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TRANQUILLITA’ E INQUIETUDINE

TRANQUILLITA’ E INQUIETUDINE

25 Ottobre 2022 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Alcuni giorni di trekking sui vulcani dell’isola Reunion può regalare un periodo di tranquillità, oltre a tanta stanchezza fisica, mai mentale, psicologica o cognitiva. Sopravvivere alla salita di un vulcano di 3000 metri non è come sopravvivere alla quotidianità. Come sosteneva Bernardo Soares, alter ego di Pessoa, vivere è difficile, soprattutto se si guarda al mondo con sensibilità e partecipazione. Lo è ancor più se si vive in un paese come l’Italia, un paese che non cambia mai, che impedisce ai più di illuminare il futuro di speranza, visioni e sogni realizzati. Ne è un esempio la fase attuale della storia di questo paese caratterizzata da tanta irrequietezza, inquietudine e incertezza, tutte generatrici di tormenti continui e tanto disagio esistenziale e non solo.

Una soluzione al disagio è l’emulazione di Soares/Pessoa, il ritiro nell’intimità, nella malinconia (meglio la saudade), nel pessimismo e nello “sdormire”. Il lasciarsi andare dentro un dormiveglia prolungato (anticipazione esperienziale di futuri metaversi in formazione?) nel quale immaginare di vivere in mondi felicitari e gentili perché diversi da quelli tristi e scortesi della realtà. Sdormire è un modo per tacitare l’ansia legata all’impossibilità di realizzare ciò che si è sognato o idealizzato anche se ritenuto impossibile (di utopie non si muore, si vive!), di spegnere il desiderio di ciò che avrebbe potuto essere ma non è stato, di superare l’insoddisfazione che nasce dal non avere potuto cambiare il corso delle cose o di vederle andare diversamente.

Cosa fare se irrequietezza, inquietudine e disagio riempiono le nostre vite? Come ritrovare un po' di tranquillità dentro un mondo diventato inespressivo e complicato? Come vivere per non sopravvivere?

Un primo passo è dotarsi di una sana ironia e di una altrettanto salutare auto-ironia.

Il secondo passo è diventare consapevoli di condividere questo stato di cose con altri (l’Altro che siamo noi). Il solo pensarlo fa sentire meno soli e meno disperati.

Il terzo passo è la pratica costante di una riflessione non banale che vada oltre la banalità e l’ovvietà della quotidianità, per provare a ricercare e trovare le risposte che non siamo ancora riusciti a trovare e che, se trovate, potrebbero illuminare i nostri passi e dare speranze ai nostri futuri.

Il quarto passo è rinunciare all’ansia da prestazione che anima tante narrazioni della modernità dopo la post-modernità, smettere di lavorare solo per obiettivi e di perseguire la felicità individuale, provando a godersi di più ogni esperienza di vita che la Vita ci regala.

Il quinto passo potrebbe essere quello fondamentale: trasformare ansia, inquietudine, irrequietezza in impegno civile (non quello punito dalle recenti elezioni ovviamente!), in cura, in assunzione di responsabilità (il sentirsi in dovere di), verso sé stessi ma soprattutto verso gli altri, intervenire nella realtà, anche in quella digitale, operando da cittadino che non rinuncia mai a dare un suo contributo partecipando alla costruzione di scenari futuri.

Uno di questi scenari futuri si chiama PACE. La sua assenza contribuisce oggi in profondità (meglio non lasciarsi condizionare dalle narrazioni mediali e dal loro conformismo politicamente omologato) al disagio, all’ansia e alla inquietudine di molti. Molti che percepiscono come la PACE sia una aspirazione umana ben prima della guerra (non siamo tutti Homo homini lupus), sinonimo di tranquillità, di vita comunitaria serena, calma, placida e matura.

Sul tema della PACE numerose sono le iniziative che segnalano il risveglio (Svegliamoci direbbe Edgar Morin) possibile di una società civile addormentata ma insofferente per gli incubi di cui soffre.

Io vorrei segnalarne una organizzata da ASSOETICA:

LA PACE: TRANQUILLITÀ E INQUIETUDINE

Martedì 25 ottobre 2022, ore 14.30-17.30

Casa della Memoria, via Federico Confalonieri, 14, Milano

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