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Nostalgia di una lettera consegnata dentro una busta

Nostalgia di una lettera consegnata dentro una busta

07 Settembre 2020 Redazione SoloTablet
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Marcel Proust, la cui immensa Recherche è tra i testi più citati e meno letti, amava scrivere lettere. Ne scriveva in continuazione. Ai suoi amici, ai parenti e al suo editore. Le usava per condividere notizie, pensieri, informazioni sulla sua vita sofferente a causa delle crisi d’asma e sulla noia che lo attanagliava nella sua vita passata a letto a scrivere e a leggere. Scriveva anche per lamentarsi con la vicina per i rumori di ristrutturazione del suo appartamento.

Ai tempi di Proust ogni lettera veniva consegnata a mano dentro una busta. Oggi miliardi di persone scrivono di continuo, si mandano messaggi, e-mail e lettere digitali usando come contenitore i contenitori digitali messi a loro disposizione dalle piattaforme tecnologiche che utilizzano. Si scrive di più, le lettere inviate via e-mail sono infinitamente più numerose ma si è persa la magia della lettera, dentro una busta e consegnata a mano. Perduto è il piacere che dava l’aprirla o strapparla per raggiungere nel tempo più breve ed emozionante possibile il suo contenuto. Eppure oggi di buste ne esistono infinite varietà con materiali e dimensioni di tutti i tipi: buste bianche o colorate, buste con finestra o fluorescenti, buste a sacco, buste a soffietto, ecc. ecc.

Le uniche lettere che ancora raggiungono le cassette della posta di casa sono quelle dei fornitori di servizi domestici (gas, energia, ecc.), se il destinatario non ha ancora provveduto alla domiciliazione delle bollette. Sono sparite le cartoline e non si ricevono più lettere perché la cartolina è stata sostituita dai selfie e da Instagram e nessuno scrive più lettere a mano. La scrittura è oggi fatta di semplici gesti regalati alla superficie di un display, di copia e incolla, di cinguettii e emoji. Non servono più cassetti o nascondigli dove conservare con cura le lettere ricevute per farle vivere nel tempo, non esistono più racconti da rileggere in continuazione per poter costruire e immaginare delle storie, per sognare o viaggiare a occhi chiusi. Svanito è il piacere di (ri)aprire una busta solo per tastarne la superficie ruvida o liscia e farsi attrarre dalla scelta del colore, dalla forma, dai francobolli usati e dalla grafia usata per comporre indirizzo del destinatario e del mittente. Una grafia capace di anticipare il contenuto della busta e le emozioni che ne potrebbero derivare.

Oggi la lettera è stata sostituita da messaggi elettronici. Anch’essi viaggiano impacchettati dentro contenitori e protocolli che ne determinano percorso e consegna ma che, essendo invisibili, hanno perso ogni capacità di emozionare, commuovere, far sorridere e immaginare, sognare e riflettere, di rallentare il ritmo e di ascoltare i sentimenti che si agitano dentro sé stessi.

Anche se la lettera è morta, la sua nostalgia continua a crescere. E’ una nostalgia legata alla percezione di vivere tempi accelerati, fatti di comunicazioni brevi, urlate, e bisognose di feedback immediati, di avere perso l’intimità che caratterizzava le comunicazioni a distanza di una volta, di avere perduto la capacità di scrivere a qualcuno per fargli/le del bene e così facendo farselo anche a sé stessi, per provare a raccontarsi in profondità e senza storytelling mediati dalla loro utilità e visibilità.

La tecnologia ha cambiato il mondo. Chi ha una certa età si ricorda ancora di com’era, di come era bello ricevere cartoline e lettere inattese e sa quale piacere possa dare aprire scatolini impolverati in solaio contenenti cartoline e lettere che possono dare forma al passato e rivisitarlo. I Millennial e i nativi digitali scrivono di più, hanno sostituito le cartoline con Instagram, condividono una infinità di testi ma tutto viaggia in velocità e viene archiviato in nuvole (Cloud) digitali o dispositivi tecnologici che potrebbero un domani impedire l’accesso, la lettura e la condivisione dei testi in essi conservati. Poco male perché non avendo fatto esperienza di modalità alternative di comunicazione scritta e con un cervello modificato tecnologicamente, i nativi digitali non sapranno cogliere le differenze e percepire cosa potrebbero avere perduto per sempre.

Questo fino a quando un giorno non riceveranno una lettera, particolare, inattesa, colorata, con un francobollo capace di attirare l’attenzione più di una immagine Instagram o di una foto, da un mittente il cui solo nome sa emozionare e generare piacere. Dopo averla aperta e letta anche i nativi digitali allora capiranno…e forse si daranno il tempo di scrivere a mano, di imbustare e spedire senza essere assillati dal bisogno di un feedback immediato. 

 

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