Giovane, non avere paura di crescere

01 Ottobre 2017 Redazione SoloTablet
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Giovane, non avere paura di crescere, continua a sperimentare imparando dai successi così come dagli insuccessi

Il libro di Carlo Mazzucchelli 100 strategie analogiche per resistere al digitale (e allo smartphone) è pubblicato nella collana Technovisions di Delos Digital

Giovane, non avere paura di crescere, continua a sperimentare imparando dai successi così come dagli insuccessi

 

Secondo la psicologa Jean Twnge, autrice di uno studio pubblicato nel 2017 con il titolo "iGen:Why Today’s Super-Connected Kids Are Growing Up Less Rebellious, More Tolerant, Less Happy and Completely Unprepared for Adulthood and What That Means for the Rest of Us", i Millennial, gli adolescenti di oggi hanno rinunciato a crescere in fretta e rinviano sempre più nel tempo le esperienze che fanno maturare verso l'età adulta. Esperienze come avere un partner, lavorare, provare trasgressioni come alcool o il fumo, guidare un'auto o fare sesso.

Lo studio della Twenge ha coinvolto quasi nove milioni di adolescenti americani tra i 13 e i 19 anni evidenziando una propensione diffusa a posticipare nel tempo azioni solitamente considerate come un traghettamento verso l'età adulta. La preferenza sembra andare verso una crescita rallentata, lenta, concentrata sul presente e poco rivolta al futuro. I diciottenni di oggi dimostrano di avere quindici anni e i loro compagni più grandi, invece di venticinque, ne dimostrano diciotto. Il crollo delle attività solitamente associate al passaggio verso l'età adulta è in atto da inizio secolo. Ad esempio mentre negli anni novanta il 54% degli adolescenti dichiarava di avere già avuto esperienze sessuali, oggi questa percentuale è scesa al 40%. Nel frattempo sono diminuite in modo drastico le patenti di guida tra ragazzi che raggiungono la maturità e sono calati gli appuntamenti romantici finalizzati alla ricerca di un partner.

I dati forniti dallo studio della Twenge sono confermati a livello globale da numerosi altri studi. Tutti individuano nel troppo tempo dedicato all'interazione tecnologica con i dispositivi, di cui gli adolescenti sono (iper) dotati, la causa e la spiegazione del fenomeno. I comportamenti rilevati indicano negli adolescenti odierni una minore voglia di sperimentare il nuovo, una preferenza per l'attimo presente e la volontà nichilista (forse inconsapevole) di allontanare in là nel tempo ogni ipotesi di futuro.

La tecnologia è probabilmente solo una delle cause di quanto sta succedendo ma è sintomatica di cambiamenti profondi indotti dall'uso dei mezzi tecnologici e dal troppo tempo a essi dedicato. Se la vita virtuale riempie numerose ore del giorno, le ore da dedicare alle attività fisiche o sportive, alla lettura o allo studio, alle amicizie o al sesso diminuiscono, così come diminuisce il desiderio o il bisogno di usarle in modo diverso. La conseguenza è un'adolescenza dilatata nel tempo, prolungata e digitalmente mummificata, che illude sulla persistenza del tempo presente ma in realtà impedisce di sperimentare cose nuove affrontando eventuali successi così come insuccessi. Gli uni e gli altri necessari per la crescita, l'apprendimento e il passaggio verso la maturità e l'età adulta.

La Twenge sembra sposare la tesi tecnofobica che assegna alla tecnologia la responsabilità maggiore. La tecnologia non è certamente neutrale ma non può essere considerata l'unica responsabile di una fuga nell'adolescenza dettata da motivi molto più reali e contingenti legati alla paura, all'incertezza, alla precarietà e al nichilismo che abitano lo scenario esistenziale degli adolescenti di oggi. A poco o nulla servono gli insegnamenti degli adulti e i loro suggerimenti. Loro stessi sono persi nei labirinti tecnologici che frequentano e incapaci di comprendere le numerose crisi che stanno vivendo, compreso il crollo dei valori che hanno caratterizzato il loro passaggio alla vita adulta e la loro vita ("Stavo pensando - disse Alice gentilmente - qual è la via migliore per uscire da questo bosco? Si sta facendo buoi. Me lo direste voi, per favore?" - Alice attraverso lo specchio di Lewis Carrol)..

Come ha scritto Galimberti nel suo libro Giovane, hai paura? l'adolescente di oggi deve accettare di convivere con il disagio culturale ed esistenziale, con le paure che derivano dal confronto con la realtà attuale, riconoscerne le cause e cercare delle risposte trovando uno scopo per farlo ed essendo consapevoli che "quello che non succede nei primi anni di vita non è più recuperabile".

L'invito è a rimettersi in cammino, a scoprire la fascinazione del nomadismo e del viaggiare, anche verso mete (futuri) sconosciute. Un viaggiare utile per sperimentare, grazie anche a fallimenti ed errori, curiosità e coraggio di scoprire sé stessi, la propria capacità di adattamento, di resistenza, di creare e innovare e di vivere dando un nuovo senso alle cose. Abituati al nomadismo della Rete si tratta di adottarne i modelli e le motivazioni per trasferire nella realtà la stessa curiosità, lo stesso coinvolgimento emotivo, partecipazione e voglia di vivere.

 

 

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