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🍒🍒 IL DECLINO SI VEDE ANCHE ONLINE

🍒🍒 IL DECLINO SI VEDE ANCHE ONLINE

20 Giugno 2023 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Numerosi e in crescita sono coloro che frequentano poco il mondo delle piattaforme social (# da sociali), forse poco anche il mondo sociale. La società è individualista e cinica ma la solitudine è ancora più diffusa. A guardarsi intorno si può percepire la traiettoria verso un declino inarrestabile a cui si può solo sopravvivere, avendone il tempo e l’età.

Chi si guarda nello specchio del suo schermo cerca ossessivamente un riflesso familiare, compiacente e gratificante ma il suo sguardo non ritorna quasi mai nulla. Molti si accontentano di vedere quello che percepiscono di vedere, un clone di loro stessi, brillante ma anche un po’ noioso, rifatto, un replicante ripetitivo e anomalo con un obiettivo chiaro in testa, cancellare l’originale. 

Chi ha ancora qualche forma di consapevolezza e amor proprio sa che dovrebbe estirpare la copia di sé che naviga libera online anche quando si è addormentati (molti lo sono in continuazione) ma per farlo dovrebbe ingaggiare una lotta interiore non facile da combattere. Impegnarsi in questa battaglia è complicato in sé ma lo è ancor più perché significherebbe fare qualcosa di strano, di diverso, da quello che, seguendo il loro inconscio tecnologico, fanno tutti: raccontarsi e raccontare storie, porsi poche domande e scacciare le poche risposte che da esse ancora emergono. E poi perché farlo se le risposte si possono avere rapidamente e gratuitamente da una ChatGPT qualsiasi? 

Porsi delle domande è la chiave per una possibile liberazione e rinascita interiore, psichica prima ancora che esistenziale. Le domande però devono essere quelle giuste, non devono essere suggerite o prese a prestito da decaloghi più o meno accattivanti offerti online (Come diventare felice in cinque mosse? Come fare carriera in tre? Come diventare influencer in venti? ecc. ecc.) dagli influencer di turno. 

Un tempo, quando Internet era nella fase del suo Big Bang aurorale e si era nel pieno della cultura cyber, tutto sembrava in espansione, aperto, libero, selvaggio, una specie di isola della Tortuga dove personaggi di vario tipo si agitavano consapevoli di essere tanti pirati John Long Silver sicuri di poter sopravvivere a quello che sarebbe successo dopo, ritirandosi in Madagascar a scrivere le proprie storie (e se fosse dove mi trovo anche io?). Oggi che la supernova Internet si sta trasformando in Buco Nero, molti che furono pirati, ma anche altri che non lo sono stati per età, stanno cominciando a comprendere che dall’illuminazione iniziale forse ciò che ne è derivato è una infezione globale. Ovviamente con tante eccezioni come ben ci raccontano le tante novità sulle intelligenze artificiali, celebrate da profeti e sacerdoti laici che godono a prefigurare mondi futuri postumani nei quali vivremo una società dell’ozio resa possibile dalle macchine. 

L’infezione è raccontata ogni giorno dai molti fatti di cronaca che coinvolgono giovani e piattaforme social da essi usate per darsi un tono, per avere visibilità o più semplicemente per diventare ricchi e famosi. L’infezione vera però è un’altra. È cognitiva, etica, ha infestato la volontà, impedisce di porsi domande importanti, di dubitare e decostruire storie, notizie e fatti raccontati, di interrogarsi e interrogare. Ci si potrebbe chiedere chi sono i Signori del Silicio che hanno colonizzato e cambiato la cybercultura di un tempo piegandola alla loro volontà di potenza e di dominio del mondo. Ci potrebbero essere state evoluzioni diverse nello sviluppo delle tecnologie di Rete e di Internet? Dove sono finite le utopie digitali della Internet conversazionale e comunitaria? Interessano ancora qualcuno? Dove è finita l’intelligenza collettiva celebrata alla fine degli anni 90 da Pierre Levy? 

