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Alluvione in Germania e Antropocene

Alluvione in Germania e Antropocene

16 Luglio 2021 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Chiusi dentro la cornice calcificata della nostra realtà artefatta, distaccata dalla natura, tutta centrata sul presente e così felicemente virtualizzata, continuiamo a raccontarci storie, anzi favole. Così facendo non siamo in grado di percepire lo stato di emergenza, non solo climatica, nella quale siamo precipitati, in questo scorcio terminale di quello che molti hanno definito Antropocene.

Le alluvioni ci sono sempre state e sempre ci saranno, sono ineluttabili e fanno parte della normalità. E’ una storiellina che ci piace sentire e che, senza essere negazionisti climatici, ci porta a rimuovere ciò che invece non può e non dovrebbe essere rimosso: se non agiamo subito, come diceva Diamond negli anni 90’, la specie umana è destinata all’estinzione. Non all’apocalisse ma a un futuro senza posterità, senza altri umani che potrebbero ricordare e raccontare quello che siamo stati. 

Le metafore da usare per descrivere la nostra realtà sono numerose, quella del Titanic è sempre illuminante. Tutti coinvolti nei divertimenti gamificati delle piattaforme che abbiamo eletto a nostri habitat naturali, non ci rendiamo conto di avere perso il contatto con la Natura e soprattutto la capacità di comprendere il mondo. Un mondo che, per essere compreso, ci obbliga a dotarci di cornici cognitive e schemi concettuali diversi da quelli che abbiamo, per comprendere ciò che sta succedendo e muoverci all’azione. 

Il primo passo da compiere, se si vuole riflettere sull’alluvione in Germania e su quelle prossime venture che arriveranno è di prendere consapevolezza (coscienza) che la crisi ambientale non è solo tema di post digitali o racconti letterari. E’ una crisi reale, presente, incombente, drammatica che riguarda l’umanità intera, forse tutte le specie terrestri oggi sulla Terra. 

Ormai dovremmo saperlo, non siamo più al centro dell’universo, la terra esisteva prima di noi e continuerà a esistere dopo. Non siamo diversi, nella nostra evoluzione, dagli animali e non siamo nemmeno dominatori della nostra stessa psiche. Anche per questo abbiamo, come individui e come specie, una grande responsabilità, prenderci cura della Terra e delle sue creature. 

Sul Clima e sull’innalzamento della temperatura si scrive molto ma nulla sembra avere la forza per scuotere la passività e la narcosi, per superare l’assopimento mentale e la paralisi emotiva, per spingere all’azione concreta. 

Per capire che la situazione è critica non è sufficiente preoccuparsi davanti alle immagini che arrivano dalla Germania, dal Belgio e dall’Olanda. Bisogna informarsi, acquisire nuove conoscenze e diventare più (sapienti) saggi. 

Uno spunto per farlo è di ricordarsi un pensiero di Omero che nell’Iliade paragonava gli uomini alle foglie, che muoiono e vengono sostituite a ogni stagione (un pensiero trovato nel bel libro di Carla Benedetti: La letteratura ci salverà dall’estinzione). 

Riflettete gente, riflettete!

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