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La pandemia ha messo a nudo le criticità nell'accesso alle cure, ai servizi, alla cultura

La pandemia ha messo a nudo le criticità nell'accesso alle cure, ai servizi, alla cultura

27 Gennaio 2021 Alessandro Bianchi
Alessandro Bianchi
Alessandro Bianchi
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Ritengo che la psicologia abbia da sempre, per propria costituzione, gli strumenti per incidere sul sociale a partire dalle azioni di promozione del benessere psicologico. La riflessione su di sé come singoli, della ricaduta delle proprie azioni in chiave sistemica sulla società può offrire nuovi modelli di vita che possono ispirare un benessere sociale.

SALUTE E DISEGUAGLIANZA

L’OMS definisce la salute non come semplice assenza di malattia, ma “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”, equiparandola ai diritti fondamentali che spettano alle persone. Coerentemente intende come promozione della salute il processo che mette in grado le persone di aumentarne il controllo e di migliorarla. 

La pandemia ha messo in evidenza come la salute sia una condizione accessibile in modo disuguale dalla popolazione, in funzione delle caratteristiche socio economiche: chi dispone una casa grande, magari con giardino, di dispositivi tecnologici per smartworking e studio e di una rete sociale attiva è avvantaggiato e sta meglio; chi queste cose non ha, appartiene alla schiera dei cosiddetti “nuovi poveri”, o fa parte dei “vecchi” è più in difficoltà. 

Analogamente la promozione della salute attecchisce in maniera differenziata sui diversi terreni socioculturali. Lo stesso avviene su scala mondiale: i popoli ricchi stanno meglio, quelli poveri peggio, anche nella possibilità di reagire alle malattie (resilienza). Non dimentichiamoci che i secondi sono maggioritari sui primi. 

In questo blog, ospitato su, SoloTablet.it, abbiamo deciso di allestire uno spazio dialogico aperto, sotto forma di interviste, che raccolga contributi e riflessioni. Sono state poste domande sia a professionisti della salute (psicologi), che a insegnanti della fascia 0-6. Questi ultimi poiché, accompagnando i bambini nelle esperienze cruciali dei primi anni di vita, contribuiscono a gettare le basi per la salute futura.

 

L'articolo contiene l'intervista di Alessandro Bianchi a Ivana Gallo Psicologa - Psicoterapeuta - Terapeuta EMDR - Terapia a Seduta Singola


Per prima cosa direi di cominciare con un breve presentazione di cosa fai, quali gli ambiti nei quali sei specializzata/o e nei quali operi professionalmente, dei progetti a cui sta lavorando, degli interessi culturali e eventuali scuole/teorie/pratiche psicologiche di appartenenza.

Sono Ivana Gallo, psicoterapeuta funzionale, terapeuta EMDR, docente di scuola secondaria. Svolgo la mia attività professionale ad Aversa e Castel Volturno, in provincia di Caserta. Mi occupo di Disturbi d’ansia, disturbo da stress post traumatico, elaborazione del lutto, disturbi del comportamento alimentare, dipendenze affettive. Conduco, inoltre, Laboratori di Crescita Personale, corsi di Benessere in gravidanza e accompagnamento alla nascita, educazione alla genitorialità. 

Puoi dirci qualcosa di quanto e come le tue attività lavorative/professionali siano cambiate per effetto della pandemia?

Dopo l’iniziale disorientamento per una situazione che era del tutto nuova, è stato subito evidente che era necessario riorganizzarsi a livello personale e professionale per aiutare le persone a gestire al meglio quanto stava avvenendo. Per ragioni di prudenza e per favorire il rispetto delle regole del lockdown, nella scorsa primavera ho svolto le sedute di terapia esclusivamente online e offerto supporto telefonico gratuito a quanti si sentivano in difficoltà nell’affrontare il cambiamento imposto, le paure connesse alla malattia, le difficoltà lavorative, relazionali, personali.

Questo ha richiesto una rimodulazione del setting e in qualche caso anche un adeguamento del piano terapeutico alla luce dei cambiamenti connessi all’emergenza. Già a partire da giugno ho riattivato la modalità in presenza, nel rispetto di tutte le regole di prevenzione, collaboro con gruppi di terapeuti volontari per il supporto telefonico gratuito a quanti sono stati colpiti in maniera diretta o indiretta dal COVID-19.

In definitiva, posso dire che il lavoro è cambiato sia sul piano quantitativo delle richieste che qualitativo, rispetto alla tipologia di utenza e alle modalità di erogazione dei servizi. 

La pandemia pone in evidenza la grande discrepanza esistente in Italia tra offerta pubblica di servizi psicologici, insufficiente, e offerta privata. Come sottolineato dal presidente nazionale dell’Ordine degli Psicologi Lazzari, al bisogno diffuso e crescente di sostegno psicologico corrisponde una maggiore difficoltà ad accedervi. L’emergenza sanitaria si è portata appresso una crisi economica drammatica, acuendo le disparità già esistenti. Il rischio è che il disagio rimanga senza risposta per una larga fascia di popolazione, quella più fragile in particolare. Quale è il polso della situazione dal tuo osservatorio?

