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Martin Heidegger: L'immaginario della tecnica

Martin Heidegger: L'immaginario della tecnica

11 Febbraio 2021 Redazione SoloTablet
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BIBLIOTECA TECNOLOGICA - l'influenza delle macchine sul pensiero e sull'immaginario collettivo.
Segnaliamo un articolo di Carlo Simone, pubblicato sul sito della Fondazione Micheletti
Piuttosto che iniziare facendo notare, come spesso accade nelle comunicazioni, la vastità del tema assegnato e la complessità delle questioni che quel tema implica, preferisco richiamare esplicitamente alcune vie che non ho percorso, perchè non avrei saputo percorrerle, o perchè non so bene dove mi avrebbero condotto, e perchè voglio naturalmente contenere il discorso entro limiti accettabili.

 Si possono dunque brevemente illustrare alcune delle numerose possibilità che il titolo proposto potrebbe suggerire ma che ho scartato (alcune delle aspettative quindi che andranno deluse).

 In primo luogo, l'immaginario della tecnica e quindi l'immaginario dei tecnici: l'estetica dunque, consapevole o meno, della macchina, fino a giungere al design; ma anche le ricadute della cultura della macchina sull'estetica e sull'arte. Di qui un percorso teso a ricostruire i nessi fra arte e macchine, o più in generale fra arte e industria. Un tema, questo, indagato fra gli altri da Lewis Mumford in Tecnica e cultura, un libro non recente, ma che costituisce un riferimento obbligato (gran parte dell'opera di questo autore, del resto, rappresenta un riferimento essenziale per il tema che si sta affrontando). Mumford, dunque, notava che proprio nel periodo in cui si aveva fiducia nell'industrializzazione, in cui  si credeva in un progresso certo, lineare e sicuro dell'industrialismo e delle tecnologie, proprio allora si riteneva la macchina brutta, e come solo la sensibilità degli artisti sarebbe poi stata in grado di fare i conti con la logica del macchinismo, a partire - dice ancora Mumford - dai cubisti, che si sarebbero misurati con un'estetica diversa, e da alcuni scultori, come Brancusi in particolare, capaci di vedere nella macchina anche valori estetici.

 Un altro percorso possibile sarebbe quello che prende in considerazione l'influenza delle macchine sul pensiero, non tanto sulla storia del pensiero, sul pensiero dei filosofi, quanto sul modo di pensare di noi tutti. Credo che soprattutto, seguendo questa strada, ci si dovrebbe addentrare, da un lato, fra i timori e le speranze che oggi circondano il computer, l'informatica, la telematica, le reti; dall'altro, più concretamente,  dovremmo interrogarci sulla diretta e quotidiana esperienza della maggior parte di noi, di persone che del computer utilizzano quasi esclusivamente i sistemi di videoscrittura e si sono resi conto che questa macchina non è priva di effetti sullo scrivere, forse anche sul pensare che sottende lo scrivere (io, per esempio, ho sentito il bisogno di preparare questi appunti prima a mano, su foglietti, per mantenere una visione complessiva del discorso, ma poi li ho organizzati e arricchiti usando il computer, e mi chiedo se questa comunicazione sarebbe la stessa se avessi proseguito il mio lavoro con penna e foglio ...).  Un altro modo di affrontare temi come quello proposto è poi quello di considerare i due poli, l'immaginario e la macchina, e di analizzarne i significati che via via hanno assunto. A questo proposito, la voce "Macchina" dell'Enciclopedia Einaudi è molto interessante, a partire dall'esame iniziale dei confini che separano l'attrezzo dalla macchina, con l'osservazione che la macchina è un attrezzo che pone una serie di mediazioni più forti tra chi lavora e il prodotto del lavoro. Si entra così in considerazioni ormai classiche, sull'inevitabile separazione che la macchina crea fra lavoratore, prodotto del lavoro e lavoro stesso, sull'alienazione del lavoratore quindi.

 Quanto all'immaginario, è chiaro che il riferimento è quello della storiografia francese, della "nuova storia" francese che ha indagato la storia dell'immaginario.

 Ma tralasciamo anche questo possibile percorso e insieme quello già accennato riguardante il posto della tecnica e delle macchine nella storia del pensiero, dalla sottovalutazione o addirittura dal disprezzo manifestato dal pensiero classico, in una società in cui esisteva il lavoro servile, a Bacone, "filosofo della rivoluzione industriale", come sostenne Farrington, fino al destino della società occidentale pervasa dalla tecnica, con Heidegger, per altri versi con Jonas.

 Del resto, non solo il pensiero "alto", ma anche le mentalità diffuse hanno subito l'influenza profonda delle innovazioni tecnologiche: "le conquiste più durevoli della macchina - è ancora Mumford ad osservarlo - non furono mai gli strumenti in se stessi, che erano subito sorpassati, né i beni prodotti, che si consumavano in breve tempo, ma i nuovi modi di vita che essa rendeva possibili".

 E' da una simile impostazione che mi è sembrato opportuno partire, cercando di riunire notizie e qualche osservazione attorno ad alcuni percorsi dell'immaginario collettivo in rapporto alle macchine, ad alcune costanti, potremmo dire, che si possono riscontrare nell'immaginario derivato dal rapporto con le macchine. In particolare, si cercherà di fermare il discorso soprattutto su macchine che conosciamo bene, che attraversano o hanno attraversato la quotidianità di tutti, almeno in Occidente, e di prenderle in considerazione non nel momento in cui sono state inventate o realizzate in prototipi, ma dopo, quando hanno iniziato il loro viaggio fra gli usi e i riti quotidiani e hanno poi finito per diventare presenze scontate. E' naturalmente inevitabile occuparsi solo di alcune macchine, non perchè queste siano più importanti di altre nella nostra vita e nel nostro immaginario (se si parlerà di telefono e non di automobile, per esempio, non è perchè si ritiene possibile sottovalutare il peso dell'automobile nel nostro modo di vivere e di pensare), ma piuttosto perchè la diffusione e gli usi di alcune macchine si propongono come un terreno di riflessione particolarmente fertile, proprio perchè la loro assimilazione è giunta a tal punto da non riuscire quasi a pensare che non ci siano sempre state,  da non mettere neanche teoricamente in conto  che un giorno se ne possa o se ne debba fare  a meno: così accade appunto per il telefono e l'auto, diffusisi pressapoco nello stesso arco di tempo e pure presenti in modo diverso nei nostri giorni e nella nostra mentalità (nessuno mette in discussione l'uso del telefono, mentre quello dell'automobile rappresenta, e rappresenterà probabilmente sempre più, un problema aperto).

 In conclusione, si cercherà di mettere in luce il significato e il valore di una ricerca e di una riflessione sul tema dell'affermazione delle macchine nell'uso comune, della loro diffusione e dell'evoluzione della loro percezione, del loro ruolo nella nostra vita, del loro posto nell'immaginario collettivo.

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