Altra domanda importante da porsi è il ruolo che la tecnologia ha assunto nella globalizzazione economica, nelle scelte politiche che stanno portando alla privatizzazione di istituzioni pubbliche come la sanità e la scuola, alla ingegnerizzazione e automatizzazione di tutto senza alcuna vera strategia politica alle spalle. Ci si può interrogare su cosa e quanto abbiano cambiato il mondo del lavoro piattaforme come Uber, AirBnb, Deliveroo, ecc. e che ruolo abbiano nel rendere precario e sottopagato il lavoro. Ci si può chiedere se siamo contenti di essere diventati semplici ingranaggi tecnici di una macchina globale efficientissima e anche intelligente che sa perfettamente come coinvolgerci in attività gratificanti e ludiche, capaci di farci divertire, consumare e navigare. Ci si potrebbe interrogare sulla sparizione del corpo a cui la retorica della rivoluzione digitale dedica tanto tempo, dimenticando che noi siamo corpo e nessun profilo digitale potrà mai sostituirsi ad esso. E le domande potrebbero continuare, ad esempio sul nostro essere coinvolti ogni giorno nell’offuscamento della verità! 

Chi non ha voglia di porsi queste domande ha già pronta la soluzione. Si chiama Metaverso, una realtà virtuale (preferisco chiamarla iper-simulata) tridimensionale e immersiva capace di far dimenticare il mondo reale. Basta avere il visore giusto e l’eccitazione che serve per entrare nei nuovi mondi regalando sé stessi alle logiche funzionali e ludiche di chi li ha creati. Basta essere consapevoli che la dipendenza potrebbe avere conseguenze negative reali! 

Un altro modo per evitare le domande è rivolgersi alla farmacologia. Una pillola al giorno leva il medico di torno. La pillola giusta può risolvere il problema della solitudine, della stanchezza da surplus informativo e performativo, del presentismo a cui ci si è assuefatti. Non stiamo naturalmente parlando della pillola rossa di Matrix (Malattia?) ma del dosaggio giusto di pillole azzurre che servono per continuare a sentirsi sereno pur nella tempesta, a credere a quello che si vuole, anche alle false verità e alle storie mistificate sulla realtà che ci raccontano e ci si racconta. 

Le tante pillole che molti prendono hanno effetti collaterali spaventosi. Uno su tutti, ci si dimentica chi si è, cosa si stava pensando, perché si sono fatte alcune azioni e non altre, ci si ritrova dentro un Alzheimer auto-procuratosi per avere vuota la mente e poterla riempire di sempre nuove informazioni che non devono trasformarsi in conoscenza, comprensione, consapevolezza e responsabilità. 

Al Metaverso e alle pillole io preferisco la fantascienza, in particolare quella datata che la realtà attuale aveva già previsto. Potrei citare molti autori ma uno su tutti merita di essere menzionato: James Graham Ballard. Un autore prolifico che scriveva cose di questo tipo: 

“La deregolamentazione delle onde radio porterà a una deregolamentazione dell’immaginazione. Le persone si metteranno dietro a uno schermo. Si trasformeranno nei programmi TV di sé stesse”. 

“Il tubo catodico [lo schermo] non è altro che una porzione esausta di tessuto nervoso – per trarne piacere hai bisogno di una carica sempre più intensa”. 

“Il futuro diventerà noioso […] spinge l’immaginazione verso nuovi territori. In parole povere bisogna svegliarsi al mattino e concepire un atto deviante, e questo soltanto per accertarsi della propria libertà”. Ma non è quello che hanno fatto gli Youtuber che hanno ucciso un bambino per strada? 

Di Ballard ho letto quasi tutto ma ho deciso che andrò a rileggerlo. Meglio forse che leggere molte storie senza senso online o le non-notizie tutte uguali dei media italiani.

* Spunti per questo articolo sono tratti dal libro Ballardismo applicato di Simon Sellars

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