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Antisocial, un libro di Andrew Marantz

Antisocial, un libro di Andrew Marantz

04 Dicembre 2019 Carlo Mazzucchelli
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In un panorama italiano trasformato in un acquario di sardine può essere interessante porre una lente di attenzione sul libro, da poco pubblicato negli States, di Andrew Marantz dal titolo Antisocial. Un saggio ma anche un romanzo capace di raccontare con efficacia le distopie del momento. Una su tutte, quella caratterizzata dall’odio e cavalcata alla grande e con successo dalle destre, populiste, sovraniste, estremiste e nostalgiche di molti paesi occidentali.

In due articoli precedenti (La gentilezza delle sardine e Sardine, Gentilezza e odio) ho provato a raccontare il fenomeno italiano delle Sardine analizzandone le forme della comunicazione e il richiamo alle piazze, come luogo fisico di ritrovo, un altrove non virtuale, capace di mettere offline menti e cervello e ripristinare le sensazioni che sempre si hanno quando si entra in contatto tra esseri umani reali, in carne ed ossa e guardandoli negli occhi.

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Sul tema dell’odio e su come sia stato utilizzato in Internet dalle destre-destre per alimentare la rabbia sociale e politica, Andrew Marantz, editorialista della rivista The Neworker ha confezionato un saggio/romanzo distopico (Antisocial: Online Extremists, Techno-Utopians and the Hijacking of the American Conversation) nel quale, nel ruolo di etnografo, racconta in dettaglio e con dovizia in che modo in pochi anni, sfruttando la potenzialità delle piattaforme tecnologiche, gruppi ristretti di persone siano riusciti a coalizzare intorno a loro schiere urlanti e cattive di reazionari, nazisti, fascisti e post-fascisti, sovranisti e populisti unitamente a una miriade di troll che li rappresentano online.

Il racconto dettagliato e ricco di informazioni è dall’interno, sembra un romanzo surreale per le storie che racconta ma riesce a spaventare, a creare ansia e a disturbare. L’ambientazione è drammatica ma i personaggi raccontati non sempre lo sono, tanto sono bravi, nelle loro attività online, a fare ricorso all’ironia e allo humor con l’obiettivo di catturare attenzione, emozioni e partecipazione dagli utenti della Rete a cui dirigono la loro attenzione. Tra i personaggi ci sono influencer statunitensi della Alt-Right politica come Mike Cernovich, così come alcuni dei protagonisti delle campagne in Internet che hanno contribuito a far eleggere Trump. Personaggi abili nel manipolare il discorso politico con l’obiettivo di condizionare i comportamenti politici ed elettorali degli utenti della Rete.

Il tema di fondo è quello delle false notizie, della disinformazione e della misinformazione. Ma. Anche quello di intellettuali, partiti di sinistra o liberali, persone intelligenti e benintenzionate che si ritrovano intrappolati nelle trappole della rete e non riescono più né a districarsi dalle false verità né ad imporre quelle vere. E neppure a fare da argine e da guardiani contro la crescita della disinformazione online. Ne deriva un’ansia crescente e diffusa che non sta aiutando a trovare strumenti, approcci e il passo giusto per contrastare i nuovi fenomeni che hanno caratterizzato la vita online così come quella offline di milioni di utenti e di cittadini. Ignari in molti casi di essere semplici target e vittime sacrificali di campagne mirate, costruite a tavolino e in grado di giocare con le loro emozioni, pregiudizi e bisogni.

Il testo di Marantz è forse anche un’occasione mancata. Manca un’analisi approfondita del perché Internet abbia rivoluzionato in poco tempo il mercato dei media e soprattutto del perché i media tradizionali siano stati abbandonati in massa da milioni di persone (vale per gli Stati Uniti, ma anche per l’Italia e altre nazioni occidentali).  La crisi dei media tradizionali è sicuramente effetto di grande miopia e di ritardi nel comprendere la carica rivoluzionaria delle nuove tecnologie digitali ma anche nell’aver abbandonato a sé stesse miriadi di cittadini e potenziali lettori che, in assenza di attenzione, hanno trovato in altri media e in altri comunicatori la fonte per la loro informazione e conoscenza. L’analisi superficiale non permette di approfondire due tempi diventati fondamentali, quello della democrazia e della libertà di parola. Senza contare il ruolo che aziende private, potenti e tendenzialmente monopolistiche come Facebook o Twitter hanno assunto nella società così come nella realtà politica di molti paesi, occidentali e non.

In attesa che il libro di Marantz sia tradotto e distribuito in Italia, ci si può interrogare su quanto il fenomeno analizzato, il sequestro delle conversazioni online da parte della destra populista e dei suoi influencer, dall’autore sia presente anche in Italia e sulle sue conseguenze potenziali sulla libertà di parola e sulla democrazia. E’ un fenomeno che si caratterizza nel far emergere il peggio, per la diffusione virale di contenuti razzisti, omofobi e violenti, per la capacità di costruire false notizie, di manipolare creando disinformazione e soprattutto confusione.

Chi volesse anticipare la lettura nella versione inglese potrebbe godersi un testo ‘romanzato’ i cui protagonisti sono alcuni degli strateghi populisti del Web americano. Personaggi che sono diventati influencer da casa propria o hanno semplicemente sposato la causa Alt-Right e usato il Web per fare soldi e diventare visibili oltre che celebri, semplicemente grazie alla diffusione di notizie false e deliranti e all’abilità di fomentare l’odio, la conflittualità e la rabbia.

La lettura permetterebbe anche di prendere visione delle misure che Marantz suggerisce per ostacolare il fenomeno in atto. Si rischia però di rimanere delusi per la scarsa efficacia delle proposte presentate che dipende da una analisi insufficiente della realtà mediale corrente. Chi ama il romanzo distopico può comunque trovare nel libro molti spunti utili a soddisfare la sua passione.

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