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Le donne raccontano le macchine

Le donne raccontano le macchine

26 Luglio 2022 Redazione SoloTablet
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Segnaliamo un articolo di Francesco Varanini del 5 Marzo 2018. Pubblicato in In Evidenza, Risorse umane e Organizzazione, Tecnologie.

Da quando è stato invaso dalle macchine dette computer, il mondo in cui gli esseri umani vivono non è più quello di prima. Ci viene narrato un futuro nutrito di Artificial Intelligence, Machine Learning, Internet of Things, Big data, Industry 4.0. Macchine che imparano da sole, automobili che si guidano da sole, robot in ogni posto di lavoro. Ricerche e scenari si susseguono, rincorrendosi l’un l’altro. Alcune previsioni appaiono credibili: nel 2030 robot lavoreranno come commessi in un negozio. Altre, più inquietanti, lasciano più dubbi: nel 2053 robot sostituiranno i chirurghi umani. Fino alla profezia finale: nel 2130 tutti i lavori svolti da esseri umani potrebbero essere svolti da software, robot, automi, algoritmi.

Le narrazioni riguardanti questa nuova scena sulla quale saremo – e in buona misura già siamo chiamati a vivere, ci spiazzano. Figli di un’epoca di specializzazione, questi esperti trascurano due circostanze. Uno: noi esseri umani, durante la nostra lunghissima storia, abbiamo attraversato in passato altre rotture, altre catastrofi. Due: l’essere umano si nutre di narrazioni, di storie, di elaborazioni simboliche. I racconti permettono di leggere il presente e di guardare al futuro. Perciò, un buon modo di guardare alla Digital disruption e alle sue conseguenze è tornare indietro di 200 anni, ai tempi della Rivoluzione industriale. Anche allora noi esseri umani abbiamo vissuto la sensazione di vederci sottratto quel vitale alimento, quell’essenziale aspetto della vita che è il lavoro. Oggi possiamo dire che allora, di fronte a quella minaccia, siamo stati capaci di trovare una buona via.

Lord Byron

La Ricchezza delle Nazioni di Adam Smith – il testo preso a segno della Rivoluzione Industriale – esce nel 1776. Tre anni dopo, secondo una tradizione popolare non provata storicamente, a Nottingham l’operaio Ned Ludd, o forse Edward Ludlam, fracassa a martellate un telaio. La macchina, qui, non appare più all’uomo come attrezzo, strumento al suo servizio, estensione della mente e del corpo. Appare come cosa che si contrappone all’uomo, rubandogli il lavoro e condizionandone la vita.

 

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