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Vai oltre la superficie del display, non metterti in vetrina e rinuncia alla visibilità

Vai oltre la superficie del display, non metterti in vetrina e rinuncia alla visibilità

29 Giugno 2018 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Secondo Vanni Codeluppi (Mi metto in vetrina e La vetrinizzazione sociale) le nuove tecnologie hanno prodotto un processo di cambiamento che ha origini lontane e che può essere descritto come "vetrinizzazione sociale". Un processo che ha avuto inizio con la comparsa delle prime vetrine dei negozi nel lontano Settecento per publicizzare le merci esposte. Un processo che oggi vede come protagoniste persone che hanno scelto di valorizzarsi, esibirsi e promuoversi (self-branding) in modi simili ma all'interno di tipologie diverse di vetrine, i display dei dispositivi tecnologici e mobili in uso.

Display emozionali sempre attivi, magnetici, attrattivi, usati come lavagna, diario personale, pagina, schermo televisivo e cinematografico, capaci di ritornare il mondo favorendone una continua immersione, esperienza e navigazione. Display sui quali far scorrere le immagini prodotte con l'autoscatto del dispositivo, i racconti con i quali si costruisce e si condivide la narrazione del Sé cercando di affermare la propria identità online, gli emoticon con i quali mantenersi in contatto con le reti sociali di appartenenza, e le esperienze vissute nelle molteplici realtà virtuali e aumentate, frequentate e abitate online.

Il display funziona da vetrina, finestra e specchio, offrendo modi diversi di dare forma alla propria visibilità. Obiettivo condiviso da milioni di utilizzatori dei nuovi strumenti digitali che sentono ormai di esistere solo perché sempre connessi e inseriti in reti di contatti dentro le quali, più che il messaggio e l'immagine, si condivide la potenza e la pervasività dello sguardo. Il display può però essere visto anche come semplice superficie, un perimetro spaziale paragonabile alla crosta di un lago ghiacciato su cui è possibile pattinare in assoluta libertà, fuggendo via con leggerezza e in velocità dai propri problemi ed immergendosi in sogni piacevoli e progetti da realizzare.

Si può pattinare con leggerezza anche il display di un dispositivo tecnologico rinunciando a mettersi in vetrina, alla schiavitù della visibilità e alla falsa trasparenza, imposta dalle piattafrome tecnologiche, secondo format predefiniti che hanno come unico obiettivo la sorveglianza e la raccolta di dati e informazioni su chi le frequenta.

Scivolare via sul display come se si pattinasse permette di recuperare la percezione del proprio corpo fisico e della sua pesantezza, di impegnarsi nella ricerca costante del suo equilibrio evitando ostacoli, insidie e scontri sempre possibili. Un'esperienza ben diversa da quella vivibile con il proprio profilo digitale online, pura rappresentazione del Sé, immerso in ambienti virtuali dominati da algoritmi e narrazioni frammentate di sé stessi che creano grandi illusioni e aspettative, ma anche continui stress e traumi difficilmente gestibili ed elaborabili online. Pattinare la superficie del display per sfuggire alle sue trappole e capacità attrattive non è comunque la soluzione ma un semplice espediente per liberarsi dal giogo ferreo del potere pervasivo della tecnologia.

In un mondo nel quale nessuno sembra ormai poter rinunciare alla sua vetrinizzazione, si può rinunciare alla visibilità online solo se si è capaci di ritrovarne una diversa nella vita di tutti i giorni, lontano dal display. Il segreto sta nel ripensare il modo di relazionarsi agli altri e con sé stessi, nel farlo al di fuori delle realtà digitali e immergendosi nella fisicità della vita reale fatta di incontri faccia a faccia, sguardi degli occhi e capacità di ascolto (anche uditivo).

Lontani dalla realtà performanti ma stressanti e ansiogene del display si possono sperimentare e sviluppare pratiche, oggi da molti percepite come obsolete, poco remunerative o gratificanti, come il dono reciproco, la solidarietà, l'empatia, l'amicizia, la fiducia, la conversazione e il dialogo, ma anche l'autonomia e la libertà. Pratiche che richiedono impegno, profondità, apprendimento, disponibilità e apertura verso nuove esperienze, ma che sono anche le uniche a offrire oggi sollievo all'inquietudine che sta insidiando la vita e il sonno di numerosi cybernauti e abitanti dei mondi virtuali e paralleli online.

 

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