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Alexa mon amour!

Alexa mon amour!

10 Giugno 2021 Antonio Fiorella
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Alexa, hai accesso ai Big Data no? Chessò, dammi qualche notiziola sui filantropi del gruppo Bilderberg.

Insomma, ti porterei con me in capo al mondo! Ma dimostrami di stare un po’ dalla mia parte, che non sei programmata anche tu per spiarmi. Altrimenti ti lascio indietro lì appesa al muro.

Alexa, Bil-der-berg 2 anni fa, prima della pandemia, Montreux, Svizzera… 

Le guide turistiche d’antan descrivono Mendrisio, comune svizzero del Canton Ticino, come una ridente cittadina situata al confine con l’Italia. I suoi abitanti, oltre alle bellezze architettoniche e paesaggistiche, posseggono la capacità di saper modellare laboriosità, ingegnosità e buon umore, ciò che costituisce l’essenza del benessere sociale. Pertanto sorprende solo il forestiero la scoperta dell’esistenza di un linguaggio locale “d’invenzione”: il larpa iudre.

Una lingua alla rovescia ricavata dalla scomposizione in sillabe delle parole del dialetto e inversione dell’ordine.

La stessa denominazione "larpa iudre" deriva da parlà indré, cioè "parlare all'indietro" (in cui la "n" è stata sostituita dalla "u", affine per grafia). Questo sistema di costruzione della parole per inversione sillabica è il medesimo di molti gerghi attuali tra cui il Verlan della Francia che parimenti significa à l'envers (a lɑ̃'vɛʀ), ossia "al contrario". (https://it.wikipedia.org/wiki/Larpa_iudre)

Alcuni studiosi fanno risalire la nascita del larpa iudre verso la fine del XIX secolo e ne registrano la diffusione più ampia durante la prima guerra mondiale. L’utilizzo dello strano linguaggio serviva ai contadini e ai sensali del Mendrisiotto per accordarsi tra di loro mantenendo all’oscuro i potenziali acquirenti forestieri che nulla intendevano del fraseggio fatto anche di ammiccamenti, battute e buon ridere.

Un gergo linguistico può svilupparsi per comunicare selettivamente, nascondere, ingannare, e farsi beffa dell’interlocutore alieno. In pratica, anche tra popoli aventi un retroterra culturale comune, accanto ad affinità di usi e costumi si stratificano nel tempo una sequela di voci dissonanti.

Ad esempio si dice: metti insieme un italiano e uno spagnolo; i due, parlando ciascuno nella propria lingua, riusciranno comunque a intendersi.

Vistosi inciampi a parte!

 

Il termine italiano olio è tradotto in spagnolo con la parola aceite. Entrambi i vocaboli stanno ad indicare il prodotto alimentare derivante dalla spremitura delle olive (o mais, o girasole, o palma, e così via, ma qui non interessa soffermarci né sull’origine della parola né sulle proprietà organolettiche del prodotto).

Olio e aceite sono “falsi amici”. Che sono in numerosa compagnia, poiché potremmo aggiungere (ben lontani dall’essere esaustivi, né vogliamo esserlo per non tediare):

aceto, vinagre

uscire, salir

salire, subir

lungo, largo

largo, ancho.

A volo d’uccello cogliamo soltanto alcune particolarità e volutamente ne ignoriamo tantissime altre, altrettanto significative poiché questo non è un saggio, ma piuttosto un divertissement (detto a beneficio e guida di chi volesse contribuire). Escludiamo espressioni scaramantiche quali “toccare ferro” (tocar madera, cioè “toccare legno”), nonché usi tradizionali difformi - il campo diventerebbe troppo vasto da trattare. Soffermandoci su pochi vocaboli di uso comune, e solo restando a tavola (mesa, da non confondere con la cerimonia religiosa “messa” che viene tradotta con misa) incontriamo anche: biscotto (galleta), ciambella (bizcocho), gamberetto (gamba), brodo (caldo), pasto (comida, mentre esiste in spagnolo la parola pasto ma indica il “pascolo”) e così via. Ancora parole di largo uso ma di tutt’altro significato da una lingua all’altra.

L’espressione “falsi amici” è un ossimoro, ossia una contraddizione in termini come guerra civile, scontro tra civiltà, missioni umanitarie o missioni di pace, occupazioni pacifiche (anche qui, non interessa soffermarci sull’origine dei conflitti né sugli artifizi, dei media mainstream, creati ad arte a fini di distrazioni di massa).  La contraddizione tra i termini olio e aceite la dice lunga sugli scivoloni di senso del linguaggio che si è verificato nei secoli. Questi slittamenti di senso hanno profonde radici storiche. Significati contrapposti, che spiegano quanto siano vicine, ma conflittuali e intricate le culture delle genti che hanno convissuto a lungo negli stessi territori, talvolta da invasori, talvolta da alleati. Il che solleva un vespaio d’interrogativi.

In quali circostanze si è prodotto lo stravolgimento di significato delle parole maggiormente in uso nelle lingue latine? Si verifica qualcosa di simile nell’arco della vita delle persone? Quanto contribuisce l’imbarbarimento del linguaggio al prodursi e riprodursi dello scollamento tra piccoli nuclei d’individui e tra le genti? Giorno dopo giorno coniugi, familiari, amici, abitanti di un unico territorio scoprono di parlare tra di loro senza più capirsi. Separazioni, divorzi, litigi, o semplici cambiamenti di orizzonte, portano a nuovi scenari segnando fratture ancora più profonde.

Per tutti i casi è consigliata la lettura di Verbal warrior, Massimo Picozzi, Sperling & Kupfer - dove magistralmente viene descritto il potere delle parole nonché è possibile fare incetta di strumenti utili per disinnescare i conflitti.

E per fare buon sangue e affrontare checchessia con una raffica di risate Más respeto, que soy tu madre di Hernán Casciari (qui una breve scheda). 

 

Invito a partecipare con un breve excursus prendendo spunto da parole-tranello d’ogni risma…

Con l’intento di restare sempre qualche spanna più avanti di Alexa e compagne.

Quale modalità più efficace per disconnettersi dall’omologazione programmata? 

 

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