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Sardine, gentilezza e odio

Sardine, gentilezza e odio

02 Dicembre 2019 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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La disinformazione non è un fenomeno nuovo, non lo è neppure l’odio sociale e politico. La prima e il secondo trovano però oggi uno strumento potente di diffusione e alimento nelle reti tecnologiche cosiddette sociali. Uno sguardo curioso al fenomeno delle Sardine e alle interazioni online che le caratterizzano permette di comprendere meglio i meccanismi in atto e le azioni deliberate messe in campo per diffondere false notizie e credenze, alimentare la disinformazione e favorire la misinformazione.

Dietro queste azioni c’è la convinzione che false notizie e false credenze possano diffondersi come se fossero vere, nonostante gli effetti negativi che possono derivare per coloro che le credono tali. Ciò dipende da fattori individuali ma soprattutto da fattori sociali. Ciò che si crede dipende in grande misura da quello che si conosce e si sa. Per questo la destra populista italiana sta reagendo duramente e in modo isterico al movimento di opinione messo in moto dal fenomeno sociale e Politico delle Sardine.

Un movimento che ha sorpreso tutti

Il movimento delle Sardine (metafora potente facile da ricordare e meme dalle capacità virali), è l’espressione di una rottura con la normalità dominante, della voglia di dare forma a nuove storie, diverse da quelle attualmente prevalenti, e di raccontarle con modi nuovi.

Sembra puntare a rompere il bias di conferma su cui sta lavorando abilmente la cosiddetta “bestia” tecnologica salviniana e a spezzare la persistenza della credenza, ossia la tendenza a non cambiare le proprie opinioni.  

E’ stato associato alla creatività di quattro giovani bolognesi ma è piuttosto espressione di serendipità, della emersione di qualcosa che molti stavano cercando e che, dopo averla trovata, si chiedono perché ci hanno messo così tanto tempo per trovarla. Esprime l’idea che un’altra Italia sia possibile, realizzabile attraverso percorsi e modalità che partono da valori e principi positivi e per la loro capacità di costruire ponti tra esperienze diverse. 

Come ogni fenomeno imprevedibile ha preso tutti alla sprovvista, per la velocità con cui è emerso e per la sorpresa che ha prodotto.

In particolare in professionisti dei media e politici italiani da anni abituati a guardarsi la punta delle scarpe per (non inciampare) scongiurare (nel) il nuovo che avanza. Il movimento è spontaneo e plurale, si dichiara apartitico ma pretende di avere uno spazio politico per poter contare, riempie le piazze reali più di quelle virtuali, occupa un vuoto politico, quello della sinistra e dei 5Stelle in crisi di consensi, lo fa con iniziative continue e ripetitive richiamando l’attenzione pubblica e gestendo quella dei media (ecco come si parla di Sardine su quelli internazionali), sempre pronti a usare il nuovo per aumentare audience e introiti pubblicitari.

Il messaggio forte è contro la xenofobia, il razzismo e l’intolleranza, per la solidarietà, i diritti umani e l’antifascismo, ma anche contro le forme della comunicazione correnti, manipolatorie e soprattutto vuote. Il messaggio è così forte che la reazione degli avversari del movimento si è limitata finora al sarcasmo e all’ironia, forse per evitare una polemica diretta destinata all’insuccesso, se non ad amplificarne la diffusione. 

La sorpresa è grande anche per la composizione sociale del movimento.

Come ha scritto Ilvo Diamanti “comprende giovani, ma non giovanissimi, […] persone né giovani né adulte, che esprimono un indirizzo politico ma non partitico […]”. Sono persone, cittadini che si sentono emarginati, che esprimono il disagio crescente e lo spaesamento di una realtà percepita sempre più separata dalle narrazioni politiche e mediatiche del paese, caratterizzata dall’assenza di orizzonti e di ancore alle quali afferrarsi per stare a galla. Quasi fossero migranti in attesa del salvagente che li possa salvare e della cui esistenza non sono certi fino a quando non lo vedono e non lo toccano con mano. 

