La dignità ai tempi di Internet

01 Gennaio 2017 Redazione SoloTablet
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Il libro di Carlo Mazzucchelli 100 libri per una lettura critica della tecnologia è pubblicato nella collana Technovisions di Delos Digital

Lanier Jaron - La dignità ai tempi di Internet

 

Scheda libro

Titolo intero: La dignità ai tempi di Internet - Per una economia digitale equa

Titolo originale: Who owns the future Genere: Scienze sociali

Listino: 22,00

Editore: Il Saggiatore

Collana: La cultura

Pagine: 410

Data uscita: 2014

Valutazione ****

Commento

L'autore si rivolge al lettore come il protagonista e l'eroe della storia che vuole raccontare. Lo considera tale perché ritiene che il vero valore aggiunto dell'economia digitale è prodotto dagli utenti della Rete. È una produzione che avviene in modo gratuito e umiliante perché si trasforma in guadagni reali solo per una minoranza simbolica di persone e realtà, alcune delle quali, per la loro posizione di dominio e di controllo delle piattaforme tecnologiche, se ne avvantaggiano sempre. Con l'utente eroe in testa Lanier elabora nel suo libro una proposta alternativa finalizzata a ridare dignità alle persone e ad Internet attraverso forme di transizione e scambio effettivamente bidirezionali, nel senso che siano capaci di generare vantaggi nella forma di denari. L'obiettivo è di contribuire alla costruzione di un futuro migliore attraverso nuovi meccanismi democratici di monetizzazione capaci di ridurre le disuguaglianze e redistribuire i guadagni.  Distribuire meglio i guadagni significherà anche distribuire in modo più onesto e democratico il potere e l'influenza. A molti la proposta di Lanier apparirà come naïf, ad altri come inadeguata ad aggredire il sistema di potere dei produttori di tecnologia, la lettura del libro però può fornire conoscenze e strumenti per contribuire a trasformare Internet e la realtà tecnologica in maggiormente sostenibile in un'era dominata dalla informazione e dalla tecnologia.

Autore

Jaron Lanier nato a New York nel 1960 da una famiglia di emigrati europei, è un informatico, compositore e saggista statunitense, noto per aver reso popolare la locuzione virtual reality (realtà virtuale, di cui è peraltro considerato un pioniere). Lanier è principalmente uno sviluppatore di software, ma scrive anche per riviste, fra le quali Edge e Discover. È stato il teorizzatore  di nuove forme di comunicazione post-simbolica tramite una visualizzazione tridimensionale capace di sostituire il testo con oggetti virtuali capaci di esprimere visivamente e per immagini i concetti. Il lavoro di Lanier si è rivolto prevalentemente alla divulgazione sulla realtà virtuale e sull’impatto che essa ha nella vita di tutti i giorni in termini di nuova creatività, interattività e nuovi percorsi cognitivi. Ha lavorato come consulente con i Linden Lab,  l’azienda creatrice del progetto Second Life,  e di Microsoft per la realizzazione del Kinect, accessorio della Xbox 360.

 

"Le tecnologie digitali cambiano il modo in cui il potere (o un avatar del potere, come il denaro o una carica politica) viene conquistato, perduto, distribuito e difeso nelle vicende umane. Negli ultimi tempi la finanza, rafforzata dalle reti digitali, ha amplificato la corruzione e le illusioni, e Internet ha distrutto più posti di lavoro di quanti ne abbiano creato. Quindi partiamo da una semplice domanda: in che modo dobbiamo progettare le reti digitali  per renderle utili, invece che dannose, nell'affrontare le grandi sfide dell'umanità?"

