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La vita è breve

La vita è breve

22 Novembre 2020 Carlo Mazzucchelli
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La vita è breve, per vivere più a lungo non è sufficiente ripromettersi di tenere spento lo smartphone o il tablet, bisogna farlo

Si dice spesso che le persone passano il loro tempo al telefono. La pervasività dello smartphone e il suo uso hanno trasformato un luogo comune in una realtà fatta di secondi, minuti e ore passate davanti al display di un dispositivo.

La media rilevata da tutte le principali società d'indagine di mercato indicano questo tempo in 4/5 ore al giorno, 120 ore circa al mese, quasi 1500 all'anno. Praticamente una vita intera, passata dentro un display, principalmente di un dispositivo mobile, posseduto in media da più dell'80% delle persone. Una vita vissuta in compagnia di YouTube, Facebook, Snapchat, Instagram, Pinterest, Linkedin e Twitter, oltre che a navigare la Rete e a comunicare. Il tempo rimanente, nella vita media delle persone, è ancora lungo ma sempre più accorciato da pratiche tecnologiche che rubano spazio alle relazioni con gli altri, alla vita sociale e familiare e che impediscono di trovare risposte alla domanda che da sempre ci poniamo: perché viviamo?

È una domanda che si è posto anche l'antropologo francese Marc Augè in un libro nel quale si interroga su una società cosmo-tecnologica che ha celebrato la fine delle ideologie ma sembra caduta prigioniera di due super-ideologie, oggi dominanti, quella della tecnologia e quella del consumo. Una società tutta centrata sull'immediato, sul possesso di beni materiali e su scopi di vita a breve termine, che sembra non trovare il tempo per riflettere su di sé e sulla realtà, trovando il tempo per conoscere di più, pensare criticamente, solidarizzare e cercare forme di felicità durature nel tempo.

Il tempo passato con il proprio dispositivo tecnologico, usato anche per conoscere, socializzare e fraternizzare, è in costante crescita e impregnato di ritualità rassicuranti, indotte dalla tecnologia, che danno forma alle attuali visioni del mondo. Queste ritualità e il tempo a esse dedicato non sono però sufficienti a scongiurare ed evitare imprevisti e accadimenti che riportano tutti alla realtà profonda della Vita, ben diversa da quella del "vivere al passo con i tempi", del muro delle facce e del "cinguetta che ti passa".

Chi percepisse, nella sua vita prefabbricata online, un senso di disagio, di alienazione, di crescente isolamento e solitudine potrebbe sempre interrogarsi sul senso della vita (celebrato dai Monty Python nel film "The meaning of life") e sul perché viviamo. Per farlo non sarà però sufficiente ripromettersi di tenere spento il proprio dispositivo cellulare, bisognerà spegnerlo, chiuderlo in un cassetto e dimenticarlo. Più che liberare lo smartphone ("libera il tuo smartphone") come recita lo slogan pubblicitario di Samsung, bisognerà "liberarsi dello smartphone" anche se si è in possesso di un Galaxy Note 8!

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