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OLTREPASSARE: una pratica filosofica?

OLTREPASSARE: una pratica filosofica?

01 Settembre 2021 Redazione SoloTablet
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Mi è stato chiesto da Carlo Mazzucchelli se la proposta di Oltrepassare possa essere/diventare una pratica filosofica. La mia risposta nelle righe che seguono.

Un articolo di Maria Giovanna Farinafilosofa, consulente filosofico, formatrice e scrittrice.


Il significato delle parole, ricerca e analisi nella pratica filosofica

È fondamentale tornare e ri-tornare al significato delle parole, al dialogo vero, al pensiero critico.

Quando si parla di significato delle parole il rimando è immediato all'Ermeneutica filosofica e all'indagine critica che questo ramo della filosofia ha messo in atto. Il termine ermeneutica deriva dal verbo greco ermeneuein che vuol dire esporre, dichiarare, spiegare, interpretare, ed infine tradurre. Il termine ermeneutica è di origine teologica, esso contiene in sé il nome di Ermes, il messaggero degli dei greci dell'Olimpo. Una delle attività di Ermes è aiutare le Moire a comporre l'alfabeto pelagico, traducendo i suoni in segni egli trasforma i fonemi in grafemi: avviene così il passaggio dall'oralità alla scrittura.

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Il linguaggio come interpretazione è allo stesso tempo tradizione e traduzione, dà e dice senso, ma è anche tradimento perché nel tradurre può fuorviare dicendo oltre e altro. Il dio Ermes è il primo traditore, nel trasporre le parole degli dei agli uomini è costretto a mediare per farsi comprensibile agli umani, facendo ciò tradisce il messaggio originario.

Andando oltre, oltrepassando, commettiamo un tradimento come Ermes, ma con il nobile fine di ricercare senza sosta il senso, il significato, più profondo di noi.

Nelle pagine iniziali di Leggere Il Capitale, il filosofo Althusser afferma che nell'epoca del tripudio del pensiero scientifico si impone a noi il compito di chiarire il senso dei gesti umani più semplici: vedere, ascoltare, parlare, leggere. Esperienze fondamentali per l'esistente che vive con altri esistenti: esperienze per andare oltre. Leggere è la chiave del discorso capace di condurci ad una nuova lettura di Marx che Althusser individua in due principi diversi; secondo il filosofo, Marx analizza gli economisti con una lettura prima, a libro aperto, per vedere ad esempio ciò che Adam Smith non ha visto.

Poi passa ad una lettura seconda dove non viene più considerata la contrapposizione tra assenze e presenze nel testo, ma la loro connessione è a prescindere dallo sguardo del lettore: si coglie così il non detto, la svista consiste nel non vedere ciò che si vede. La lettura seconda è ascolto del silenzio che si maschera tra le parole del discorso manifesto, un po' come avviene nell'interpretazione dei sogni di stampo freudiano. La parola che è nella presenza è leggibile alla lettura prima così non è per il concetto, la parola oltre a se stessa dice anche il concetto ossia ciò che è altro da sé. Per mostrare la duplice funzione della parola, Althusser usa il termine sintomo, essa dice l'assenza di un concetto, il sintomo è questo: l'assenza.

La lettura sintomale è quella che ci permette di andare oltre l'apparenza per trovare il senso nascosto, inconscio, del pensiero e di conseguenza di noi stessi nelle nostre parole. Noi esseri umani siamo prima di tutto pensiero e siamo davvero esseri pensanti solo se il nostro pensare vive in continuo movimento, ma non un movimento qualunque bensì uno critico capace di andare oltre per distinguere la realtà dalle proprie impressioni soggettive, dalle proprie interpretazioni personali e i propri pregiudizi.

In quest'ottica, l'esperienza di Oltrepassare si fa “ermeneutica vivente” per mettere in atto nell'oggi contemporaneo una ricerca di senso che diventa ricerca del noi nascosto, del noi esseri animali dotati di linguaggio, del noi esseri pensanti, del noi esseri dialoganti. In questo lavoro di ricerca e di cura fatta di parole, la filosofia mostra come non sia una scienza dell'astratto e dell'inutile ma una possibilità per superare le nostre difficoltà esistenziali. Cercare e ri-cercare il senso delle parole oltre l'evidente, mettersi in ascolto di noi e dell'altro, cogliere il senso delle parole non dette, muoversi in un territorio oltre, è uno strumento della pratica filosofica, per quanto mi riguarda, fin dai suoi esordi.

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