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Un prato di tessere

Un prato di tessere

30 Luglio 2018 Walter Coda
Walter Coda
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Durante. M’incammino per lunghi viali di colori e tessere, tanta gente si osserva per completare il programma della giornata. A poche centinaia di metri s’incontrano strutture particolari: fuori semplici, umide, regolari, quasi spente, dentro ancestrali, splendide, dorate, dove la dimensione giusta è il silenzio e quell’aura di concentrazione che permette il lusso di pensare, di riflettere.

Attraverso ciottoli e mani ormai spalmate su dispositivi asociali, c’è sempre tempo per pensare a qualcun altro quando si è con la giusta compagnia. Abbracci e baci possono sembrare gli elementi tattili più scontati, ti accorgi della creatività più umile quando di fronte ai tuoi occhi trovi una luce che blocca la bellezza dell’irregolarità.

Cibo, sorrisi e identità virtuali: riusciamo sempre ad incastrare le cose buone con quelle attuali, nonché siano cattive, ma abbiamo bisogno di storia. Capelli lunghi, scuri, solleticano il mio viso, lo elaborano in momenti di ingenuità, e forse non tutto ciò che è perso è perduto.

Cammino e cammino ancora, assaggio il dolce luogo della luce. Andrea mi rende sano ogni passo di vita.

Frammenti. Gli attimi sono eterni.

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