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Il cyberspazio è uno spazio divertente, specchio della nostra società

Il cyberspazio è uno spazio divertente, specchio della nostra società

02 Ottobre 2017 Psicologia e Tecnologia
Psicologia e Tecnologia
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Penso che i nuovi media offrano delle nuove possibilità critiche per la crescita personale, per lo sviluppo dei sensi personali di padronanza, per formare nuovi tipi di relazioni e per comunicare con gli amici e la famiglia in tutto il mondo, nell’immediato, persino nei mondi intimi, oltre che dare la possibilità di effettuare ricerche con sete di cultura di qualsiasi tipo, in modo facile e immediato.

La tecnologia definisce il contesto nel quale ci muoviamo, ci relazioniamo con noi stessi e con gli altri. Le forme di interazione con essa sono dettate dalle pratiche imposte dai dispositivi, dalle regole delle piattaforme di social networking, dagli algoritmi e dagli spazi virtuali del Web. La riflessione sul ruolo della tecnologia, sulla sua pervasività e sui suoi effetti non può essere lasciata solo ai tecnologi o ai filosofi ma deve coinvolgere tutti, anche gli psicologi.

La psicologia può contribuire sia all'implementazione di tecnologie più umane e alla loro conoscenza, sia a comprendere gli effetti della tecnologia sulle persone e a suggerire cosa fare per viverla in modo efficace favorendo il benessere personale, la conoscenza del Sè e del mondo, ed evitando le sue dipendenze e i rischi potenziali.

Sulla tecnologia e i suoi effetti SoloTablet sta sviluppando da tempo una riflessione ampia e aperta, contribuendo alla più ampia discussione in corso. Un approccio usato ha coinvolto tramite interviste filosofi, teologi, antropologi, psicologi e studiosi che stanno contribuendo con il loro lavoro speculativo, di ricerca, professionale e di scrittura a questa riflessione. Questa intervista è stata pensata per gli psicologi.

In questo articolo proponiamo l’intervista che Carlo Mazzucchelli  ha condotto con Il dr Ettore Zinzi Psicologo Psicoterapeuta e Consigliere Onorario Minorile presso la Coorte d’Appello di Taranto


Buongiorno. Può raccontarci qualcosa di lei, della sua attività attuale, delle sue specializzazioni e aree di interesse professionale? Come colloca le problematiche tecnologiche all'interno delle sue attività di psicologo/a?

Sono uno Psicologo Clinico specializzato in Psicoterapia Clinica e di Comunità (A.S.P.I.C.) ad approccio Umanistico Integrato. Attualmente sono Consigliere Onorario Minorile presso la Coorte d’Appello di Taranto, docente in diversi progetti formativi, svolgo attività libero professionale di Psicologo Psicoterapeuta presso i miei studi clinici su Taranto e Palagiano, inoltre sono il curatore ideatore ed editore del sito www.psicologo-taranto.com sito di approfondimenti su temi di natura psicologica presente on line da diversi anni.

In ambito clinico mi occupo del trattamento, diagnosi e cura di vari disturbi di natura psicologica avendo un occhio di riguardo alle nuove dipendenze. Sin dall’inizio dei miei studi mi sono interessato dell’influenza dello spazio virtuale sulla psiche umana laureandomi con una tesi intitolata: “ Le caratteristiche psicologiche del cyberspazio. Le implicazioni e applicazioni della rete.”(scaricabile in formato ebook) .

Preciso non per vezzo ma per offrire un maggiore dato storico che, all’epoca, nel 2004 l’argomento in Italia era ancora sconosciuto dalla comunità scientifica tant’è che i miei approfondimenti bibliografici si basavano su ricerche svolte all’estero, ricordo ancora le facce dei miei docenti dell’università “La Sapienza di Roma” quando esposi la mia tesi, un ricordo che ormai mi lascia sorridere dopo essere stato amaro per qualche tempo, il mondo di internet era pressoché ignaro a loro quasi mi davano del visionario quando esponevo le mie ipotesi sulle possibili problematiche di dipendenza che si prospettavano oppure quando esponevo le possibili evoluzioni positive che il contesto virtuale poteva offrire alla pratica clinica dello Psicoterapeuta e a quanto fossero utili gli studi in questa direzione.

