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Elezioni, Signori del Silicio e nuove utopie

Elezioni, Signori del Silicio e nuove utopie

13 Febbraio 2018 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Mentre ci avviciniamo alle elezioni del 4 marzo immersi in un'assenza di dibattito che sconcerta e spaventa, nella società non tutto è fermo o rassegnato, anzi tutto è in movimento. I temi importanti su cui molti si stanno impegnando sono quelli della solidarietà, del lavoro, delle disuguaglianze, dei diritti ma anche quello della tecnologia a essi ormai strettamente collegato. Il 2017 tecnologico sarà ricordato anche per l'emergere di numerose critiche alla volontà di potenza delle tecnologie e alla pretesa di dominio dei Signori del Silicio. Ora in Italia qualcuno propone un movimento "Occupy Silicon Valley".

Movimento è bello

La storia è ricca di movimenti che hanno cercato con le loro iniziative di cambiare il mondo. L'ultimo importante in termini di tempo, dopo quello No-Global, è stato sicuramente il movimento "Occupy Wall Street" che ha contribuito alla rinascita della sinistra liberal americana impersonata, alle ultime elezioni vinte da Trump, da Bernie Sanders.  Un movimento nato sull'onda di altri movimenti come quelli delle primavere arabe, di Siriza in Grecia, Podemos in Spagna e del Movimento cinque stelle in Italia.

Tutti i movimenti hanno contribuito alla maggiore consapevolezza che non viviamo nel migliore dei mondi possibili e che è possibile immaginare e sognare mondi alternativi a quello esistente. Dopo Occupy Wall Street sono arrivati Trump (sul legame Trump e social network sono interessanti le riflesioni scatenate in casa Facebook sulle Fake News e sull'uso della piattaforma da prte dello stato Russo) e la Brexit, si sono spente le primavere arabe e si sono arenate le utopie di sinistra di Siriza così come quelle di Podemos. Unica eccezione il movimento Cinque Stelle (Nuovo realismo, ingenuità della rete e parlamentarie) ora in corsa per la leadership dell'Italia, ma nella forma più di partito che di movimento. Nel frattempo il mondo è diventato più globale e interconnesso e la tecnologia è diventata il nuovo paradigma di un sistema che non sembra prevedere alternative se non digitali.

Social network nuovi spazi per la politica

I social network sono diventati gli spazi e gli strumenti preferiti da tutti coloro che hanno qualcosa da dire, siano essi di destra o di sinistra o semplicemente postmoderni e nativi digitali che non sanno neppure più cosa sia l'una o l'altra. Spazi occupati (occupy) in pianta stabile, anche per la spinta narcisistica che ne anima la frequentazione. Spazi percepiti come gratuiti e dei quali sfugge l'elemento strumentale e manipolatorio di piattaforme personalizzate per piacere a chi le frequenta e al tempo stesso per raccogliere i loro dati e informazioni.

Felici di vivere esperienze carnascialesche e cinguettanti, gratuite e sociali, pochi si interrogano sulla servitù volontaria in cui sono imprigionati e, quando lo fanno, si limitano a confermare l'utilità delle piattaforme tecnologiche usandole per le loro proteste, critiche e azioni politiche (terrificanti quelle recenti che hanno visto la pubblicazione di caricature e proclami che non dovrebbero mai avere diritto di cittadinanza, neppure online).

Pochi realizzano che l'unica critica e azione politica possibile è quella di mettere in discussione l'apparato tecnologico attuale fatto di piattaforme, algoritmi, software nelle mani di poche e potentissime multinazionali.

Una situazione non dissimile da quella che ha caratterizzato il movimento Occupy Wall Street e ne ha marcato il dissolvimento. Focalizzato sul problema della corruzione e dello strapotere finanziario Occupy Wall Street non ha mai messo in discussione il sistema capitalistico finendo così per esserne risucchiato e obnubilato. La sua componente più politica che ha sostenuto Bernie Sanders ha dovuto subire l'affermazione di Trump e della destra ultra-conservatrice americana.

