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Common Ground tra amache e zombie

Common Ground tra amache e zombie

06 Novembre 2012 Mario Anton Orefice
Mario Anton Orefice
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Quezon City, Filippine, 16 luglio 2012, uno zombiedrago, con piccoli girasoli luminosi piantati nel corpo si aggira nella notte, entra nei negozi, diverte-spaventa la gente e, poi, quando i girasoli si spengono, muore.

Lo incontri al padiglione centrale dei Giardini, sei a Common Ground, la mostra internazionale di architettura che chiude il 25 novembre. Il film di cui ti parlavo è di Khavn De la Cruz, wikipedia dice che è il padre del filmaking digitale filippino. Khavn (http://khavn.com/) ha risposto all’appello di Olafur Eliasson (http://www.olafureliasson.net/index.html) artista danese che ha lanciato il progetto Little Sun (http://films.littlesun.com/), una lampada con la silhouette del girasole alimentata da un pannello solare che le dà un’autonomia di 5/6 ore.

Il progetto, ambizioso, è quello di portare una luce pulita e sicura a un miliardo e 400 milioni di persone che non hanno l’energia elettrice e usano torce, candele, olio, respirando fumi tossici. Little sun ha prezzi diversi: 20 euro se lo compri perché ti piace, 10 o cinque se lo compri perché ne hai bisogno. Sala buia, cilindri neri, ognuno con un motto riguardante l’architettura, e in cima a ogni cilindro una pressa manuale, di quelle che non avete mai visto, che timbrano a rilievo il motto che più vi ha colpito, mentre in sottofondo si propagano suoni diversi. Architettura e poste s’incrociano nel padiglione della Romania dedicato a Ion Mincu (http://www.playmincu.ro), padre dell’architettura rumena del Novecento.

Il timbro come sigillo pubblico del fare architettonico, il francobollo come “tweet” di valori estetici, come quadro dedicato alle opere architettoniche più importanti, gli accompagnamenti sonori a suggerire la dematerializzazione degli oggetti e dei segni, il virtuale. E poi le citazioni, tante, da Meier a Chaplin, da Le Corbusier a Gropius: “Le citazioni - scrivono i curatori Ivanescu e Calen -  possono fungere da norme, denunciare una mancanza di personalità, avere contenuti scientifici, divertire; con i social media sono diventate una moda, buone o cattive, sono un modo facile di dedicarsi alla cultura”.

Ora l’elenco potrebbe continuare con il padiglione della Polonia e i suoi muri vibranti di suoni, quello della Polonia con il grande tavolo bianco, molto common ground, l’Austria con gli spettri digitali e gli specchi di Wolfgang Tschapeller, le città-legno del Canada, la casa comune di Toyo Ito costruita con i cedri abbattuti dallo tsunami che colpì il Giappone, i 124 progetti ideati da semplici cittadini presentati dagli Stati Uniti, tra i quali la dérive app di Eduardo Cachucho, un’application per perdersi e sfuggire alla monotonia urbana, il divertente padiglione del Brasile con peepshow, amache e chitarre sotto l’insegna:

Riposatevi.

(Alcune foto: http://www.flickr.com/photos/51834914@N08/)

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