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PAROLE, PAROLE, PAROLE

PAROLE, PAROLE, PAROLE

18 Luglio 2022 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Tra i numerosi ecosistemi in sofferenza c’è anche quello della parola. Mai come oggi le parole hanno acquisito una rilevanza fondamentale. Tanto più grande quanto maggiore è la percezione che le parole (il linguaggio) abbiano perso significato e forza generatrice/trasformatrice, trasformandosi in armi per ferire, per scalfire e per bruciare, per generare confusione e impedire o rendere complicata ai più la comprensione della realtà in cui agiscono.

Ne deriva, ma non per tutti, una stanchezza insopprimibile, risultato di tante battaglie perdute nel dare dignità alle parole, cercando di difenderle e rivitalizzarle. Chi è impegnato in questo esercizio si ritrova spesso stanco, logorato, snervato, in una parola sconfitto. Forse per questo, anche su piattaforme come questa, molti finiscono per scegliere il silenzio, per tacere. Si sta zitti per rassegnazione o disperazione ma anche per non alimentare il flusso ininterrotto di parole, parole, parole. Un flusso che sparge intorno parole vuote, prive di senso, alterate, anche pericolose, impedendo alle azioni di agire provocando, nel bene o nel male, cambiamenti reali. 

La crisi delle parole è evidenziata in questi giorni dalla crisi di governo, da come viene raccontata dai suoi protagonisti e a livello mediale. Senza voler ricercare spiegazioni nella storia dell’Italia recente, nella crisi della politica e nell’assoluta e comprovata inadeguatezza della classe politica, se ci si ferma alle sole parole si può comprendere quanto siamo ormai tutti intrappolati dentro un linguaggio e una narrazione (farlocca) della realtà che ci stanno sprofondando tutti in una fossa profonda dalle pareti scivolose che rendono impossibile ogni via di fuga. 

Ci vorrebbero narrazioni oneste, dal linguaggio chiaro nella sua capacità di analizzare le parole, “precisare, distinguere e scartare, dare a ogni espressione la sua esatta giustificazione”. Ci troviamo al contrario in presenza di narrazioni sempre condizionate e motivate da piccoli affari personali, da scelte utilitaristiche e interessate, funzionali a pensieri ideologizzati e poteri più o meno forti, guidate dal sensazionalismo che ha come risultato di impedire la comprensione e la riflessione. 

Non tutti scelgono il silenzio.

Alcuni, sempre troppo pochi, scelgono al contrario di continuare a riflettere, scavare, porre e porsi delle domande, portare alla luce ciò che viene artatamente offuscato o nascosto, e continuare a scrivere. Pur sapendo quanto possa essere limitato il contributo che è possibile dare. 

 

PS: Questo testo è stato ispirato da un piccolo libro letto in vacanza. Mi piacerebbe che qualcuno, senza indicazioni, mi sapesse dire di che libro si tratta!

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