Oggi presto molta attenzione allo studio delle nuove dipendenze che trovano nella rete grande flato, gioco d’azzardo, dipendenze da gioco, social, acquisto compulsivo ecc.

 

Secondo il filosofo pop del momento, Slavoj Žižek, viviamo tempi alla fine dei tempi. Quella del filosofo sloveno è una riflessione sulla società e sull'economia del terzo millennio ma può essere estesa anche alla tecnologia e alla sua volontà di potenza (il technium di Kevin Kelly nel suo libro Cosa vuole la tecnologia) che stanno trasformando il mondo, l'uomo, la percezione della realtà e l'evoluzione futura del genere umano. La trasformazione in atto obbliga tutti a riflettere sul fenomeno della pervasività e dell'uso diffuso di strumenti tecnologici ma anche sugli effetti della tecnologia. Qual è la sua visione attuale dell'era tecnologica che viviamo e che tipo di riflessione dovrebbe essere fatta, da parte degli psicologi e degli scienziati ma anche delle singole persone?

L’ evoluzione e i cambiamenti ci sono sempre stati, l’uomo tendenzialmente ha sempre mutato i suoi usi e costumi utilizzando la sua capacità di coping, capacità di risolvere problemi,  adattandosi e manipolando il contesto.

La rete offre dei cambiamenti a tutti i livelli coinvolgendo i nostri sensi, pensieri comportamenti ecc. pertanto bisogna anche essere informati riflettendo e studiando i possibili pro e contro che questo mondo comporta.

 

Molti adolescenti passano fino a otto ore al giorno connessi ai loro dispositivi mobili. Studi scientifici hanno dimostrato come l'utilizzo eccessivo di strumenti tecnologici aumenti negli adolescenti il rischio della dipendenza e della salute mentale. I problemi evidenziati sono quelli dell'attenzione, del controllo del comportamento e delle emozioni, della relazione con sè stessi e con gli altri. Ci sono anche effetti positivi ma sembrano inferiori a quelli considerati negativi. Lei cosa ne pensa? Quali sono i benefici e i vantaggi e quali i rischi e le problematiche più frequenti?

Stando attaccati per otto ore ad un display è chiaro che ci debbano essere dei contro, proprio come accade quando si eccede in qualsiasi attività o comportamento di vita. La tecnologia se non viene utilizzata in modo corretto può avere diversi effetti negativi; allo stesso modo se utilizzata con cognizione può avere più effetti positivi che negativi. E’ ovvio che il cyberspazio dando accesso a chiunque, ovunque, e su qualunque cosa facilita l’uomo nel bene e nel male. Può slatentizzare un ossessivo facilitandolo nella condotta di gioco online compulsivo così come può slatentizzare un genio nel dargli la possibilità di diffondere le sue teorie. Pertanto mi sembra che come al solito la chiave sia nell’equilibrio che l’utente ha nella sua vita sia reale che virtuale e quanto egli sia consapevole di quello che fa. I rischi della vita on line portano le stesse difficoltà che si hanno off line ovviamente trasformate, favorite ed evolute in base al contesto virtuale.

I dispositivi tecnologici e le loro piattaforme software catturano l'attenzione e tengono incatenati, fisicamente e psicologicamente. Cosa impedisce veramente di staccarsi dal proprio dispositivo? Le applicazioni digitali offrono viaggi senza fine. Social network, Netflix, videogiochi sembrano favorire la serialità e la circolarità, senza vie di uscita. Anche per la loro capacità di produrre gratificazioni continue, consumo del tempo e coinvolgimento emotivo. Esistono secondo lei alternative, vie d'uscite dai mondi virtuali e tecnologici attuali? Cosa bisogna fare per far convivere mondi virtuali e mondi fattuali senza perdere sè stessi?

Si! i mezzi tecnologici sono costruiti per dare piacere anche semplicemente nel senso di darci il piacere di pagare una bolletta da casa stando su un divano, sicuramente attraggono e ci tengono incollati al display. Non solo nell’equilibrio adattivo insito nell’utente è riposto il loro buon utilizzo, ma lo è anche in chi questi spazi li idea, realizza e dovrebbe renderli senza “controindicazioni”.