 

 

Il tema centrale della riflessione di Jaron Lanier in questo libro del 2013 è la trasformazione di Internet in una realtà nella quale, mentre la maggioranza dei suoi abitanti continua felicemente a produrre gratuitamente e in modo trasparente contenuti, informazioni e conoscenze, una minoranza esigua di entità private concentra sempre più potere e ricchezza nelle mani di pochi. Da un lato la rivoluzione digitale sta continuando a distruggere posti di lavoro, dall'altro a fornire innumerevoli opportunità online che però non sono pagate in modo adeguato, ma servono solamente a consegnare il futuro nelle mani di pochi colossi tecnologici che, con le loro piattaforme e server centralizzati, traggono immensi profitti  dalle attività di persone ammaliate con il richiamo della gratuità, della trasparenza, della condivisione della apertura e della democraticità della Rete. Intrappolati in questa illusoria felicità i cittadini della Rete sono sempre più prigionieri di una stagnazione economica che impedisce loro di superare crisi economiche e disuguaglianze reali e materiali e di costruire futuri, anche online, diversi e realmente felici.

Nonostante la forte critica verso la fase attuale di evoluzione di Internet, Lanier continua a mantenere l'ottimismo dell'uomo rinascimentale dei tempi tecnologici che crede nell'esistenza di alternative possibili ai modelli di potere esistenti. La sua analisi unisce lo sguardo del tecnologo e un'acuta sensibilità sociale portandolo a cercare di capire le ragioni che hanno portato alla trasformazione di Internet e al predominio di logiche e dinamiche ritenute non degne e lontane dalle promesse di un tempo. Per evitare che la rivoluzione digitale perda slancio e si trasformi in una controrivoluzione dominata da pochi poteri forti con una visione disegualitaria e puramente commerciale della Rete, è necessario cambiare logiche e dinamiche, meccanismi e modelli di monetizzazione.

La necessità di modelli alternativi nasce dalla crescente automazione e dallo sviluppo di macchine intelligenti che stanno rubando posti di lavoro e professionalità sia manuali sia cognitive ma anche dall'esperienza felicitaria e inconsapevole degli utenti della Rete che stanno contribuendo con il loro lavoro gratuito ad alimentare il benessere di pochi, alla diseguaglianza crescente e a tenere in vita un modello economico che non potrà resistere a lungo senza grandi cambiamenti, anche sul fronte di Internet e della tecnologia.

Il modello suggerito da Lanier per ridare dignità a Internet e limare le disuguaglianze esistenti si basa sulla valorizzazione economica di qualsiasi contenuto prodotto in Rete, sia esso testo, video, immagine, disegno, prodotto o semplice idea. Oggi questi contenuti finiscono memorizzati su quelli che Lanier chiama Server Sirena, macchine di Big Data e Cloud Computing, possedute dai nuovi feudatari dell'era tecnologica, e usati per trarre vantaggi economici all'insaputa o senza informare chi quei contenuti ha prodotto. Nella proposta di Lanier al contrario ogni oggetto prodotto e condiviso in Rete, anche quelli che finiscono nella rete dei motori di ricerca come Google Search, dovrebbero al contrario essere valorizzati e generare delle forme di pagamento e di reddito. È una proposta simile a quelle da tempo oggetto di contenziosi in Rete sul copyright e il diritto d'autore. La diversità sta nel rifiutare ogni approccio burocratizzato e amministrativo che vedrebbe i server sirena e i loro proprietari ancora protagonisti per costruire al contrario algoritmi software capaci di innestare il diritto al riconoscimento economico in ogni ambito e spazio della Rete. Si tratterebbe di modificare il codice di Internet in modo da poter riconoscere l'origine e l'autore di ogni dato. Un pò quello che già succede sulle piattaforme di social networking ma con la differenza che nel modello proposto da Lanier ogni contenuto usato o condiviso (anche quelli visualizzati nella SEP di Google) avrebbe anche un valore economico e una gratificazione monetizzabile in denaro. Questo tipo di approccio potrebbe far crescere una nuova classe media composta da persone creative o semplicemente di persone che, grazie ai loro contributi online, potrebbero costruire nuovi vanali di reddito e di benessere personale.