Movimenti emergenti cercasi

Sempre alla ricerca di novità e tendenze emergenti, dopo il dissolvimento di Occupy Wall Street, i media si sono mossi alla ricerca di nuove rivolte, prodromi di possibili e potenziali rivoluzioni, di nuovi sommovimenti, capaci di attrarre e di mostrare l'eterna dialettica (hegeliana) che caratterizza ogni sistema umano e politico. Una dialettica che si esprime nella critica del potere e di chi lo rappresenta.

Un potere che oggi è facile riscontrare nei vari potentati finanziari e nelle organizzazioni mondiali che li rappresentano, ma anche nei cosiddetti Signori del Silicio (citazione dal titolo di un libro di Evgeny Morazov) e in poche società riconosciute nella sigla FAMGA (Facebook, Apple, Microsoft, Google e Amazon). Queste aziende si stanno mangiando il mondo con le loro piattaforme software, algoritmi e intelligenze artificiali ma soprattutto diffondendo il loro credo libertariano che mira alla scomparsa dello stato così come lo abbiamo conosciuto nell'era della modernità.

La filosofia libertariana (una versione estremista del liberalismo finanziario) dei padroni della tecnologia suggerisce la massima libertà di scelta del cittadino globale, l'assenza di restrizioni e l'assoluta trasparenza. Nella realtà la libertà è quella di chi possiede le piattaforme, la trasparenza serve alla raccolta di dati e informazioni e alla profilazione degli utenti, l'assenza di restrizioni si manifesta in regole e norme che delimitano con parametri predefiniti i profili online e la loro agibilità digitale. Manca del tutto invece qualsiasi critica al sistema e a chi ne possiede il dominio e il potere.

Dopo anni di innamoramento fatale e acritico, una parte seppur minoritaria del popolo di Internet ( o della sua parte più visibile accessibile attraverso browser e protocolli Web e Http) ha iniziato una lenta presa di distanza contribuendo a una riflessione sugli effetti della tecnologia e sul ruolo che nel mondo stanno assumendo poche aziende multinazionali, quasi tutte con sede nella Silicon Valley (Amazon e Microsoft sono a Seattle). La riflessione emergente ha prodotto nel 2017 una ricca produzione di testi, articoli e libri che hanno contribuito a evidenziare come la fiducia del pubblico (utenti, consumatori ma anche cittadini) nei confronti dei giganti della Silicon Valley si sia affievolita.

I signori del silicio

I portatori di questa critica non possono più essere semplicemente catalogati come tecnofobi o tecno-apocalittici e tecno-pessimisti (80 profili digitali). Non sono persone identificabili come contrarie alla tecnologia ma cittadini digitali che stanno percependo il tradimento della rivoluzione tecnologica perpetrato da poche società che stanno cavalcando la volontà di potenza della tecnologia per proporre una nuova visione del mondo.

Una visione nella quale lo stato con le sue istituzioni e partiti può anche non esistere più e nel quale i diritti pubblici, alla sanità, alla scuola, al lavoro, ecc., possono essere sostituiti da soluzioni e servizi (vedi i libri di Evgeny Morozov). Non a caso quelli forniti dalle piattaforme tecnologiche.

La riflessione necessaria

Riflettere sulla tecnologia e sui suoi profeti significa oggi interrogarsi sul futuro dell'umanità e contribuire a far emergere visioni possibili diverse e alternative a quelle propugnate per motivi prevalentemente commerciali, di guadagno e di potere. La riflessione può essere fatta in solitudine e usando come megafoni piccoli spazi Temporaneamente liberi (TAZ) oppure attraverso iniziative partecipate e condivise.

