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🍒🍒 ABBIAMO PERSO IL SONNO?

🍒🍒 ABBIAMO PERSO IL SONNO?

23 Gennaio 2023 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Nell’edizione della mia newsletter TECNOCONSAPEVOLEZZA del 22 marzo 2022 avevo parlato del bisogno crescente di silenzio mediale come bisogno di tranquillità, anche psichica, alla ricerca di riposo, rilassatezza e “profondissima” quiete.

Questo bisogno di silenzio (shorturl.at/DG067) non trova facilmente soddisfazione. Non lo soddisfa neppure il sonno ristoratore di cui tutti abbiamo bisogno. Di silenzio c’è bisogno per prendere sonno e per dormire, ma oggi si dorme male, si dorme sempre meno o non si dorme affatto. 

🍒PREOCCUPAZIONI E SCHERMI DIGITALI 

Diventati soggetti (profili) quantificati dentro un presente percepito come insostenibile che si divora il futuro, a toglierci il sonno ci pensano le tante preoccupazioni che stanno condizionando la nostra vita e la realtà vissuta. 

Ibridati tecnologicamente come siamo, a toglierci il sonno è anche un piccolo schermo al quale dedichiamo sempre più tempo e attenzione. Con un primo effetto indesiderato immediato, soffriamo tutti, chi più chi meno, di insonnia. 

Preoccupazioni e schermi generano uno sfinimento che pervade l’intero nostro essere, condizionando la nostra vita quotidiana. Facendo fatica ad abbandonarci a Morfeo per goderne i benefici, ci svegliamo frequentemente e al mattino non ci sentiamo per nulla riposati, anzi siamo anche un po’ esausti. 

Viviamo i tempi dell’incertezza e dell’ansia, ma anche della stanchezza, dell’affaticamento. Il sonno ci servirebbe per evitare crisi di nervi nocive per il nostro bisogno di essere sempre positivi, felici e performanti. Una situazione non proprio ottimale in contesti che ci vedono interagire con artefatti tecnologici sempre più vivaci, voraci, prestazionali e intelligenti, che hanno sempre bisogno di energia ma non certo di riposare, tantomeno di dormire e di sognare. 

🍒LO SFINIMENTO CHE CI RENDE ESAUSTI 

Lo sfinimento non è pura invenzione narrativa. È reale, documentato, raccontato da numerosi studi e articoli di giornale, di fatti di cronaca che parlano dei suoi effetti: aumento dei suicidi, in particolare tra i più giovani, reazioni violente in aumento, disturbi vari collegabili ad ansia, depressione e malattie psichiche varie. Come scrive la filosofa Rosi Braidotti “Sentirsi emotivamente e fisicamente svuotati, sovraccarichi di lavoro e incapaci di farcela, sono condizioni fin troppo comuni nel nostro mondo in rapida evoluzione ma sempre cinicamente competitivo”. A questo sfinimento si collega un altro tipo di affaticamento, fisico-motorio e cognitivo, quello che deriva dall’uso prolungato e compulsivo dei dispositivi digitali. 

Gli studi (i papers)illustrano molto bene l’effetto che una esposizione prolungata a dispositivi tecnologici ha sul sonno, in particolare sul tempo di latenza dell’inizio del sonno più lungo. Più tempo si passa davanti a uno schermo e meno saranno le ore di sonno. L’uso di dispositivi nelle ore che precedono il sonno porta a disturbi del sonno riducendone il tempo totale e compromettendone la qualità, limitando i sogni o trasformandoli in incubi. Quando al mattino ci si alza, sfiniti, ancora stanchi, esausti, dentro un tempo dilatato e senza tempo, ci si ritrova impreparati ad affrontare l’altalena di aspettative e fallimenti giornalieri che ci aspettano, in difficoltà a gestire le angosce che emergono dal profondo e che nessun artefatto tecnologico sarà mai in grado di allontanare. 

🍒I PALLIATIVI NON SERVONO 

Hai voglia a frequentare corsi di yoga, sullo star bene, sulla wellness, sull’autostima e la cura del sé. Si continua a non dormire! Ci si ritrova intrappolati dentro una condizione di malessere che toglie le forze, impedisce le prestazioni richieste da una società competitiva che ha eletto la performance a valore indiscusso. Alla ricerca di soluzioni per ritrovare il sonno perduto rigenerandosi, a nulla servono (psico)farmaci antiansia (negli Stati Uniti spopola lo XANAX) o droghe chimiche varie. A nulla serve la sperimentazione di pratiche o tecniche alternative in grado di facilitare il sonno ristoratore. Ad esempio vivendo il disagio e il malessere come elementi trasformativi verso la consapevolezza (qui intesa come mindfulness), utile a rigenerarsi, a innescare scelte, processi e azioni di cambiamento in grado di modificare la propria realtà esistenziale e il modo di interagire con la realtà.   

🍒CHE FARE? 

Le soluzioni per dormire latitano, quelle facili (curare l’insonnia con una APP) e ovvie (Dalmadorm, Felison, Halcion, Minias, Roipnol, ecc.) non funzionano. Nell’era tecnologica l’insonnia è diventata per alcuni il motore di una società che non dorme mai. La difficoltà a dormire è in realtà cartina di tornasole di un malessere più grande, psichico, psicologico, esistenziale. Un malessere che continua da svegli in forme di sonnambulismo che evidenziano la schizofrenia di una vita contemporanea vissuta dentro mondi fattuali e virtuali (in potenza) non sempre comunicanti. 

In assenza di soluzioni certe, un modo per ritrovare la capacità di dormire potrebbe forse consistere nel ricercare percorsi esistenziali alternativi, personali e soggettivi. Percorsi che passano attraverso la coscienza “dell’incertezza, della casualità e della tragedia delle cose umane” (Morin) accettando in modo affermativo il rischio, la negatività, la vulnerabilità e la complessità, sfuggendo alla litania che pretende di risolvere tutto e di spiegare tutto, evitando le semplificazioni, anche narrative, dando retta al cervello ma anche al cuore (“l’esprit de finesse”), alle relazioni, alle passioni e agli affetti, costruire insomma un “cuore intelligente” per contrastare il conformismo dilagante, anche nelle cure per il sonno. 

L’insonnia si può anche riempire (mediare) con un buon libro aperto, un romanzo, un saggio, da leggere, utile a sviluppare la capacità di leggere. 

E poi non bisogna dimenticare di staccare la spina, spegnere i cellulari e tenerli lontani dal comodino!

 

 

 

 

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