E’ l’uomo, il programmatore, l’imprenditore che cerca di catturare e imprigionare l’utente nel suo social, sito di scommesse, blog ecc. per ricavarne benefici inseguendo la solita logica del business di mercato in cui il pesce grande mangia pesce piccolo. Si veda per esempio a come ormai gli organi statali e privati associati avendo favorito i giochi con vincita in denaro e la sua pubblicità hanno ormai anestetizzato e reso dipendenti milioni di cittadini (slot machine, roulette, gratta e vinci ecc.).

 

Viviamo immersi in un processo evolutivo che ha assimilato la tecnologia subendone la volontà di potenza e la velocità di fuga. La tecnologia è diventata parte integrante e necessaria della vita di tutti i giorni. Non ne possiamo fare a meno, anche se scarsa è la conoscenza degli strumenti usati e la consapevolezza sui loro effetti. La tecnologia non è neutrale ma neppure cattiva. Molto dipende dall'uso consapevole e critico che di essa viene fatto per conoscere sè stessi e soddisfare i propri bisogni. La tecnologia non deve essere demonizzata ma neppure trasformata in una nuova religione. Ma questo è quanto sembra stia accadendo, evidenziando una nuova fuga dalla realtà e verso l'irrazionalità. Lei cosa ne pensa?

Certamente oggi è più facile, fuggire in questi mondi che ci danno l’illusione di muoverci stando fermi.  Ma grazie alla consapevolezza, alla cultura e all’occhio attento di ognuno di noi che questi mezzi possono essere sfruttati al fine di darci più benefici che problemi.

 

Nell'evoluzione attuale gli esseri umani sembrano delegare alla tecnologia porzioni importanti delle loro vite o usarla come efficace farmaco antidepressivo. Alla ricerca di benessere, felicità e potere, gli umani sembrano coinvolti e complici in un continuo cambiamento che potrebbe determinare la sparizione della loro caratteristica umana. Grazie ai nostri dispositivi tecnologici ci sentiamo tutti un po’superuomini ma la percezione che la tecnologia stia prendendo il sopravvento genera ansia, panico e infelicità. Forse per questo si preferisce vivere nel presente continuo rinunciando a ricordare il passato e a sondare il futuro.  Lei cosa ne pensa? Non crede che ci sarebbe bisogno di un approccio critico alla tecnologia e una maggiore consapevolezza?

Si come abbiamo già ripetuto più volte la consapevolezza e cultura sul mezzo è la via migliore per non essere né troppo “impigliati” nel modo virtuale che troppo lontani da esso.

Miliardi di persone sono oggi dotate di smartphone usati come protesi tecnologiche, di display magnetici capaci di restringere la visuale dell'occhio umano rendendola falsamente aumentata, di applicazioni in grado di regalare esperienze virtuali e parallele di tipo digitale. In questa realtà ciò che manca è una riflessione su quanto la tecnologia stia cambiando la vita delle persone (High Tech High Touch di Naisbitt) ma soprattutto su quali siano gli effetti e quali possano esserne le conseguenze.  Il primo effetto è che stanno cambiando i concetti stessi con cui analizziamo e cerchiamo di comprendere la realtà. La tecnologia non è più neutrale, sta riscrivendo il mondo intero e il cervello stesso delle persone. Lo sta facendo attraverso il potere dei produttori tecnologici e la tacita complicità degli utenti/consumatori. Come stanno cambiando secondo lei i concetti della psicologia che usiamo per interagire e comprendere la realtà tecnologica? Ritiene anche lei che la tecnologia non sia più neutrale?

Pensavo al fatto che purtroppo è forse il mondo del consumismo che sin da prima dell’avvento della tecnologia non fosse già neutrale cercando di attirare i suoi consumatori e che tra essi ce ne fossero alcuni più facili da coinvolgere.

 

Secondo il filosofo francese Alain Badiou ciò che interessa non è tanto quel che è (chi siamo!) ma quel che viene. Con lo sguardo rivolto alla tecnologia e alla sua evoluzione, quali sono secondo lei i possibili scenari psicologici futuri che stanno emergendo e quale immagine ci stanno anticipando del mondo futuro che verrà?

Rispondo a questa domanda con la modalità pensiero che ormai mi impongo da anni quindi quella del sano ottimismo: immagino un futuro in cui la tecnologia ci faciliti nello svolgimento della vita quotidiana, facendoci spendere meno ore nel lavoro o attività “meccaniche alienanti” e restituendoci del tempo da poter dedicare a noi stessi e alla nostra crescita culturale individuale e collettiva.

