A scuola con il tablet /

All'istituto Pacle di Milano, il tablet si usa come mezzo, non come obiettivo.

All'istituto Pacle di Milano, il tablet si usa come mezzo, non come obiettivo.

21 Gennaio 2013 Redazione
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SoloTablet intervista la Professoressa Renata Anelli dell’Isituto Pacle A. Manzoni con l’obiettivo di farle raccontare la sperimentazione dei tablet in classe giunta al suo secondo anno di vita. L’Istituto Pacle è una scuola secondaria di secondo grado che si rivolge a ragazze e ragazzi dai 14 a 18 anni in possesso del diploma di primo grado che proseguono gli studi con un indirizzo linguistico in ambito aziendale. L’istituto rilascia un Diploma a indirizzo Linguistico della Comunicazione Aziendale e dispone di due laboratori di informatica, un laboratorio linguistico, collegamento internet a banda larga e antenna satellitare.

SoloTablet ha intervistato la Professoressa Renata Anelli dell'Istituto Pacle della scuola civica di Milano. L'intervista è servita a fornire ad illustrare una sperimentazione che sta evidenziando beneficii e vantaggi delle nuove tecnologie ai fini della didattica e dell'apprendimento ma suggerisce anche la necessità di nuove riflessioni e approfondimenti.


 

SOLOTABLET: Il progetto pilota che ha introdotto il tablet nelle classi del PACLE risale a febbraio 2012, ci può raccontare origine e tipologia del progetto, le sue finalità, personale docente e classi coinvolte (numero di studenti, classi e insegnanti coinvolti) ecc.?

La sperimentazione, iniziata nell’anno scolastico 2011/12, nasceva da due semplici constatazioni. La prima è che gli adolescenti vedevano, sentivano, apprendevano ormai in modo diverso da noi; la scuola per loro era diventata una specie di museo egizio a cui si adeguavano con maggiore o minore docilità; la vita vera iniziava fuori, dove divertimento e tecnologia coincidevano.

Ma questa prima constatazione forse non ci avrebbe convinto. In realtà molti docenti si lamentavano da anni della superficialità dell’apprendimento. Ogni concetto sembrava dissolversi nella testa degli studenti dopo la valutazione. Insomma non c’era conoscenza in profondità, non si creavano vere competenze, non c’era quindi cultura. Bisognava fare un passo indietro: ridare un ruolo attivo ai ragazzi, renderli protagonisti. E qui entra in gioco la tecnologia, nel nostro caso l’iPad. Come strumento di lavoro, di ricerca, di rielaborazione, di riascolto. In classe e a casa, alla portata di tutti e sempre. Quindi il tablet come mezzo, non come obiettivo.

E’ per questo motivo che già da settembre la classe “pilota”, la quarta A, aveva iniziato a lavorare in modo diverso, meno passivo e soprattutto in gruppo, solo con l’uso dei PC. L’arrivo degli iPad permise, almeno in alcune materie, la dismissione dei libri di testo. La scelta era caduta su questa classe perché poco numerosa (15 allievi), già abituata a lavorare in modo multimediale, con la presenza di un ragazzo down che si rivelerà il più entusiasta del nuovo  metodo. I docenti – una decina – rappresentavano un gruppo eterogeneo e del tutto casuale. Al momento, oltre la classe pilota diventata quinta, abbiamo introdotto l’iPad anche nella prima ITE , composta da 20 studenti , i “pilotini”.


SOLOTABLET: Le nuove tecnologie sono diventate strumento e mezzo per un’attività scolastica innovativa perché i nuovi dispositivi obbligano a nuove forme di didattica e di apprendimento. Quali sono state le difficoltà iniziali incontrate dai docenti?

