2017 - 100 strategie analogiche per resistere al digitale (e allo smartphone) /

Non stare al gioco e ribellati al Grande Fratello che è in te

Non stare al gioco e ribellati al Grande Fratello che è in te

01 Ottobre 2017 Redazione SoloTablet
SoloTablet
Redazione SoloTablet
share
Sei spiato, videosorvegliato e controllato sempre e ovunque, non stare al gioco e ribellati al Grande Fratello che è in te

Il libro di Carlo Mazzucchelli 100 strategie analogiche per resistere al digitale (e allo smartphone) è pubblicato nella collana Technovisions di Delos Digital

Sei spiato, videosorvegliato e controllato sempre e ovunque, non stare al gioco e ribellati al Grande Fratello che è in te

 

L'idea di poter sfuggire a una sorveglianza (“ce que arrive” diceva Paul Virilio),  diventata liquida, pervasiva, fluida e invisibile è una pia illusione. Pochi si illudono ormai sulla possibilità di vivere in contesti da essa liberati e autonomi.

Le tecniche di sorveglianza di massa hanno raggiunto livelli tali da spegnere ogni speranza e annegare ogni illusione. Unica possibilità è la fuga da qualsiasi oggetto tecnologico, il ritiro in mondi lontani dal mondo e in spazi ancora vergini e incontaminati dalla tecnologia. Una speranza resa vana dal proliferare di satelliti orbitanti, di droni sempre più curiosi e potenti, di Bot sempre più intelligenti e iperattivi, di sensori che alimentano reti degli oggetti e tecnologie indossabili e dalla crescente ignoranza e mancanza di consapevolezza umana. Rimangono due sole possibilità: fregarsene o provare a resistere. Senza farsi molte illusioni! Anche perché nella sorveglianza attuale c'è molta complicità da parte degli stessi utenti.

Tutti sorvegliano tutti, anche se stessi, come in un unico Grande Fratello planetario: con selfie, iPad, iPhone e tanta iStupidità. La sorveglianza tecnologica non opera solo nella raccolta di dati e informazioni ma anche nel convincere e acculturare i cittadini a rinunciare alla loro privacy come diritto, condividendola come pegno necessario per avere in cambio benefici, comodità e convenienze. Le nuove tecnologie permettono a molti di fuggire dalla privacy intesa come diritto di libertà. A chi pratica la sorveglianza di normalizzarla evidenziandone la minore importanza rispetto a vantaggi e benefici derivanti da pratiche tecnologiche quotidiane nell'uso di dispositivi, applicazioni e media digitali.

Promuovendo la pratica del selfie si alimentano vanità e narcisismi vari, a scapito di diritti, responsabilità sociali e comportamenti etici. Sacrificando il diritto alla privacy, il cittadino tecnologico non ha solamente ceduto se stesso a interessi commerciali, ha rinunciato anche alla propria libertà individuale e politica. Il fenomeno della sorveglianza tecnologica è caratterizzato da video-telecamere presenti in ogni luogo, capaci di registrare ubriacature o scippi per strada così come comportamenti inadeguati in pubblico, al cinema o in un museo. È caratterizzato da comportamenti sociali diffusi come quelli che spingono molti (pescatoridi immagini), dotati di iPhone, iPad e tanta iStupidità a fissare dentro un'immagine digitale qualsiasi cosa, a partire da se stessi, immortalati in selfie narcisistici e facilmente condivisibili. L'autoscatto in sé non è una pratica negativa.

Il contesto che ne emerge vede in atto un'azione di spionaggio collettivo, con protagonisti semplici consumatori o cittadini che, inconsapevoli della destinazione e potenziale uso delle immagini da loro prodotte, esercitano felicemente, e forse un pò stupidamente, la libertà di spiare e il piacere di farsi spiare. In questa attività frenetica sfugge ai più che i dati, le immagini e le fotografie messe in circolazione digitalmente in Rete diventano facilmente preda di potenziali malintenzionati, ma anche di entità governative, preposte principalmente al controllo e alla sicurezza del cittadino, interessate in particolare a ottenere e archiviare informazioni utili ai potenti di turno per proteggere e perpetrare nel tempo il potere acquisito di cui godono.

È una pratica diventata possibile grazie alla complicità e partecipazione diretta del cittadino stesso, sempre meno cittadino e sempre più semplice osservatore, fotografo, prodotto e merce. La realtà emergente, abitata da fotocamere e videocamere in grado di monitorare la vita quotidiana con lo sguardo opaco di lenti grandangolari, può far sorgere in alcuni il timore di futuri panottici Benthamiani nei quali tutti sono monitorati, videosorvegliati, protetti, ma anche spiati e disturbati nella loro privacy e libertà. Il fenomeno si sta imponendo in modo pervasivo nell’indifferenza di molti cittadini e consumatori che vedono nei nuovi sistemi tecnologici di sorveglianza strumenti potenti di protezione e dissuasione dal crimine. La maggior parte delle persone sembra accettare passivamente le nuove pratiche di sorveglianza tecnologica e guarda a chi si ribella come a novelli Don Chisciotte in lotta contro mulini a vento digitali e tecnologici, molto più potenti di quelli reali descritti da Cervantes.

