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Viaggiare pieni di speranza è meglio che arrivare

Viaggiare pieni di speranza è meglio che arrivare

04 Aprile 2016 Redazione SoloTablet
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La frase del titolo è di Louis Stevenson e descrive perfettamente la situazione moderna fatta di destinazioni che cambiano in continuazione a causa di una realtà sempre più dinamica, mobile, precaria e in movimento. Si vive e si va di corsa, in compagnia di dispositivi tecnologici che impongono il loro ritmo e la loro agenda e ai quali siamo sempre più felicemente connessi e dipendenti.

Il viaggio odierno non prevede necessariamente uno spostamento fisico o di muoversi con mezzi di trasporto. Si viaggia molto più di prima ma lo si fa sempre più spesso virtualmente, navigando gli spazi Web e online e muovendosi alla velocità della luce e in continuazione da un posto all’altro. E’ un viaggio che non prevede soggiorni lunghi ma va di fretta, come se non esistessero destinazioni finali ma tante tappe, tutte intermedie e da consumare adesso.

Il viaggio è molto tecnologico e regala l’esperienza senza spazio e senza tempo tipico della Rete. Una Rete composta di un’infinità di punti diversi, tutti tra loro connessi, frammentati e fatti apposta per essere attraversati, esattamente come lo è il punto geometrico che manca di lunghezza, larghezza e profondità. Ogni punto è una specie di buco nero pieno di possibilità e potenziali opportunità ma l’esperienza che del viaggio viene fatta online è sempre di corsa e tale da bruciare o non rendere percepibili le une e le altre.

Nella realtà il viaggio è oggi condizionato dal timore di attentati e dai rischi reali che si possono correre in molte località o destinazioni. Online il viaggio non ha limitazioni e per molti versi sostituisce quello reale. A viaggiare sono le molteplici identità algoritmiche con le quali si abitano gli spazi virtuali della Rete. Il viaggio reale produce migliaia di fotografie che servono a costruire una memoria e, non necessariamente, un album di ricordi. Quello online è fatto di scarti e rapide ripartenze, di consumo veloce, e momenti che non si accumulano ma si elidono a vicenda.

Online il viaggio si traduce in una serie lineare di click e nell’abilità di sfruttare motori di ricerca e mappe per navigare le cose come fingono di essere nella loro simulazione digitale e visuale. Offline il viaggio comporta delle scelte che non sono mai lineari, non possono essere determinate da semplici click. La difficoltà di scegliere non nasce solo dalla percezione legata ai rischi della sfida terroristica ma dalla costante incertezza nella quale si è precipitati. E’ un’incertezza che nasce dalle difficoltà reali della vita moderna ma anche dall’avere assorbito la frammentarietà tipica dell’era tecnologica nella quale si è immersi.

Viaggiare nell’era pre-tecnologica ha significato andare alla ricerca di esperienze nuove ma anche del proprio passato (identità) con l’obiettivo di acquisire nuove conoscenze e apprendere accumulando informazioni, esperienze e culture. Viaggiare online è sperimentare l’attimo fuggente tipico del consumatore mai soddisfatto e sempre alla ricerca di nuove soddisfazioni. L’obiettivo non è l’album delle fotografie, semmai quello di Instagram o Pinterest, più facilmente riempibile così come altrettanto rapidamente cancellabile.

Da un viaggio molto tecnologico e virtuale emergono infinite opportunità di viaggio per tutti ma anche il rischio che, credendo di esser stati ovunque, non si senta la necessità di andare in alcun posto. A impedire di viaggiare in molti casi è oggi l’assenza delle risorse economiche per farlo ma anche la paralisi della volontà, la paura di fare delle scelte, la tendenza a preferire il gadget tecnologico al viaggio o al prodotto culturale, l’ignoranza (non conoscenza) e l’incapacità a controllare il proprio futuro

Viaggiare pieni di speranza è un bel viaggiare, anche quando è virtuale e online, ma arrivare a qualche destinazione finale e rimanerci è ancora meglio!

 

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