Come ho accennato, i docenti, pur trovandosi d’accordo sulla necessità di sperimentare una didattica diversa, si sono scontrati tutti con problemi di varia specie. E’ possibile abolire i libri di testo? Come faccio a far lavorare i ragazzi in gruppo? Come evito la distrazione da tablet? Ma soprattutto, la madre di tutte le domande, come utilizzo questo strumento a scuola e a casa mia? A molte questioni è stata data una risposta grazie al lavoro d’équipe, all’esperienza diretta, alla formazione esterna, ma alcuni problemi come la tempistica e la semplificazione dei programmi sono ancora sul tavolo. Comunque ciò che ha aiutato gli insegnanti è l’esclusione di ogni forma di fanatismo: quando l’iPad non serve, viene messo nello zaino.


SOLOTABLET: Quali sono state le reazioni degli studenti e quali benefici hanno percepito dall’uso delle nuove tecnologie?

Le reazioni degli studenti sono state differenziate, a seconda dell’età: la quinta, dopo una prima accoglienza entusiasta, ha dimostrato una certa insofferenza, attribuendo alla tecnologia quello che si è rivelato un maggior carico di lavoro. I ragazzi di prima hanno aderito con spontaneità, senza porsi nessun problema, senza farsi nessuna domanda, come se non avessero fatto altro nella loro vita.


SOLOTABLET: Quali sono secondo lei i principali vantaggi in termini di creatività, costruzione di nuova conoscenza, sviluppo di pensiero?

I ragazzi hanno maggiore autonomia di ricerca e di rielaborazione, ma forse parlare di creatività è eccessivo; gli obiettivi realistici sono maggiore coinvolgimento e motivazioni più profonde del semplice raggiungimento del voto. In secondo luogo la possibilità di confrontare testi di fonte diversa dovrebbe sviluppare il senso critico e il pensiero autonomo.


SOLOTABLET: L’utilizzo del tablet obbliga a passare da una didattica frontale ad una più collaborativa e interattiva. Come è cambiata la comunicazione, il lavoro di gruppo e la collaborazione in classe?

L’insegnante, pur non perdendo affatto la sua autorevolezza, svolge il ruolo di “allenatore”, coordinando e incentivando il lavoro di gruppo. Gli studenti diventano sempre più responsabili non solo del proprio lavoro, ma anche di quello dei compagni. Questo non è affatto un risultato così semplice, perché le dinamiche tra adolescenti sono complesse e richiedono molte sperimentazioni e modalità di valutazione diverse da parte dei docenti. Noi stiamo pazientemente accumulando in itinere esperienze positive e negative.


SOLOTABLET: Credo che condivida l’idea che la tecnologia non sia il focus del vostro progetto perché la tecnologia fine a sé stessa non basta, Alla base ci deve essere un profondo rinnovamento della didattica. Cosa ne pensa in merito?

Siamo partiti dall’idea di un serio rinnovamento della didattica; l’iPad è uno strumento utilissimo e stimolante, ma è appunto solo uno strumento. Come provocazione si potrebbe addirittura farne a meno, come d’altra parte è successo a noi con la classe pilota dello scorso anno, quando per un quadrimestre abbiamo lavorato in cloud solo con l’uso dei computer.


SOLOTABLET: L’introduzione del tablet obbliga a ripensare la classe e il modo con cui si fa didattica. La classe diventa laboratorio creativo e di scambio di conoscenze, si elaborano saperi e si costruiscono competenze. L’insegnante scende dalla cattedra e diventa tutor affiancando lo studente nella ricerca e nello sviluppo di nuovi saperi che non sono acquisiti una volta per sempre ma frutto di rielaborazione continua finalizzata al pensiero analitico e critico. Cosa ne pensa e quali nuovi metodi didattici ha implementato?

Vorrei specificare che il tablet non ha cancellato i libri cartacei, che i ragazzi utilizzano continuamente, attingendo dalle biblioteche di classe: ha cassato “il” libro di testo, cioè un’unica fonte di conoscenze preconfezionate con scelte decise dagli autori. Noi spingiamo a leggere, a confrontare,a discutere e a rielaborare, attingendo da varie fonti. Tutto questo ovviamente sotto il nostro controllo a cui non intendiamo affatto rinunciare. I metodi  implementati sono quelli della didattica attiva (giochi di ruolo, interviste immaginarie, processi storici) che in realtà esistono da un pezzo, ma che diventano più agevoli da proporre con la tecnologia, se non altro per la velocità di reperimento dei materiali, di ripresa  dei lavori e di realizzazione di prodotti digitali.