Le batterie di questi megafoni hanno durata limitata e difettano della potenza audio e di visibilità che serve per farsi notare dai motori di ricerca e rompere il rumore di fondo determinato dal sovraccarico informativo. E' importante però che questi spazi di riflessione critica ci siano, aumentino e si connettano tra di loro contribuendo non solo ad alimentare la riflessione ma anche a determinare linguisticamente e cognitivamente il contesto della contesa ( in merito a questo da leggere il libro di Ippolita Tecnologie del dominio).  

Occupy Silicon Valley

L'azione solitaria, anarchica e libertaria (diverso da libertariana) non è probabilmente più sufficiente. Per lo meno non lo è in termini politici, sociali e culturali.   In assenza di azioni politiche da parte di partiti politici e governi che sembrano contare sempre meno di fronte ai nuovi poteri forti del sistema attuale, i cittadini (digitali) possono provare a proporre una loro visione del mondo trasformandolo in messaggi politici e in un programma. E' a questo che si è ispirato Remo Bassetti che, sul suo Wrog, ha condiviso l'idea di un movimento "Occupy Silicon Valley" e proposto un programma politico fatto di sette punti basilari, tra di loro strettamente connessi.

Il programma non promette alcuna utopia. Si limita a suggerire l'abbandono del narcisismo tipico del mondo digitale e l'adozione di nuovi comportamenti capaci di trasformare i desideri in azioni e la voglia di rivolta in rivoluzione (messa in discussione del potere esistente). Le proposte contenute nel programma non sono quelle di un esperto (in politica si chiamerebbe tecnocrate come i tanti che hanno rimpiazzato in molti paesi i politici di carriera) ma di un semplice cittadino che vuole continuare a immaginare forme più democratiche, alternative e possibili di un uso diverso della tecnologia e delle sue potenzialità. Forme declinabili in benefici e vantaggi per i molti e non solo per i pochi ("for the many, not the few", era il motto di Corbin alle ultime elezioni politiche inglesi).

Il merito della proposta di Bassetti sta anche nell'avere suggerito implicitamente le domande che tutti dovrebbero porsi per trovare soddisfazione alle crisi, insoddisfazioni, ansie e timori che già stanno percependo e vivendo. Crisi, ansie, solitudini sono sintomi o risposte di una realtà che non regala solo felicità e benessere. Le domande servono a far comprendere il programma, l'esistenza di altri mondi possibili e l'esistenza di altri modi possibili di vivere la tecnologia.

Il programma ha già una sua articolazione e descrizione ma viene proposto alla valutazione e sottoscrizione di altri con l'invito a partecipare per arricchirlo e farlo conoscere.

SoloTablet ha deciso di aderire dando il suo contributo! Un modo per dare un contributo è anche di evidenziare costantemente la manipolazione semantica che viene fatta della realtà tecnologia, la mistificazione costante dei suoi linguaggi che cambia la percezione della realtà impedendo di fatto di pensare  riflettere su di essa in modo critico e consapevole.

Di seguito le sette regole alla base del programma Occupy Silicon Valley:

  1. Nessuno può accumulare ricchezze pari al PIL di un continente.

  2. La mancanza di lealtà fiscale è del tutto inaccettabile quando i profitti sottratti, da soli, risolverebbero problemi vitali per la comunità.

  3. La tecnologia non può distruggere la dignità del lavoro né compromettere la futura struttura del mercato del lavoro senza che sia dimostrata una “copertura” del costo sociale.

  4. Vanno disincentivati e proibiti i monopoli, anche e specialmente nel campo delle nuove tecnologie.

  5. Non si possono rendere disponibili per gli adolescenti servizi e strumenti dei quali gli effetti non siano stati ancora testati scientificamente o siano stati determinati negativamente.

  6. Gli algoritmi di un’azienda che realizzano significativi effetti sociali devono essere resi in tutto o in parte intelligibili e conoscibili.

  7. Gli utilizzatori del web debbono avere accesso ai dati che vengono acquisiti dalle piattaforme ed essere messi in condizione effettiva di prestare o meno il consenso.

Per leggere per intero la proposta di Remo Bassetti.

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