Tecnologia, mon amour

01 Marzo 2016 Redazione SoloTablet
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Il libro di Carlo Mazzucchelli  Tecnologia, mon amour è pubblicati nella collana Technovisions di Delos Digital

Che bello perdersi nei labirinti della tecnologia...con te!

 

“La speranza di rinascere come angeli bionici è una lettura terribilmente sbagliata del mito di Icaro, che affida il nostro futuro ad ali fatte di cera e di piume”. -  Mark Dery 

Il labirinto non è solo quello del Minotauro e neppure quello di Maze Runner dello scrittore esordiente Wes Ball e ora anche al cinema. Esiste un labirinto più grande, rizomatico, esteso e globale creato dalle tecnologie da noi stessi inventate. Immersi nel qui e ora del labirinto tecnologico non ci rendiamo conto della perdita di contatto con il mondo reale, con le persone, con il nostro corpo e con i vari contesti di esistenza nei quali ci relazioniamo agli altri e scopriamo noi stessi

Nel suo libro Perché la rete ci rende intelligenti Howard Rheingold suggerisce ai lettori di “Collegarsi in video via skype con la propria  figlia quando è lontana, ma di posare lo smartphone e guardarla negli occhi se è nella stessa stanza.” Il suggerimento è diventato utile, necessario e praticabile da tutti. Il cambio di prospettiva e di pensiero è reso urgente dall’emergere di nuovi comportamenti che vedono il prevalere costante della tecnologia nella vita quotidiana di tutti e in particolar modo delle nuove generazioni di nativi digitali.

Lo è in tutta la sua urgenza per quanti ritengono che la tecnologia abbia acquisito un potere eccessivo e autonomo (autonomia che secondo il sociologo Zygmunt Bauman deve essere intesa come possibilità del sistema di evolversi senza tenere conto del contesto esterno) una presenza invasiva nelle nostre vite individuali. Forse lo è meno per chi vive con entusiasmo l’era tecnologica attuale, percependola come ricca di nuove opportunità e di cambiamenti e che vorrebbero vedere ancor più tecnologia nella nostra vita futura. Gli uni e gli altri sono chiamati a confrontarsi e a dialogare sugli effetti che la tecnologia sta avendo sulla società e sulla sua evoluzione futura.

C’è spazio per la neutralità ma chi ha deciso di concedere un’opportunità alla tecnologia è chiamato a valutare bene i pro e i contro e a non essere cieco di fronte all'imprevedibilità e pericolosità della stessa e a farlo nella consapevolezza che le nuove tecnologie tutto sono tranne che neutrali. Alla tecnologia è assegnato un ruolo taumaturgico nel risolvere questioni di fondo della nostra società. Non tutti condividono questo punto di vista ma risulta sempre più impellente prestare attenzione alle implicazioni teoriche che questa posizione suscita, così come  agli interessi concreti che mobilita e ai comportamenti diffusi che favorisce. Immersi nel qui e ora della tecnologia non ci rendiamo conto della perdita di contatto con il mondo reale, con le persone, con il nostro corpo e con i vari contesti di esistenza nei quali ci relazioniamo agli altri e scopriamo noi stessi.

La tecnologia sta guidando i processi di trasformazione del rapporto dell'uomo con il mondo e lo fa imponendo sempre più i suoi linguaggi, strumenti, scelte e stili di vita.  La metamorfosi tecnologica delle nostre vite è radicale e profonda, tende al superamento dell'umano (passaggio al transumano in attesa della trasformazione in umanoidi o cyborg?) con l'avvento delle macchine e non può non sollevare riflessioni approfondite sulla sua evoluzione e destinazione finale.