 

Secondo alcuni, tecnofobi, tecno-pessimisti e tecno-luddisti, il futuro della tecnologia sarà distopico, dominato dalle macchine, dalla singolarità di Kurzweil (la via di fuga della tecnologia) e da un Matrix nel quale saranno introvabili persino le pillole rosse che hanno permesso a Neo di prendere coscienza della realtà artificiale nella quale era imprigionato. Per altri, tecnofili, tecno-entusiasti e tecno-maniaci, il futuro sarà ricco di opportunità e nuove utopie/etopie. A quali di queste categorie pensa di appartenere e qual è la sua visione del futuro tecnologico che ci aspetta? E se la posizione da assumere fosse semplicemente quelle tecno-critica o tecno-cinica? E se a contare davvero fosse solo una maggiore consapevolezza diffusa nell'utilizzo della tecnologia?

Restituendo la metafora di Matrix come dovrebbe essersi capito io appartengo a quella categoria di persone che ritiene che è importante distribuire e diffondere le pillole rosse che hanno permesso a Neo di prendere coscienza della realtà artificiale nella quale era imprigionato al fine di dargli la possibilità di adattarsi e padroneggiarla.

 

 

Una delle studiose più attente al fenomeno della tecnologia è Sherry Turkle. Nei suoi libri Insieme ma soli e nell'ultimo La conversazione necessaria, la Turkle ha analizzato il fenomeno dei social network arrivando alla conclusione che, avendo sacrificato la conversazione umana alle tecnologie digitali,  il dialogo stia perdendo la sua forza e si stia perdendo la capacità di sopportare solitudine e inquietudini ma anche di concentrarsi, riflettere e operare per il proprio benessere psichico e cognitivo. Lei come guarda al fenomeno dei social network e alle pratiche, anche compulsive, che in essi si manifestano? Cosa stiamo perdendo e/o guadagnando da una interazione umana e con la realtà sempre più mediata da dispositivi tecnologici?

Come ho già riportato nei miei articoli in cui approfondisco le argomentazioni della stessa Turkle (www.psicologo-taranto.com/?s=turkle)  sono molte le riflessioni che possono venir fuori da un viaggio tra le “longitudini e latitudini del cyberspazio”, mano a mano che “i bit si sostituiscono agli atomi”. La Turkle sostiene: “Se il computer si sta sostituendo nel tempo ai nostri coetanei e genitori, non è un bene. Ma se il computer sta sostituendo la televisione, allora potrebbe essere un progresso”.

Ciò che personalmente credo accomuni i pensieri dei vari studiosi impegnati in questo campo, è il fatto che , che essenzialmente riflette ciò che avviene nella vita off-line, ma con un po’ più di esagerazione.

C’è, comunque, da fare una netta distinzione, tra vita on-line e vita off-line. Se infatti una persona nella vita reale mostra personalità multiple, distinte, noi la definiamo psicotica; al contrario, nella vita virtuale, le personalità multiple, non solo sono accettate, ma anche considerate disinvolte e fluide.

Riflettendo un po’ meglio su questo aspetto dell’identità, non dobbiamo dimenticare che noi viviamo una esistenza incessantemente frammentata e dai ruoli multipli, anche off-line. Una donna si può svegliare come un’amante, fare colazione come una madre, e andare al lavoro come un avvocato. Un uomo può essere un manager in ufficio, un calciatore nel tempo libero e un educatore a casa. E’ stato sempre naturale, anche quando le reti dei computer non esistevano, che le persone assumessero ruoli differenti. E’ una sfida pensare alle identità di ciascuno in termini di molteplicità. Internet semplicemente concretizza e rende più urgente la domanda sull’identità come molteplicità. Il cyberspazio prende la fluidità dell’identità, che è richiesta nella vita di tutti i giorni, e la innalza ad una potenza più alta: le persone giungono a vedersi come una somma di presenze distribuite sulle varie finestre che si aprono sullo schermo.

 

In ogni ambito di realtà e pratica umana la conversazione e la relazione sono sempre più mediate dalla tecnologia che impone codici, linguaggi e forme della comunicazione ma anche comportamenti, stili di vita e regole sociali. Ma se è vero quello che ha scritto Daniel Coleman sull'intelligenza emotiva, cosa succede secondo lei ai circuiti sociali del nostro cervello in questo tipo di interazioni tecnologiche? Cosa si perde senza la componente emozionale che sempre caratterizza gli incontri faccia a faccia?

