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Il futuro non è che l'inizio. Per andare dove?

Il futuro non è che l'inizio. Per andare dove?

30 Ottobre 2014 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Per i meno giovani andare sulla Luna ha significato realizzare un sogno dell'umanità ma non tutti ci sono poi potuti andare. Anzi dopo dodici allunaggi si è deciso di non riprovarci più. Molte previsioni finiscono in nulla e molti sogni si infrangono, anche quelli trainati da visioni ottimistiche della realtà e del suo futuro.

Lo slogan usato alla Leopolda dai renziani doc e soprattutto da quelli dell'ultima ora può essere analizzato prendendo a prestito i mille libri scritti sul tema del tempo ma forse è sufficiente ricordare quanto diceva Marshal McLuhan:   The future of the future is the present .

Ciò che in genere colpisce è l'impossibilità o l'incapacità a portare a realizzazione sogni e previsioni, anche da parte di coloro che alimentano facili ottimismi promuovendo una cultura positiva e affermativa.

A nulla servono rivoluzioni e nuove narrazioni. Contano molto di più le resistenze e le barriere politiche che rendono difficile innovare, anche nell'epoca dei cinguettii #staisereno  e dei bit digitali. Chi frena usa come argomento l'idea che è sempre necessario mantenere qualche forma di bilanciamento e equilibrio. Se si innova o si cambia bisogna sempre valutarne gli effetti, le conseguenze e i relativi costi.  Meglio non cambiare...

Ciò che vale per la politica può essere applicato anche alla tecnologia che sta caratterizzando l'evoluzione presente del genere umano e condizionando molto probabilmente quella futura. Per capire cosa sta succedendo è sufficiente pensare ai grandi progetti in corso come la sequenziazione del genoma umano, quello che punta a fare la stessa cosa con i neuroni (connettoma), la scannerizzazione di milioni di libri, disegni e quadri per la creazione di archivi e biblioteche completamente digitali, la conquista dello spazio ad opera di privati che preparano i viaggi di massa intorno alla Terra. Progetti fantastici che devono fare i conti con la sorpresa e la potenza di Tsunami o bombe d'acqua imprevisti, e di pandemie come Ebola che nessuna tecnologia permette oggi di debellare completamente.

"La distinzione tra passato, presente e futuro è solo una ostinata e persistente illusione" - Einstein

Anche nel modo tecnologico, così come in quello politico, il problema non sono i nostri sogni o progetti e le proiezioni utopiche (positive) o distopiche (negative) sul futuro. L'ostacolo principale a ogni ambizione non nasce infatti dall'idea di futuro che si ha, ma da cosa pensiamo del nostro presente e della visione che abbiamo del nostro passato (Il futuro del futuro è il presente).

Guardando al futuro molti paventano il rischio della sparizione dei posti di lavoro a causa della diffusione di macchine e robot che oltre a rimpiazzare i lavoratori esistenti potrebbero impedire anche la creazione di nuovi posti di lavoro (un robot vale per tre!). Simili preoccupazioni e ansie sono generate per gli effetti del progresso tecnologico in altri ambiti come il clima, l'ecologia, l'alta velocità (TAV). 

La visione negativa non nasce casualmente o dalla condivisione di slogan facilmente confezionabili e ripetibili ma dalla considerazione che, a differenza delle precedenti generazioni che pensavano al loro presente come migliore del loro passato, oggi non si crede più che il futuro possa essere migliore del presente. Le generazioni dei Baby Boomers hanno assistito a rivoluzioni tecnologiche reali che hanno cambiato il panorama delle città, la scienza biologica e medica, fino alle nuove tecnologie di Internet e oggi dei nuovi media e del Mobile. Hanno anche preso coscienza dei numerosi effetti negativi della tecnologia in termini di distruzione del territorio, cognitivi e culturali, controllo e video-sorveglianza, eccessivo consumismo, ecc.

"Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato." - George Orwell

La maggiore consapevolezza della realtà non porta necessariamente a visioni negative del futuro ma neppure alla sua celebrazione. Più che i grandi progressi ciò che interessa all'uomo comune è la soddisfazione efficace dei suoi bisogni e la possibilità di vivere bene, anche grazie alla tecnologia e alle buone scelte della Politica, nel momento presente. Passato, presente e futuro sono temi complicati se usati in modo ideologico, utili se accettati nella loro ambiguità e inadeguatezza ad anticipare l'avvenire.

Se lo slogan 'il futuro è solo l'inizio' indica la difficoltà insita nel progredire, cambiare e fare cose nuove, il risultato potrebbe anche essere, nella sua incompletezza, positivo. Se invece nasce dall'arroganza e dalla ambizione di poter determinare il futuro, il progresso potrebbe riservare delle amare sorprese.

 

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