E' una metamorfosi che realizza visioni e sogni del passato ed è il risultato di anni di ricerca e sviluppo della tecnologia (tecnica) ma oggi è legittimo, oltre che necessario, interrogarsi se questa evoluzione sia deterministicamente obbligata (una palla da biliardo che una volta partita non può che seguire una certa traiettoria, per usare una analogia di Musil) o se non esistano al contrario percorsi alternativi, diversi, più umani ("continui sbandamenti") e tali da garantire maggiori spazi di libertà, decisionale, cognitiva e di scelta. A molti (li chiamerò tecnofobi, tecnocatastrofisti e tecnoapocalittici) la situazione sembra già fuori controllo (citazione dal libro Out of control di Kevin Kelly), ad altri (li chiamerò tecnofili, tecnottimisti, tecnoeuforici ma anche tecnostupidi) appare come ricca di nuove opportunità e possibilità.

L’avvento delle nuove tecnologie, e in particolare la diffusione di Internet e del Web, ha avuto una carica sovversiva e dirompente. Per comprendere il fenomeno, le categorie interpretative tipiche delle scienze sociali tradizionali non sono più sufficienti a spiegare una realtà caratterizzata da una comunicazione-informazione in tempo reale, dalla Rete delle reti, dal proliferare di spazi virtuali (cyberspazi, comunità online, social network, secondlife) e di nuove applicazioni mobili capaci di incidere realmente e radicalmente nelle vite delle persone, di suggerire nuovi interrogativi e di sollecitare nuove e più approfondite riflessioni filosofiche finalizzate a comprendere l’evoluzione della specie umana e il suo futuro.

I temi che suggeriscono una riflessione non sono solo Internet (web e macchine collegate tra loro ma anche linguaggi, codici, macchine biologiche e semiotiche), i media sociali e l’impatto sui mezzi di comunicazione ma le trasformazioni strutturali e organizzative della tecnologia moderna attuale, la sua influenza nelle mutazioni cognitive e psichiche umane, l’insorgere di nuove patologie e forme di dipendenza, la ricerca e la scienza, la democrazia e la politica, il mondo del lavoro e le conseguenze sulla occupazione, il tempo libero, la scuola e la didattica, i mutamenti sociali e urbanistici, e molto altro.

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Il confronto su questi temi ha interessato da anni una folta schiera di pensatori, scrittori di fantascienza, studiosi, tecnologi e filosofi che hanno condiviso, tra loro e con il pubblico ampio dei loro lettori, idee controverse e spesso contrapposte sulla tecnologia, la sua ideologia e il suo utilizzo pratico. Queste idee hanno proliferato come memi ma sono così numerose e diverse da rappresentare un vero e proprio labirinto della conoscenza, per tutti coloro che hanno deciso di interrogarsi sulla perduta innocenza, sulla fine del sogno profetico alla base delle visioni tecnologiche del passato, sulla prevalenza del virtuale sul reale che unisce i confini tra ciò che è possibile e ciò che è immaginario eliminando ogni punto di osservazione soggettivo, e sulla crescente dipendenza dalle macchine tecnologiche che caratterizza l’epoca post-moderna.

Come tutti i labirinti anche quello tecnologico presenta numerosi ostacoli il cui superamento può tradursi in un percorso di apprendimento e di crescita. Nel labirinto si può entrare come tecnofobi o tecno-apocalittici e uscirne integrati e tecnofili ma si può anche continuare a viverci da tecno-stupidi per l’incapacità a viverne simbolicamente il rito di una iniziazione che può portare a qualche forma di morte temporanea e di successiva rinascita.

Il labirinto è reso complesso dalla sua artificialità e virtualità. Il suo paesaggio è altamente tecnologico ma anche inscritto nel nostro sistema nervoso. Abitiamo il labirinto della tecnologia alla ricerca costante di identità e di senso, navigando incerti all'interno di un flusso costante di informazioni che ci fa fluttuare tra situazioni stabili e instabili, ci obbliga alla ricerca continua di noi stessi e a ridefinire il tempo e lo spazio nel quale ci muoviamo. La ricerca è tanto più complicata quanto più grande è la schizofrenia di una esistenza fatta da identità molteplici al tempo stesso terrene e digitali.