L’indifferenza degli utenti e dei consumatori è tanto più grave quanto maggiore è l’incompletezza o l'inaccuratezza dei dati raccolti. Lo è ancor più se si ha consapevolezza della pervasività di mezzi e modalità per la sorveglianza oggi usati: prodotti tecnologici indossabili e sensori, televisori intelligenti, carte di fedeltà, di credito/debito, piattaforme di social networking e media digitali, telecamere e videocamere territoriali, droni, motori di ricerca con i loro Bot e algoritmi intelligenti, videogiochi e molto altro ancora. Ad attirare l'attenzione sul tema della sorveglianza è stato Edward Snowden con le sue rivelazioni sulla NSA (National Security Agency) che hanno suggerito una riflessione approfondita sui numerosi strumenti di sorveglianza, predisposti per monitorare, quantificare e memorizzare dati e informazioni. Strumenti usati da realtà non solo istituzionali e diverse come supermercati e punti vendita, stazioni di polizia e centri commerciali. Strumenti che hanno in pratica demolito ogni pretesa di privacy.

Senza azioni veramente private e senza la possibilità di sviluppare opinioni autonome e segrete non c’è più libertà.  Una realtà oggi diffusa, caratterizzata dall’impossibilità di sfuggire alla sorveglianza invisibile delle varie infrastrutture e soluzioni tecnologiche in circolazione e percepita come inattaccabile sia da singoli liberi pensatori sia da semplici cittadini. Una realtà dalla quale forse è possibile scappare costruendo spazi liberi dalla tecnologia nei quali rifugiarsi e nascondersi. Bisogna però essere capaci di farlo e devono esistere ancora posti nei quali sia possibile rifugiarsi.

Più che l'inesistenza o scarsa disponibilità di spazi di questo tipo, la vera difficoltà stà nell'incapacità diffusa a smettere di cinguettare, a disconnettersi e a rinunciare alla socialità fasulla dei social network. Questa difficoltà è ciò che impedisce anche la comprensione del livello sofisticato dei meccanismi di sorveglianza, la ricerca di forme e pratiche di sopravvivenza e difesa della privacy. Staccare la spina e sperimentare il rumore del silenzio tecnologico può aiutare ad acquisire maggiore consapevolezza della sorveglianza a cui tutti sono oggi sottoposti e sottomessi. Una coscienza maggiore di questa sorveglianza può suggerire alcune buone pratiche, utili non tanto a sfuggirvi ma a difendersi e proteggersi meglio. Ad esempio fornendo informazioni false a chi le chiede per compilare un profilo, cancellando ogni foto personale dal profilo dei social network o usando carte di credito ad hoc per acquisti online.

Reagire e cercare spazi autonomi e liberi non permetterà di sfuggire alla ragnatela estesa e in costante evoluzione della sorveglianza tecnologica, ma aiuterà a sentirsi meglio, meno passivi e più consapevoli. La consapevolezza sui rischi della privacy e la critica ai sistemi tecnologici possono spingere i produttori a introdurre sistemi di protezione o funzionalità che permettono di difendersi dall’intrusione della tecnologia. Così come la tecnologia può essere piegata a scopi commerciali, spionistici, di sorveglianza e controllo, può anche essere usata in modi alternativi per transazioni, relazioni o interazioni che non possono essere tracciate, quantificate e controllate.

La resistenza è forse l’unica possibilità rimasta per difendersi dalla manipolazione implicita nella sorveglianza tecnologica e dal suo potere di controllo e di condizionamento delle libertà individuali. Come cittadini e ancora prima come esseri umani non siamo semplici elementi di qualche sistema tecnologico avanzato o una sua componente funzionale ma esseri pensanti in grado di elaborare pensiero critico e riflettere sulla relazione con le molteplici realtà complesse del mondo.

Gli orizzonti che si stanno presentando non sono pericolosi per l'affermarsi di poteri dispotici (la Turchia attuale) e distopici capaci di controllare e sorvegliare ogni cosa tramite strumenti tecnologici. Il pericolo maggiore nasce dall'inconsapevolezza sugli effetti collaterali e dall'indifferenza culturale e politica. Il problema non sta nella possibilità che le email possano essere spiate ma nel fatto che chi ha il potere possa decidere di violarle all'insaputa del diretto interessato. Ciò mette tutti alla mercè di chi detiene il potere riducendo la loro libertà. Una situazione che non dovrebbe far piacere a nessuno! A meno che non stia gioiendo per la sua partecipazione al Grande Fratello globale a cui ha deciso di aderire.

 

comments powered by Disqus

Sei alla ricerca di uno sviluppatore?

Cerca nel nostro database