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Come si fa a essere annoiati se si ha Google?

Come si fa a essere annoiati se si ha Google?

06 Febbraio 2017 Redazione SoloTablet
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Chi ha contribuito a fare crescere la Internet della prima generazione era convinto di trasformarla in un luogo comunitario e abitato ma soprattutto in uno strumento per l'accrescimento cognitivo e mentale. Oggi con la Internet 3.0 tutti hanno accesso a una infinità di informazioni ma non è detto che esse si trasformino in conoscenze. O quantomeno non è detto che soddisfino pienamente i bisogni reali delle menti umane.

Per sapere che viviamo nell'era dell'informazione e del surplus cognitivo è sufficiente guardarsi intorno osservando quante siano le persone impegnate con le loro protesi tecnologiche a scambiarsi immagini, foto, messaggi, cinguettii, musica e molto altro. Una quantità di dati molto maggiore di quanto ogni persona sia in grado di assorbire e un surplus informativo così grande da rendere praticamente impossibile, o molto complicato, produrre conoscenza.

Surplus informativo e cognitivo

La ricchezza di informazioni oggi disponibile era impensabile fino a pochi anni fa (Social media, ricerca di attenzione e distrazioni varie), sia agli adulti immigrati digitali,  che hanno vissuto l'era precedente alla Internet 2.0, sia ai giovani nativi digitali che sono cresciuti con Google Search e poi con i social network alla Facebook. Grazie ai nuovi strumenti digitali l'informazione sembra essere sempre disponibile, in modo così copioso e fluido da promettere momenti di vita sempre interessanti, eccitanti e emotivamente coinvolgenti.

L'esperienza cognitiva, informativa, sociale che ne deriva sembra eliminare ogni possibilità di annoiarsi e tediarsi. Nel caso dovesse succedere, un semplice accesso a Google e una nuova ricerca con il suo motore di ricerca ristabiliscono l'equilibrio ricacciando la noia nelle tenebre. Come se la ricerca di costanti novità possa essere la soluzione e non un sintomo di una diffusa e continua noia senza vie di uscita.

Google Search per battere la noia

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L'inevitabile

Con Google a portata chi può annoiarsi? Forse solo chi pratica comportamenti antisociali, sperimenta  umori tecnofobici e vive la vita online come un luogo privo di stimolazioni o per evidenziarne solo gli aspetti negativi. Forse però, vivono esperienze di noia, anche coloro che sembrano navigare felici e contenti per molte ore al giorno (7,5 ore di media al giorno per i nativi digitali con quasi 250 accessi a Facebook, di media). La noia non rimane un'esperienza esclusiva ma al contrario è familiare a molti naviganti, siano essi adulti o giovani, acculturati o meno (Essenza e apparenza, le verità nascoste della società tecnologica). E' come se la disponibilità d'informazione non sia sufficiente a soddisfare i bisogni per la semplice ragione che la soddisfazione dipende da ciò che ognuno sta realmente cercando, e non solo in termini di ricerca online. Senza contare che anche la continua novità fornita dalle tecnologie mobili e online è essa stessa causa di noia determinata dalla routine e dalla ripetizione.

Internet ha contribuito moltissimo a liberare l'informazione e a democratizzarla mettendola a disposizione di una moltitudine di persone che hanno avuto la possibilità di trarre vantaggio dalla forza liberatoria intrinseca dell'informazione. Coloro che hanno vissuto l'esperienza comunitaria della Rete o hanno partecipato a comunità intellettuali come The Well che dette vita e forma alla cybercultura e fu frequentata da moltissimi personaggi che poi sarebbero diventati protagonisti del mercato tecnologico, non hanno probabilmente mai avuto modo di annoiarsi. Hanno vissuto la Internet 1.0 e la sua fase entusiasmante di crescita ed espansione, pur in presenza di una quantità infinitamente inferiore di informazioni rispetto a quelle  disponibili oggi.

Oggi il surplus informativo e la velocità con cui si consumano dati e informazioni obbligano a riflettere sul ruolo sempre più tecnologico dell'informazione nell'alimentare il cervello e la conoscenza. E' un ruolo che non sembra sufficiente a soddisfare i bisogni delle persone e a evitare la noia, anche di coloro che sono sempre connessi e sempre attivi su facebook, WhatsApp o Instagram.

Dati, informazione e conoscenza: tre cose un pò diverse!

La conoscenza si esprime quando ci mettiamo a cercare e attivare nuove connessioni e relazioni costruendoci sopra nuove narrazioni e storie con l'obiettivo di dare un senso alla vita e alle relazioni con il mondo. Disporre di informazioni utili per un viaggio o una azione è diverso dall'usarle per dare uno scopo e una destinazione al primo o per dare un senso ad un'azione. L'informazione è un utile bagaglio per qualsiasi tipo di viaggio ma solo la conoscenza permette di dare significato alle cose e alle esperienze umane. A permettere di evitare la noia è questo significato o senso delle cose, non la semplice informazione, neppure quando è continua ed esaustiva.

L'informazione nasce dai dati, la conoscenza dalle informazioni. Dati e informazioni sono i materiali grezzi che danno forma a ogni processo di conoscenza che ci permette di estrarre il significato di ogni fatto, azione, comportamento ed esperienza. Estrarre significato dalle cose non significa saper filtrare le informazioni ma trasformarle, anche in modo sorprendente e farlo con pazienza, a volte entusiasmo e sempre sfruttando le buone pratiche apprese nel raggiungimento di buoni risultati, mai peraltro garantiti e sempre diversi per ogni persona.

L'incapacità a estrarre conoscenza dalle informazioni è all'origine della noia che colpisce molte persone, comprese quelle che sembrano sempre iperattive e motivate perchè impegnate a interagire con i loro dispositivi digitali e i loro messaggi (Dipendenza digitale. Istruzioni per un uso equilibrato e felice della tecnologia)

Il flusso continuo di informazioni a cui tutti sono sottoposti dovrebbe generare infiniti stimoli utili alla ricerca di nuova conoscenza ma se ciò non avviene significa che qualcosa nell'informazione tecnologica attuale non funziona come ci è stato promesso e come ci si aspetterebbe (La conversazione necessaria - La forza del dialogo nell'era digitale). Significa che disponiamo di  un'informazione che diverte, che crea distrazione ma non necessariamente crea conoscenza e tanto meno significati capaci di motivare all'azione che può portare al superamento della noia.

Staccare la spina non è necessariamente la soluzione....ma!

Se le promesse non sono mantenute e gli stimoli sono insufficienti si potrebbe provare a spegnere i dispositivi e a staccare la spina per togliere ogni luminescenza ai display. Non è necessario farlo per sempre, ma per sperimentare come si possa sopravvivere anche senza il surplus informativo attuale. Si sopravvive perchè il nostro cervello non è in grado di assorbire una quantità infinita di informazioni e perchè ciò che conta è l'abilità nel produrre conoscenza utile a trovare il senso o il nonsenso di una cosa e a riempire di significato le cose che si fanno, si pensano e si creano. Se si è disimparato a farlo, forse anche a causa dell'eccessivo uso di protesi tecnologiche, non rimane che provare a staccare momentaneamente la spina.

 

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