Quello tecnologico moderno è un labirinto complesso e rizomatico, dove ogni punto può connettersi a ogni altro in una successione di connessioni senza termine e che, per la sua esplorazione e conoscenza, richiede molto tempo a disposizione, grande disponibilità alla ricerca e allo studio, conoscenze sofisticate, e capacità interpretative. Il tutto per non perdere la percezione unitaria dell’oggetto studiato che con la sua sovrabbondanza di possibilità e opportunità è capace di confondere qualsiasi persona, anche la più acculturata e preparata, tanto più un semplice consumatore appassionato utilizzatore di tecnologie hardware e software.

La tecnologia ha raggiunto un livello di complessità così elevato e le informazioni disponibili sono tanto sovrabbondanti da rendere complicate ogni tipo di analisi, di ricerca e di interpretazione. A questa difficoltà si aggiunge l’ignoranza (intesa come scarsa o nessuna conoscenza) crescente sulle tecnologie utilizzate e sui loro potenziali effetti che crea un vuoto culturale, nuove dipendenze e sudditanze.

Il labirinto tecnologico non è dissimile dai molti labirinti descritti e sperimentati, anche simbolicamente, dall’uomo. E’ un paesaggio psichico e uno spazio mentale, onirico, mitologico, misterico, archetipo della ricerca di realtà perdute e sogno di realtà passate che si vorrebbe vedere rivivere nel presente. Nasce dal nostro inconscio e replica nella sua complessità quella del nostro cervello e delle sue sinapsi che creano miliardi di dedali e di caverne possibili e sempre nuove, oltre che entusiasmanti e ricche di nuova conoscenza. E' un labirinto che, come quello costruito da Dedalo, è scuro e inestricabile come nessun altro, pieno di mostri e versioni tecnologiche evolute di nuovi Minotauri (Μινώταυρος) ma che non tarpa le ali e non impedisce di coltivare la speranza di uscirne. La stessa speranza che motivò Dedalo, imprigionato da Minosse nello stesso labirinto da lui costruito, a costruirsi delle ali di cera e di piume che gli serviranno per fuggire in compagnia del figlio Icaro (poi precipitato in mare per essersi troppo avvicinato al sole).

Immergersi nel labirinto della tecnologia non significa soltanto fare i conti con i nuovi Minotauri, simbolici e digitali, che vi vivono dopo essere stati generati da accoppiamenti come quello che portò Parsifae, secondo alcuni studiosi moglie di Minosse (Μίνως) re di Creta, a farsi possedere dal toro bianco di cui si era invaghita. L’avventura del labirinto tecnologico è anche il simbolo della ricerca che caratterizza l’homo technologicus moderno per rimanere umano. E’ un viaggio, spesso simbolico e cognitivo che non vive di spazi labirintici reali, che comporta in alcuni casi la discesa all’inferno (tecnofobia, nomofobia, patologie varie legate alla tecnologia), l'incontro con mostri e incubi della mente, paure e timori per la propria salvezza o sopravvivenza,  e una discesa verso il basso che potrebbe anche precludere ogni via di ritorno. Le vie da percorrere sono molte e tra loro intrecciate, le porte possono essere finte, i corridoi paralleli o inestricabilmente interallacciati, l’uscita spesso nascosta e indistinguibile ad occhi inesperti e non ‘educati’ e impossibile da varcare. Trovarla significa però riemergere a nuova vita, uscire fuori dal buio e, come Teseo, diventare re e fondatore di città.

L’uscita può dipendere da scelte e capacità individuali ma spesso è legata alla condivisione di una esperienza con altri e con il loro aiuto. Le Arianne attuali non sono più figlie di Minosse ma fanciulle e persone che si incontrano nei social network e con cui si interagisce negli spazi abitati della rete. Il fuso con il filo di Arianna si sono trasformati in mappe e matrici della rete caratterizzata da tanti fili quante sono le connessioni e interazioni attive possibili. Se il filo di Arianna è un cordone ombelicale che fa sentire protetti perché garantisce il prolungamento della vita, la mappa con le sue migliaia di collegamenti tecnologici suggerisce l’esistenza di infinite possibilità e vie di uscita. Il filo di Arianna poteva anche non servire per sfuggire da un labirinto monocursale come un corso d’acqua ma a forma di spirale nel quale l'entrata coindideva con l'uscita. Muoversi e salvarsi nei labirinti moderni è diventato più complicato e richiede l'intervento di Arianne tecnologiche e moderne. 

