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Siamo tutti potenziali vittime di dipendenza

Siamo tutti potenziali vittime di dipendenza

19 Ottobre 2017 Redazione SoloTablet
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Lo dicono le neuroscienze che studiano i meccanismi del cervello legati all'attenzione e alle dipendenze. Alcuni studi recenti indicano che i soggetti affetti da dipendenze di vario tipo e quelli che ne sembrano esserne immuni hanno in realtà molto in comune a livello cognitivo e neurobiologico. La dipendenza è un tipo di disordine che non fa alcuna discriminazione.

Alcuni studi neurobiologici e cognitivi evidenziano che anche gli individui non affetti da dipendenze posseggono un cervello con meccanismi (stimolo-gratificazione) che potrebbero essere attivati per generare dipendenza. La dipendenza è legata all'abitudine ma anche alla capacità dell'oggetto che crea dipendenza a catturare l'attenzione del soggetto.  Anche chi non soffre di alcuna dipendenza sembra dimostrare una elevata suscettibilità ad essere condizionato dagli stessi meccanismi che solitamente generano dipendenza.

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Ad attirare la nostra attenzione e a mettere in moto meccanismi cognitivi e neurobiologici capaci di portare alla dipendenza non sono soltanto droghe, alcool o sostanze allucinogene ma anche videogiochi, applicazioni di Realtà Virtuale e altre forme di 'sostanze' tecnologiche. Gli effetti possono essere anche in questi casi di tipo patologico così come simili alle dipendenze da droghe sono anche i tentativi di astinenza e la difficoltà a mantenerli a lungo nel tempo. Gli stimoli che le droghe, comprese quelle tecnologiche, sono in grado di inviare hanno la capacità di catturare e attivare i meccanismi neurali legati alla gratificazione determinando processi decisionali condizionati e inadeguati a resistere o a fare le scelte più giuste. Questi stimoli sembrano avere la grande capacità di catturare l'attenzione anche se il soggetto è consapevole dei rischi che corre in termini di potenziale dipendenza. Simile è anche la capacità di questi stimoli di monopolizzare completamente l'attenzione di coloro che sono già dipendenti.

I risultati degli studi neurobiologici e cognitivi che rilevano questa similarità suggeriscono che i comportamenti umani non sono sempre il riflesso di scelte consapevoli o intenzioni consce bensì l'effetto di automatismi con i quali bisogna confrontarsi consapevolmente per cercare soluzioni utili. Ad esempio per sostituire comportamenti potenzialmente dannosi con altri più salutari e portatori di benessere e felicità maggiore. L'errore da evitare è di dare per scontato che le conoscenze fin qui acquisite sulle dipendenze e su come sono generate siano le uniche valide. Per trattare le dipendenze è necessario continuare ad approfondire i processi cognitivi che le attivano e le sostengono così come i meccanismi neurobiologici ad essi sottostanti.

Per un approfondimento si può leggere lo studio dello psicologo Brian Anderson pubblicato nel 2016: "What Is Abnormal About Addiction-Related Attentional Biases?"

 

*Foto della testata: https://med.stanford.edu/

 

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