SOLOTABLET: quali sono le attività principali svolte attraverso il tablet e in che modo vengono sviluppate attraverso le funzionalità e le applicazioni del tablet in uso?

Le attività più frequenti sono quelle di lavorare in cloud, caricando testi, immagini e filmati su Dropbox; di registrare lezioni ed esposizioni, prendendo appunti sintetici e riascoltando anche solo i punti focali con l’app Audionota; di pianificare il proprio lavoro con il calendario condiviso; di filmare, fotografare e registrare interrogazioni e relazioni per prendere coscienza dei propri errori, di costruire velocemente mappe concettuali e mentali con inFlowchart; di vedere documentari e testimonianze su Youtube…


SOLOTABLET: Ritiene che l’introduzione del tablet possa servire a sviluppare una maggiore capacità di pensiero critico, di capacità di risolvere problemi e prendere decisioni  da parte degli studenti?

Confermo che questo è il nostro vero obiettivo! Le conoscenze “invecchiano” velocemente, ma la competenze rimangono. Delle capacità critiche ho già parlato e in fondo lo stesso discorso vale per le capacità decisionale e di superamento degli ostacoli. Infatti la maggiore attività e autonomia, il lavoro di gruppo, l’assunzione di responsabilità contribuiscono allo sviluppo di queste competenze. Bisogna però stare attenti alla superficialità e alla faciloneria: spesso i ragazzi ritengono di aver risolto un problema semplicemente scaricando, archiviando in una cartella, spedendo un testo. E’ di nuovo il controllo del docente che sollecita e garantisce serietà e profondità.


SOLOTABLET: Qual è il livello di conoscenza di queste tecnologie degli studenti e quanto conoscono delle potenzialità della tecnologia oggi disponibile?

Il livello di conoscenza è molto vasto e soprattutto i nativi digitali affrontano praticamente tutti i giorni un processo di aggiornamento di queste loro conoscenze. Per loro è sempre stato così e non temono minimamente il sempre più rapido evolversi delle tecnologie. Questo non significa affatto che siano pienamente coscienti delle vere potenzialità dei loro strumenti, sia in positivo che in negativo.


SOLOTABLET: L’uso del tablet potrebbe far crescere la motivazione dello studente all’apprendimento perché fornisce l’accesso alla ricerca attiva sul web con accesso a maggiori informazioni e introduce anche elementi di divertimento. E’ successo anche nelle sue classi? Ha visto dei miglioramenti in termini di attenzione, concentrazione, motivazione e partecipazione?

In realtà il problema è sempre quello: creare motivazione. Se gli studenti - o perché si sentono protagonisti, o perché coinvolti nel lavoro di gruppo, o perché si divertono (non è necessario soffrire per imparare), o perché si sentono bravi – si concentrano e vogliono raggiungere un risultato, ecco allora l’iPad è utilissimo. Abbiamo visto brainstorming durare tre ore senza proteste! Se invece il tablet rappresenta per la classe e l’insegnante un oggetto giustapposto allora diventa solo fonte di dispersione e di  deconcentrazione per gli allievi e di frustrazione per i docenti che malediranno chi ha cominciato a parlare di tecnologia a scuola.


SOLOTABLET: Cosa pensano e come hanno reagito i genitori dei ragazzi? Hanno mostrato interesse dando suggerimenti o partecipando alla sperimentazione?

I genitori della classe pilota hanno guardato con simpatia e qualche dubbio la sperimentazione, ma hanno subito dichiarato di non essere in grado di partecipare al lavoro per mancanza assoluta di conoscenze. I genitori dei ragazzi di prima hanno invece fatto una scelta più convinta e motivata, ma tendono a rimanere poco coinvolgibili: purtroppo si continua a ritenere scuola e famiglia due mondi separati e scarsamente comunicanti. I contributi hanno riguardato solo la modalità di acquisto dei tablet che si è risolta con il finanziamento di “Generazione web” da parte di Regione Lombardia.