Grazie alle numerose Arianne con cui interagiamo quotidianamente possiamo superare paure e tecnofobie, essere artefici di noi stessi nel conquistare nuovi equilibri o nel costruirci intorno nuovi labirinti. L’angoscia di Teseo è alleviata dalla presenza di Arianna, quella dell’uomo tecnologico di oggi dalla folla che abita con lui lo stesso labirinto e dalla consapevolezza che il Minotauro (il cyborg tecnologico) non è sempre ‘cattivo’, come può esserlo qualsiasi essere vivente che non ha avuto modo di sperimentare la realtà esterna (come gli uomini della caverna di Platone o gli abitanti del centro commerciale e moderna Caverna di Saramago). Al labirinto e al suo ‘gestore’ ci si può anche arrendere, compiacendosi di abitarlo e di subirne il fascino fino ad arrivare a giustificare l’oscurità in cui si è costretti a vivere o a far finta che il labirinto non esiste ma sia solo una invenzione cognitiva o di quanti lo vorrebbero distruggere.

Grazie all’impiego delle moderne tecnologie il mondo è diventato globalizzato e interconnesso, la qualità della vita delle persone è migliorata, le economie nazionali hanno distribuito maggiore ricchezza e hanno prodotto sistemi sociali più efficienti. Il ruolo della tecnologia è cresciuto esponenzialmente con implicazioni sociali non sempre facilmente valutabili e misurabili. Alcuni ad esempio leggono la crisi economica attuale e la crescente disuguaglianza sociale e economica come una diretta conseguenza dello sviluppo tecnologico e del prevalere di un nuovo ceto sociale dominante composto da finanzieri e manager d'azienda ma anche dai principali azionisti di aziende tecnologiche come Google, Apple, Amazon, Alibaba, Microsoft, ecc. Come ha scritto anche Rampini nel suo libro Rete padrona (Feltrinelli, 2014), i giganti della tecnologia sono impegnati in una corsa alla supremazia nel tentativo di mappare tutte le informazioni del mondo, connettere tutte le persone, occupare il tempo libero di tutti e creare il negozio unico per tutto il mondo. Nel farlo costruiscono nuovi labirinti nei quali imprigionare consumatori e naviganti, mettendoli nelle mani di nuovi Minotauri a cui devono sottostare e con i quali devono interagire.

Lo sviluppo della tecnologia che ha favorito quello economico globalizzato ci ha intrappolati tutti in un labirinto (ragnatela) tecnologico che si autoalimenta, che diventa sempre più complicato, intricato e complesso e dal quale è sempre più difficile uscire. Dentro questo moderno e multivariato (ricco di componenti) labirinto (λαβύρινθος), ogni qualvolta crediamo di avere ritrovato il filo di Arianna che ci potrebbe guidare verso l’uscita, ne scopriamo rapidamente la sua illusorietà, inconsistenza e fragilità (“non ci sono scale da salire, né faticosi corridoi da percorrere, né muri che ti vietano il passo” – Borges). Una scoperta che facciamo solo dopo esserci ritrovati nell’ennesimo percorso cieco che avevamo intrapreso, come unica possibilità per trovare una salvezza o una semplice via di fuga.

Molte vie di uscita sono precluse, non perché inesistenti o difficili da trovare,  ma semplicemente perché chi le cerca non ha alcuna intenzione o voglia di trovarle. Il labirinto tecnologico è ricco di insidie ma anche di benefici e vantaggi. Sa farsi amare e fa stare bene. Soddisfa bisogni reali e offre benessere oltre alla possibilità di sentirsi protagonisti della propria esistenza (il Minotauro sono io e divoro chi arriva a me). Per molti poi il labirinto non è neppure un labirinto perché la sua realtà viene interpretata con letture mirate, individualistiche e utilitaristiche della realtà. 

