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👩‍🚒️ 👩‍🚒️ 👩‍🚒️ Dal lavoro agile a quello fragile

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18 Marzo 2020 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Pensate alle narrazioni che hanno dominato il tempo prima del Coronavirus.

Una descriveva vantaggi, libertà, assenza di vincoli del lavoro agile.

L’altra celebrava evoluzione e potenza dell’intelligenza artificiale e dei suoi algoritmi.

Di smart-working si continua a parlare ma solo per alcune categorie di persone. Di AI non parla quasi più nessuno.

Segno dei tempi!

Un virus opportunista e cattivo ha zittito entrambe le narrazioni evidenziando la fragilità del lavoro e il ruolo fondamentale di lavoratori con carne e ossa, forza d’animo, sentimenti, energia sanguigna, volontà e capacità molto umane.

Per il blocco di molti settori dell’economia, il lavoro da agile è diventato fragile.

Lo sanno dipendenti di hotel, ristoranti e agenzie di viaggio, tante partite Iva, formatori, rider, esternalizzati, artisti, ecc.

Un esercito di persone, precarie e stressate, che oggi precipitano nell’incubo di non riuscire a mantenersi. Toccate nell’osso e nella carne (citazione da Marco Revelli).

Coinvolte sono milioni di persone con lavori precari, che oggi lavorano mentre tutte le altre dovrebbero essere a casa.

La realtà evidenzia la fallacia di tante narrazioni e la necessità di ripensare modelli organizzativi e (bio)politici, teorie economiche e tecno-ideologie dominanti.

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