti nelle democrazie come nelle dittature.”

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