Sicuramente il media è ancora in via di sviluppo avendo ancora limiti nelle sue potenzialità rispetto alla comunicazione “face to face” per questa ragione anche i  codici, linguaggi e forme della comunicazione, comportamenti, stili di vita e regole sociali continueranno ad evolversi adattandosi sempre di più alla realtà condivisibile; si pensi alle emoticon che in modo simile a come  accade nell’intelligenza emotiva cercano di offrire la possibilità di esprimere e comprendere e quindi padroneggiare gli stati emotivi. D'altronde l’intelligenza emotiva offre la capacità di poter leggere tra le righe della comunicazione le sfumature emotive di noi stessi e degli interlocutori proprio come può accadere sfogliando con attenzione un profilo in cui con un occhio allenato si può comunque comprendere alcuni dei tratti emotivi caratteristici del suo ideatore.

 

E' di questi giorni la decisione del ministero della pubblica istruzione di permettere l'uso degli smartphone personali in classe (un BYOD scolastico). Potrebbe essere un espediente intelligente per evitare investimenti tecnologici a scuola oppure una scelta di campo a favore del ruolo positivo che la tecnologia può portare a scuola cambiando la didattica e il modo di apprendere. Lei ritiene corretto che nelle scuole sia introdotto l'uso dello smartphone? Anche se rimarrebbero attive le piattaforme di social networking? Non pensa che in classe attenzione, concentrazione e tempo dovrebbero evitare ogni forma di distrazione e controllo tecnologico?

Sarebbe ipocrita oltre che sprecato non fare accedere nelle nostre scuole uno strumento ormai presente ed utile nella vita di tutti i giorni e quindi anche nello studio. E’ da ciechi non riuscire a vedere i vantaggi che questi strumenti portano, oltretutto è proprio nelle scuole che dovrebbe essere insegnato il corretto uso di questi mezzi. Quindi questo dovrebbe essere un utile modo per attrezzarsi ed iniziare a sviluppare nuovi percorsi formativi di prevenzione atti favorire l’uso corretto di questi media.

 

Ogni prodotto tecnologico cambia il contesto in cui è utilizzato plasmando stili di vita, comportamenti, mente e cervello. Come tale deve essere studiato e compreso nei suoi effetti sugli individui. Cosa può apprendere uno psicologo dall'utilizzo e dallo studio delle piattaforme di social networking? Quale peso assumono le molteplici realtà virtuali nel definire la percezione del Sè, l'identità e le relazioni con gli altri? Quali sono i cambiamenti determinati dall'uso dei nuovi media tecnologici che obbligano lo psicologo a ripensare teorie, pratiche e modelli da utilizzare nella sua attività professionale?

Penso che i nuovi media offrano delle nuove possibilità critiche per la crescita personale, per lo sviluppo dei sensi personali di padronanza, per formare nuovi tipi di relazioni e per comunicare con gli amici e la famiglia in tutto il mondo, nell’immediato, persino nei mondi intimi, oltre che dare la possibilità di effettuare ricerche con sete di cultura di qualsiasi tipo, in modo facile e immediato.

Personalmente credo che il buon uso e i risultati della tecnologia dipenderanno in futuro, da ciò che le persone sapranno realizzare con essa. Dobbiamo considerarci consci di essere capaci di influenzare profondamente l’avvenire e il risultato di come andranno le cose. Allo stato attuale molte domande, e  molte scelte per l’assimilazione di questa tecnologia, hanno dei limiti; con diverso grado di soddisfazione dell’on-line da parte della gente. Noi viviamo nei nostri corpi. Noi siamo terrestri. Noi siamo esseri fisici, così come mentali, cerebrali, cognitivi ed emotivi. Credo, con ottimismo, che le persone riusciranno a utilizzare la vita sullo schermo per meglio esprimersi nelle proprie potenzialità. Stà nel modo in cui la cultura e l’educazione vengono diffuse la chiave per un utilizzo equilibrato di questi strumenti.

* Tutte le immagini di questo articolo sono scatti di viaggio di Carlo Mazzucchelli (Alaska, India)

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