Il labirinto della tecnologia non è solo popolato da oggetti tecnologici, cyborg dotati di maggiore o minore intelligenza e dalle sembianze umane ma da normali e ignari consumatori e da studiosi e specialisti che hanno fatto della tecnologia l’oggetto e lo scopo ultimo del loro lavoro.

Questi studiosi, come ognuno di noi, sono stati influenzati dalla tecnologia e dai suoi effetti sulla vita individuale e sociale, sulla società e sui numerosi mondi paralleli che frequentiamo. La nostra percezione, comprensione e consapevolezza di questa influenza sono limitate e usate per esprimere considerazioni positive o negative, entusiastiche o critiche che finiscono per condizionare il nostro modo di pensare e le nostre visioni degli scenari tecnologici e umani futuri. Il contesto tecnologico nel quale siamo immersi ci impedisce di elaborare ed esprimere giudizi neutrali. L’ideologia tecnologica ad esso collegata ci condiziona cognitivamente, e ci suggerisce un determinismo evolutivo tecnologico che non permette di far emergere elementi nuovi utili alla riflessione.

Nel labirinto della tecnologia siamo tutti uguali, perché tutti possiamo accedervi in qualsiasi momento e in qualsiasi punto, per seguire percorsi personalizzati e decisi all'istante e per ricercare possibili vie di uscita o di fuga. A differenza del labirinto di Cnosso, spiraliforme a raggomitolato su se stesso, il nuovo labirinto tecnologico non ha confini né centro, si espande in continuazione ed è molto virtuale. Le vie di uscita dal labirinto sono molteplici e ogni persona che vi si trova intrappolata può mettersi a cercare la propria o semplicemente, come i protagonisti della caverna di Platone, rinunciare a farlo per non entrare in contatto con un mondo esterno che immaginano pieno di insidie e di mostri.  Trovare una via di fuga non è semplice. Il labirinto non è mai solo una realtà fisica bensì, al tempo stesso, uno spazio simbolico nel quale sperimentiamo sia lo spostamento fisico del nostro corpo che quello simbolico e immaginario, condizionato dalle nostre credenze filosofiche e mitologiche (il Minotauro, Arianna, Teseo, Minosse, Egeo, il filo, ecc.), dai livelli di coscienza che sperimentiamo e della consapevolezza alla quale ci affidiamo a ogni trasformazione.

Il labirinto è una metafora perfetta alla quale mi sono affidato per raccontare il mondo della tecnologia, la sua aspirazione a dominare il mondo (il Minotauro come l’Inspector, il sorvegliante capace di osservare, opticon - tutti - pan, del Panopticon o il Grande Fratello Google, ruoli non assegnabili a un’unica realtà ma giocati da tutti con l’obiettivo di manifestare un proprio potere di controllo), ma anche per raccontare l’eterna ricerca di vie di uscita e la lotta per la propria libertà (Teseo) da parte di chi vi si sente imprigionato. Il mito del Minotauro e del labirinto di Dedalo nel quale è confinato serve a raccontare visioni e storie diverse del mondo e a dare forma a comportamenti e reazioni diverse che si confrontano sul tema della tecnologia. Sono schiere rappresentate oggi da numerosi studiosi, opinion leader e ricercatori che si confrontano nel loro essere tecnofobi, tecnofili, tecnoneutrali, tecnoscettici, tecnocritici o semplicemente tecnocuriosi.

Questi temi sono stati da me trattati nell'e-book Nei labirinti della tecnologia pubblicato nella collana Technovisions di Delos Digital, un testo che si colloca nel dibattito che coinvolge tecnofili e tecnofobi, apocalittici e integrati, gli uni contro gli altri armati e impegnati in un confronto dialogico dettato dall'eccezionalità della realtà tecnologica, digitale e virtuale che ha cambiato in modo radicale e rivoluzionario le nostre abitudini di interagire, comunicare ed esprimerci.

 

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