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Il dono nel digitale ovvero come è scomparsa la gratuità

Il dono nel digitale ovvero come è scomparsa la gratuità

05 Ottobre 2017 Edoardo Mattei
Edoardo Mattei
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La Giornata del Dono è l'occasione per pensare alla trasformazione subita dalla categoria del dono. La difficoltà di pensare ad un dono gratuito, realmente disinteressato ha determinato la nascita di nuove relazioni sociali che, privando il dono della sua gratuità, teorizzano uno scambio etico: dare con l'aspettativa di ricevere. Questo è alla base delle relazioni digitali e della economia di condivisione. Eppure, dietro ai nomi evocativi, si nasconde ancora una matrice economica dura a scomparire. Far riemergere la gratuità è l'unica soluzione possibile.

Il 4 ottobre è il Giorno del Dono, istituito dalla legge nr. 110 del 15 luglio 2015. L'Istituto Italiano della Donazione, promotore della legge, organizza in questo giorno il DONODAY, giunto quest'anno alla terza edizione. Le donazioni raccolte sono distribuite fra le ONLUS associate che si sono impegnate a mantenere precisi valori etici secondo le norme contenute nella Carta della Donazione.

 

Dono, omaggio e gratuità

La categoria del dono, nella nostra era digitale figlia della postmodernità, ha subito molte trasformazioni allontanandosi da suo significato originario tanto da quasi dimenticarlo. Desidero, qui, riscoprire il valore della parola «dono» per ridargli il giusto significato.

Il dono, parola di origine indoeuropea, significa «dare», è l'«atto di dare senza aspettare un ricambio», al di fuori di qualsiasi implicazione o inclusione morale e non deve essere confuso con omaggio, atto con cui il vassallo giurava fedeltà al proprio signore, che identifica una professione di ossequio o stima. Il dono è un «dare» disinteressato che presuppone una relazione e può essere pensato come processo costitutivo di una società, intesa come insieme di relazioni.

 Dono Digitale Gift 

Il dono come relazione interpersonale

Lo storico inglese Matthew Fforde nell'attuale processo socio culturale rileva un «allentamento dei legami sociali» e il «declino del senso comunitario», un processo che chiama desocializzazione. La crisi degli istituti sociali e politici (famiglia, partiti, sindacati) ha generato l'individualismo ed aumentato la conflittualità. Una teoria che riecheggia l'analisi dei «legami deboli» di Mark Granovetter, lungamente citata – anche a sproposito - nell'analisi dei social network, e riformulata in toni meno apocalittici da Zygmunt Bauman nella denuncia della dissoluzione della società in una nuova dimensione individualistica. Un argomento, quello della dissoluzione, condiviso con l'antropologo Marc Augé riguardo ai luoghi  e non luoghi fino alla dematerializzazione e della perdita del reale profetizzata da Jean Baudrillard e Paul Virilio. Se la società svanisse, come ci ricorda lo psicoanalista Luigi Zoja, assisteremmo alla «morte del prossimo» e dovremmo arrenderci all'evidenza che il dono, come prodotto di una relazione, non sarebbe più possibile.

 

Il dono come relazione economica

Il dono non poteva resistere molto neanche in campo economico. Le relazioni interpersonali, fondamentali nel dono, vengono sostituite a vantaggio delle regole di mercato: lo scambio prende il posto del dono. In questo modo ci si può assicurare dalle imprevedibilità dei rapporti umani e si adottano regole certe e condivise che riparano le persone da delusioni e sofferenze, dai rischi dei sentimenti. John Rawls, filosofo della politica statunitense, teorizza una posizione originaria di "mutuo disinteresse" alla base di una società equa, risolvendo il problema della relazione (la differenza dell'io e del tu) semplicemente rimuovendola. Jacques Derrida, a causa del ricordo positivo dell'azione compiuta, nega la possibilità di un "dono puro" laddove Jean-Luc Marion, al contrario, vede nascere una «ipotesi di relazione».

Sembra che il dono, privato della sua gratuità, non sia più in grado di uscire da uno schema economico: l'accadere del dono fa nascere nel donatore l'aspettativa che il ricevente si senta obbligato a ricambiare.

 Dono Digitale Natalizio

Il dono come relazione digitale

Questa è la prassi del dono nel digitale: dare con l'aspettativa di ricevere. Un processo che trova in Marcel Mauss il più valido (e citato) teorico. L'etnologo francese sostiene che il dono presuppone tre gesti: donare, ricevere, contraccambiare. Questi gesti legati insieme danno vita ad una relazione che può durare nel tempo. Donare, infatti, comporta la presenza di chi dona e di chi riceve. Quest'ultimo, accettando il dono stabilisce la relazione e, se contraccambia, la relazione si può consolidare nel tempo.

Il filosofo Alain Caillé si domanda se la donazione sia alla base del legame sociale, mediano fra l'utilitarismo individualista dell'homo œconomicus e il collettivismo durkheiminiano, dove l'individuo è in funzione del bene della società. Così, oltre al valore d'uso, valore determinato dal bisogno soddisfatto, e al valore di scambio, controparte in soldi o beni che posso acquistare, si configura un terzo parametro legato alla capacità di costruzione dei legami.

Si ritorna così al punto iniziale: la forza dei legami deboli permette di costituire una trama più ramificata di relazioni poco impegnative, il network, dove il dono è la principale moneta di scambio. Le moderne rete di condivisione, dal peer-to-peer (come Torrent) alla sharing economy (come il Uber), afferiscono a questa nuova concezione del dono e della condivisione dove la gratuità del dare viene rimossa in favore dello scambio (ritenuto) "equalitario".

 

Ritornare al dono gratuito

Il dono è un atto d'amore confinato nei catechismi e nelle teologie ed invece può vivere persino fuori da una relazione senza essere ricambiato. Il dono ha una matrice oblativa che la cultura digitale non conosce. «Ad un input corrisponde almeno un output» insegnavano Edward Yourdon e Tom Demarco nella loro personale declinazione dell'Analisi Strutturata rappresentata dai Data Flow Diagram. In caso contrario, si era in presenza di un errore e il sistema non funzionava.

Quali sono le caratteristiche della condivisione nella sharing economy o nel peer-to-peer? Nella prima si paga il servizio, nella seconda c'è un obbligo morale ed in entrambe manca la gratuità. In definitiva, sono risposte raffinate di un capitalismo in crisi che sperimenta nuove forme di sopravvivenza.

L'assurdo di Cristo e della sua morte in Croce è l'assoluta donazione. I suoi erano tutti scappati e lo avevano abbandonato: nessuno sembrava disposto ad accettare questo "dono". Nessuno era presente per instaurare una "relazione". L'assurdo del "dono puro" di questo amore è così forte che ancora oggi siamo nel disagio se qualcuno ci "dona" qualcosa senza motivo. Ci sentiamo oggetti ad elemosina oppure costretti controvoglia all'obbligo morale di ricambiare con il fastidio di stabilire una relazione non voluta. Il dono gratuito interroga intimamente le nostre coscienze commerciali e fa nascere una domanda: chi ci può amare così?

Nell'era digitale manifestiamo la nostra incapacità di ricevere, quindi di dare, il desiderio più grande che abbiamo: un dono d'amore.

  

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