Condivido pienamente quanto dichiarato dal dott. Lazzari che fotografa una situazione, a mio avviso, sotto gli occhi di tutti. Se per qualcuno restare in casa diverse settimane, fermare improvvisamente e drasticamente il proprio ritmo di vita durante la “prima ondata”, ha comportato un momento di crescita personale, di rivalutazione dei propri obiettivi di vita e conseguentemente una riprogettazione concreta del proprio futuro (cambiare lavoro, alimentazione, chiudere una relazione, lasciare o riprendere gli studi), un nutrito numero di persone è stato sopraffatto da questo immobilismo e dall’incertezza, manifestando l’acuirsi di eventuali malesseri pregressi o l’insorgenza di sintomi ansiosi, depressivi, disturbi alimentari, ossessioni, fobie. A questi bisogna aggiungere quanti sono stati colpiti direttamente o indirettamente dalla malattia e dal lutto di congiunti o amici. A mio avviso sul piano psicologico la seconda e la terza ondata stanno producendo ulteriori danni soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione, provate dall’isolamento sociale, dalle difficoltà familiari, dall’impossibilità di svago.

Per gravità e dimensioni del fenomeno non possiamo non parlare di un trauma collettivo che non è stato adeguatamente affrontato dalla politica. Ancora una volta abbiamo visto l’attivarsi di reti di psicologi volontari che hanno offerto supporto gratuito a quanti ne facessero richiesta tramite Associazioni (come l’Associazione EMDR Italia) o Social (come il gruppo facebook TerapiadomiciliareCovid19). Sono stati erogati alcuni fondi per il reclutamento di psicologi nelle scuole ma si è trattato di ben poca cosa rispetto alle reali necessità e richieste.

Personalmente ho registrato un aumento di richieste di aiuto da parte di chi non è stato colpito economicamente dalla crisi ma anche la sospensione di diversi percorsi terapeutici perché le mutate condizioni lavorative ed economiche familiari hanno impedito la prosecuzione del percorso.

La salute psicologica non è ancora riconosciuta come diritto né come priorità dallo Stato che, probabilmente, non ha ancora compreso la stretta relazione tra salute psichica e salute fisica. 

Sono passati i tempi di Basaglia, quando da una disciplina specifica, in quel caso la psichiatria, partiva una radicale proposta di cambiamento culturale con riflessi sociali importanti. Ritieni che oggi vi sia per la psicologia una possibilità per incidere sul sociale, contribuire alla crescita di una cultura di equità, di giustizia sociale, di redistribuzione equa della salute? Quali sono gli elementi sensibili su cui fare leva per una cultura del benessere fruibile da tutti e realmente inclusiva?

Ritengo che la psicologia abbia da sempre, per propria costituzione, gli strumenti per incidere sul sociale a partire dalle azioni di promozione del benessere psicologico. La riflessione su di sé come singoli, della ricaduta delle proprie azioni in chiave sistemica sulla società può offrire nuovi modelli di vita che possono ispirare un benessere sociale.

Se c’è qualcosa che la pandemia ha insegnato è il valore del tempo, delle pause, avere più tempo da dedicare alla famiglia, a se stessi, il dono della noia, dello stare e del rallentare. La nostra società non ha rispetto dei tempi dell’uomo, impone ritmi innaturali, scadenze, doveri, performance, la psicologia può insegnare l’importanza di ritornare al Sé, ai propri ritmi, all’elogio della lentezza per accogliere sensazioni, opportunità. Spesso ai miei pazienti ricordo la canzone di Lauzi “la tartaruga” che “andando piano trovò la felicità”. Ovviamente rallentare è solo il primo passo per una più profonda consapevolezza di sé, dell’altro e di quello che ci circonda, il che a sua volta comporta interesse per l’ecosistema, per i fragili, per il benessere collettivo. 

  1. 5. Hai qualche proposta operativa in merito?

Credo che siano innumerevoli le proposte operative che da anni circolano in merito. Per questo riporto quelle che a mio avviso sarebbero prioritarie:

  • Il ripristino di una scuola pubblica di qualità, che non sia più (come in troppi casi) parcheggio o diplomificio, che torni ad essere agenzia educativa e sociale con la presenza di uno psicologo scolastico adeguatamente formato.
  • Laboratori di crescita personale e mindfulness attivati anche dal servizio pubblico, da affiancare a sportelli antiviolenza, sportelli per le dipendenze patologiche, sportelli per l’educazione alla genitorialità.
  • L’istituzione dello psicologo di base, o se preferiamo “psicologo di famiglia” che, esattamente come il suo omologo medico, sia disponibile e preparato ad accogliere le richieste d’aiuto dei propri assistiti, inviandoli, all’occorrenza, agli specialisti. 

Lo svantaggio socio economico ad essere ereditario; alimenta la povertà educativa, limita le opportunità culturali e i diritti (dal gioco nei bambini, all’accesso, in generale, a beni e servizi dedicati e opportunità di apprendimento); la povertà di relazioni e l’isolamento restringono la dimensione emotiva della socialità, la capacità di relazionarsi con le realtà di riferimento, la resilienza alla malattia. Un fenomeno che tende a perpetuarsi nelle generazioni successive. Da psicologa come vedi il futuro? 

Credo che questo periodo abbia messo a nudo una serie di criticità connesse all’accesso alle cure, ai servizi, alla cultura.

Sebbene da psicologa mi auguri che questo possa portare a interventi di carattere politico-sociale finalizzati ad un più equo accesso ai servizi, da insegnante rilevo che la distruzione dell’istituzione scolastica pubblica, perpetrata negli ultimi decenni, ha reso le masse incapaci di reclamare in modo adeguato i propri diritti. L’impreparazione della classe dirigente si confronta con una vasta parte della società che, a prescindere dalle proprie disponibilità economiche e titolo di studi, è incapace di comprendere un testo di media difficoltà, di difendere una propria opinione senza ricorrere alla violenza verbale e/o fisica, di saper avanzare proposte concrete di interesse comune.

 

 

 

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