SOLOTABLET: L’uso del tablet a scuola richiede tempo e può diventare strumento di distrazione e perdita di tempo per lo studente. Cosa ne pensano genitori e docenti? Ritiene che la variabile tempo sia fondamentale o che l’uso del tablet sia in ogni caso un vantaggio e una opportunità in più per i ragazzi?

Nella scuola superiore il problema dei programmi ministeriali (già spesso inattuabili di loro) non è un aspetto da sottovalutare. Il principio “non multa, sed multum” è spesso sbandierato nei convegni, ma non è  sempre del tutto praticabile, soprattutto in prospettiva degli Esami di Stato. Noi abbiamo cercato una mediazione approfondendo alcuni moduli e snellendone altri. Bisogna comunque riconoscere che qualsiasi nuova attività assorbe inevitabilmente un numero maggiore di ore in classe e fuori, considerando anche che la tradizionale organizzazione dell’orario scolastico, sbriciolato in singole ore sparse nella settimana, aumenta le difficoltà. Questo problema e il setting delle aule sono questioni già messe sul tappeto e non è escluso che si possa innovare già dall’anno prossimo. Quello che noi riteniamo un vantaggio reale ha comunque bisogno di un contesto adeguato e condiviso.


SOLOTABLET: Le applicazioni disponibili per la scuola sono ancora poche e poco adatte ad un uso didattico. Lei cosa ne pensa?

Esistono sicuramente dei problemi soprattutto nelle scienze matematiche ed economiche, ma credo che la questione centrale rimanga l’adesione al metodo didattico e il coinvolgimento di docenti che guardano la tecnologia con sospetto o dichiarata avversione.


SOLOTABLET: Ritiene che l’esperienza fin qui fatta debba essere estesa a tutte le classi? Cosa ne pensano gli altri insegnanti?

Secondo me, l’esperienza dovrebbe essere diffusa, spiegata, illustrata e non in modo trionfalistico, ma critico e problematico. La mia idea sarebbe quella di invitare i colleghi ad alcune compresenze per vedere nella pratica lezioni ed attività. Spesso questo non è possibile. L’estensione a molte classi, senza adeguata preparazione e convinzioni, può sortire l’effetto opposto e cioè il rifiuto totale di ogni forma di tecnologia.


SOLOTABLET: Quanto è importante nello sviluppo del vostro progetto il ruolo della presidenza, del consiglio degli insegnanti e dei genitori?

Ovviamente tutte e tre le componenti svolgono un ruolo, ma certo è prioritario quello svolto dal Consiglio di Classe; infatti una delle indiscusse novità è quella che mai noi insegnanti abbiamo lavorato in équipe come ora. Confrontarsi, consigliarsi, programmare i lavori di gruppo,  essere addirittura presenti insieme nella stessa classe è diventato non solo utile o “confortante”, ma veramente necessario. Per i genitori abbiamo pronte alcune proposte di coinvolgimento per il secondo quadrimestre. In futuro speriamo anche che il ruolo della Presidenza non si limiti ad un appoggio esterno, ma ad un reale coinvolgimento rispetto al metodo didattico che, come abbiamo visto, non presuppone particolari conoscenze della tecnologia


SOLOTABLET: Ci sono novità e sviluppi in arrivo per il nuovo anno scolastico?

Le classi con sperimentazione raddoppieranno e cercheremo di coinvolgere già nel corso di quest’anno nuovi docenti interessati, in modo che possano assistere a qualche modulo o semplicemente a qualche lezione, prassi che riteniamo più utile di fumosi corsi di preparazione, se non altro per abbassare il livello d’ansia dei docenti. Per il resto, crediamo ci sia già abbastanza carne al fuoco….


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