A differenza di altri autori, citati in questo e-book, Lanier non sembra suggerire alcuna rivoluzione. Per lui ciò che conta è implementare modelli di monetizzazione diversi e farlo in modo da rendere facile e semplice agli utenti di trarne beneficio e vantaggi. Il lavoro da fare è anche di tipo cognitivo ed educativo. La maggioranza delle persone non comprende il valore dei dati e dei contenuti che produce perché è stata condizionata dall'idea della gratuità come forma di risarcimento e pagamento di servizi altrettanto gratuiti ricevuti online dalle piattaforme che utilizzano. Le persone dimenticano di analizzare perché questa gratuità sia loro offerta e come siano suddivisi i guadagni e i benefici generati. Manca ogni forma di negoziazione di tipo contrattuale e l'utente è posto per di più in una posizione subordinata che li ha trasformati in semplici produttori di dati e informazioni incatenandoli attraverso l'erogazione di servizi e di applicazioni. È una situazione quasi peggiore di quella dei consumatori che frequentano un supermercato della Esselunga o della Coop. Almeno loro dispongono di una carta fedeltà che permette l'accumulazione di punti utili a monetizzare e rientrare in possesso di una parte (minima ma reale) dei soldi spesi per i loro acquisti.

La riflessione dell'autore evita di raccontare le piattaforme di social network ed Internet come negative per . La critica è rivolta a chi ha trasformato tutte le tecnologie che permettono un'interazione con le persone in un potente strumento commerciale e di accumulazione di potere e influenza. È il risultato della presunzione di poter disporre delle tecnologie e degli algoritmi utili a prevedere in modo predittivo ciò che faranno le persone in modo da individuare comportamenti, abitudini e stili di vita ma anche di influenzarne l'emergenza e la diffusione. Il risultato è stato reso possibile dal possedere potenti mezzi tecnologici come i server sirena, perfetti in un'economia governata dai dati e dalle informazioni e dalle conoscenze da esse estraibili.

Peccato che nessuna di queste tecnologie sia stata pensata per una democratizzazione e una distribuzione equa dei guadagni. Può succedere così che il racconto o la poesia prodotti da un narratore/narratrice italiano/a siano magicamente tradotti da Google Translate, il potente strumento gratuito di traduzione di Google, senza che venga informato e senza che gli/le venga riconosciuto un adeguato pagamento in denaro. Nella proposta di Lanier questo potrebbe avere esiti diversi, grazie anche alle tecnologie che potrebbero essere implementate per una società dell'informazione umanistica, rispettosa della dignità del lavoro di tutti e gestita attraverso una contabilità onesta, automatizzata e semplificata.

La proposta di Lanier è definita da lui stesso come brutalmente matematica e tecnica e come tale incapace di rappresentare tutta la complessità delle varie realtà produttive. L'idea è di mettere a disposizione un sistema capace di calcolare il valore di ogni oggetto o contenuto prodotto per riconoscerne una parte di valore a chi lo ha creato. Se questo sistema si realizzasse si darebbe impulso allo sviluppo di una nuova classe sociale legata alla produzione di dati e informazioni ma soprattutto si restituirebbe dignità all'intero mondo della Rete. Dignità in questo contesto significherebbe che un numero crescente di persone acquisirebbero una cittadinanza nell'economia dell'informazione che permetterebbe loro di agire sia da acquirenti sia da venditori, sia da produttori sia da consumatori.

Chi leggerà questo libro si troverà di fronte al dilemma se collocarlo nella categoria dei testi tecno-pessimisti o tecno-ottimisti. La descrizione accurata dei meccanismi della Rete attuale lascia trasparire la sua ineluttabilità e resistenza al cambiamento, uno scenario che non può suscitare grandi ottimismi. In realtà Lanier continua ad essere un tecno-ottimista che crede nel potere di Internet, della Rete e delle tecnologie di generare mondi migliori.

La sua visione mira a cercare spazi e opportunità per introdurre miglioramenti e cambiamenti senza illudersi o andare alla ricerca del migliore dei mondi possibili di panglossiana memoria. Al tempo stesso il testo di questo libro e tutti gli altri scritti dall'autore contengono una forte critica all'ottimismo utopico che riempie la retorica conformista della narrazione tecnologica prevalente. La sua critica nasce dall'osservazione delle grandi diseguaglianze nella distribuzione dei benefici e dei vantaggi e dalla difficoltà che oggi hanno le moltitudini della Rete a far valere i loro diritti nei confronti dei pochi che la governano.

 

 

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