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Iperoggetti pandemici

Iperoggetti pandemici

16 Marzo 2021 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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La pandemia da Covid19 è interpretata come un iperoggetto, secondo la teoria di Timothy Morton. Gli "iperoggetti pandemici" sono tracce visive degli iperoggetti connessi con la pandemia, dalle scorie energetiche al degrado ambientale, in un ampio arco temporale che si spinge nel futuro.

L'epidemia e il timore del contagio hanno imprigionato i corpi di milioni di persone ma non le loro menti.

Hanno ridotto le loro attività fisiche esterne ma non i viaggi sui percorsi impegnativi dell'immaginazione, della creatività e dell'anima. Molti, forse la maggioranza, di questi viaggi sono stati compiuti in solitaria e in solitudine, altri sono diventati occasioni di incontro per un proseguimento del viaggio insieme ad altri.

Strumenti potenti, a volte sorprendenti (per la capacità di creare sorpresa), di questo viaggiare disincarnato sono state le piattaforme tecnologiche, cosiddette social, ma soprattutto Internet (da non assimilare in toto alle applicazioni social). 

E' attraverso questi strumenti che mi è capitato (re)incontrare Umberto Santucci, persona conosciuta venti anni fa e poi persa di vista fisicamente e visivamente ma sempre incontrata ogni tanto nelle molteplici realtà virtuali nelle quali tutti abbiamo ormai trasferito buona parte delle nostre vite.

Da questo (re)incontro è nata la scoperta di un Santucci artista vettoriale (per saperne di più sull'arte vettoriale) che ha saputo trarre vantaggio dall'anno pandemico ancora in corso (dilatazione reale oltre che percepita) per realizzare 15 opere frutto di clausura, riflessione personale, meditazione e invenzione.

L'incontro si è rivelato una sorpresa anche per il collegamento del lavoro artistico agli Iperprogetti ("entità diffusamente distribuite nello spazio e nel tempo") raccontati in un libro, che forse pochissimi hanno letto, di Tymothy Morton. Un libro pubblicato in Italia nel 2018 e che fa parte della mia biblioteca da allora. Un libro con tesi non necessariamente condivise da molti e forse per molti non condivisibili ma che è ricco di provocazioni e spunti per cercare di capire la realtà di crisi paradigmatica che stiamo vivendo. Una crisi della quale quella sanitaria non è che una di quelle già emerse e/o in formazione. 

 

Santucci fornisce la sua descrizione degli Iperoggetti per introdurre la sua produzione artistica:

"Gli iperoggetti sono entità reali distribuite nello spazio e nel tempo, come un centro petrolifero o una centrale nucleare, o la biosfera, o il sistema solare. O anche tutto l’insieme delle scorie nucleari, o fra esse solo il plutonio. Possono essere prodotti dall’uomo, come l’insieme delle buste di plastica, o dall’uomo indipendenti, come la Luna. Sono «iper» rispetto a qualche altra entità, come un albero rispetto alle sue foglie, o una foresta rispetto ai suoi alberi. Gli esseri umani possono incontrare solo gli oggetti emanati da un iperoggetto, che rimane al di là delle nostre percezioni e dei nostri limiti di spazio e di tempo."

Per chi volesse saperne di più può andare a questa pagina: COSA SONO GLI IPEROGGETTI

Io qui mi limito a segnalare il lavoro di Umberto Santucci e a seguirlo nel suo lavoro di ricerca visitando la sua mostra online: IPEROGGETTI PANDEMICI

Mi permetto solo di anticiparne un assaggio con alcune delle sue opere.


"Come si percepisce l’iperoggetto pandemico? Piazzze vuote, isolamento, distanza, chiusura, contagi, terapie. Segnali raccolti dai media e dalla realtà, mentre siamo rintanati in casa per chiudere fuori la minaccia.  La pandemia da coronavirus che ha caratterizzato l’anno 2020 è la manifestazione dell’iperoggetto nella sua natura più pervasiva e insidiosa.

Ci siamo dentro tutti, ovunque. Insieme con il riscaldamento globale è uno degli effetti collaterali più minacciosi della globalizzazione. E’ grande come tutto il mondo, ma i virus sono invisibili. 

Le piazze vuote di De Chirico e gli edifici imballati di Christo sono diventati realtà metropolitane, con tutti noi chiusi dentro casa, o distanziati e mascherati, mentre gli animali si aggirano indisturbati e tutto deve essere continuamente decontaminato. Infermieri e rider sono costretti ad uscire loro malgrado, per farci restare in casa. I vecchi sono più che mai soli. Il contagio arriva dai traffici aerei fra oriente e occidente, dal contatto fortuito fra un vecchio cinese e un Adamo di borgata. Richiede terapie blande o intensive, e porta con sé vaccini antivirus nuovissimi. Potrebbe essere una fantasia surrealista, invece è la realtà percepibile dell’iperoggetto pandemico.



Noi umani non siamo in grado di vedere l’erosione e la desertificazione, ma percepiamo solo la quantità di sabbia che è aumentata, e che man mano ricopre villaggi, città, mezzi di trasporto divenuti immobili.

Solo gli uccelli rimangono e si muovono nei luoghi che il deserto rende inabitabili per noi uomini, ma perfettamente abitabili per loro. L’uomo non è più il padrone del mondo, è solo un abitante sporadico dell’iperoggetto Terra.

Potremmo essere nel passato, nel presente o nel futuro, qui o altrove. Gli iperoggetti sono entità genuinamente apocalittiche, nel senso che sollevano il velo del pregiudizio, e in questo modo non ci catapultano in un aldilà, ma ci radicano saldamente nel punto in cui già siamo.


«All’improvviso, nel tardo pomeriggio, mentre le ombre si allungano su una piazza, generando quella strana sensazione di essere già stati qui…». (Timothy Morton). Non possiamo vedere direttamente il sole, il grande iperoggetto che si ritrae sempre più indietro, e ci lascia solo l’ombra, un oggetto immateriale ma reale che striscia per terra e si allunga fino ai nostri piedi.

VAI ALLA MOSTRA VIRTUALE: IPEROGGETTI PANDEMICI

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