Il movimento è alla ricerca di visibilità anche se ha mostrato una elevata capacità attrattiva dalla quale è derivata una visibilità immediata capace di autoalimentarsi. Più della ricerca della visibilità, il movimento chiede rispetto e di essere preso sul serio, soprattutto dai media.

Fattore caratterizzante è la grande voglia di stare insieme, in spazi circoscritti ma grandi come una piazza; di fare massa polarizzando il messaggio contro un avversario ben identificato e riconoscibile; di sentirsi e toccarsi, uscendo dalla solitudine dei social network per scoprire di essere in tanti a pensare che la realtà non è quella raccontata e a progettare insieme il futuro. 

Uno sguardo alla realtà dei social network 

Anche se non lo si è mai fatto o si abbia con lo strumento poca dimestichezza, in questo periodo di attivismo politico rinato (Friday for Future, Sardine, ecc.) potrebbe essere molto interessante, prima di mettersi in movimento, osservare quanto sta succedendo su piattaforme come Facebook o Twitter. Sia dal punto di vista psicologico e sociologico sia da quello della pura comunicazione.

L’osservazione potrebbe aiutare a riconquistare lo spazio di cielo sopra e di fronte a sè, spazio oggi delimitato dalle pareti trasparenti degli acquari e delle voliere delle piattaforme tecnologiche. Uno spazio da tempo occupato da azioni di disinformazione e propaganda che hanno sdoganato l’odio (“Più il tempo passa e più sembra che le cose peggiorino”) facendo credere che non ci sia più spazio per l’umanità, il buon senso, la solidarietà, il dialogo e il rispetto reciproco.

Lo sdoganamento è stato fatto ad arte, alimentato con un linguaggio elementare, diretto, muscolare e spesso brutale, che non ama la dialettica e fa appello a simbologie forti quali il rosario e la bandiera, a slogan efficaci come “prima gli italiani” e ad azioni forti quali la chiusura dei porti. Oggi, per la prima volta dopo molto tempo questo linguaggio è chiamato a confrontarsi con un avversario nuovo che usa un suo linguaggio proprio, con l’obiettivo di imporre il campo, le tematiche e i contesti per il confronto che verrà. 

Le piattaforme tecnologiche regalano uno spaccato demografico del movimento, dei sentimenti delle persone che lo animano, delle reazioni social e politiche da esse provocate con le loro attività online. Un’analisi superficiale indica che le Sardine non sono solo giovani ma anche attempate e con i capelli bianchi, non provengono solo da banchi di sinistra ma anche dal mondo cattolico, ex cinque-stelle e forse anche dalla Lega. Sono espressione di una realtà sociale stanca di essere manipolata, di sentirsi raccontare un mondo diverso da quello lì fuori, di non sentirsi rappresentata e di non essere ascoltata. A suo modo alla ricerca di forme radicali di politica per un cambiamento reale e in profondità della realtà italiana. Impegnati da subito anche a cambiare le forme, il tono, la punteggiatura e i contenuti valoriali della comunicazione. 

I sentimenti prevalenti che animano le Sardine italiane sono la speranza, la voglia di stare insieme, la positività, la gentilezza della comunicazione, l’importanza data ai diritti civili, la stanchezza di stare dentro un mondo raccontato da narrazioni percepite come false e inadeguate ai tempi presenti, il pragmatismo, il ritrovato coraggio dell’attivismo politico e il senso di comunità (siamo massa aperta in movimento) che si alimenta dalle centinaia di migliaia di persone reali che la compongono, dentro e fuori dalla Rete. Questi sentimenti sono percepiti come antidoto alle emozioni coltivate dalla destra italiana fatte di allarmismi, paure, rabbia e aggressività. Emozioni che sono alimentate per impedire una sana riflessione e una mediazione del pensiero razionale, per favorire la reazione istantanea, la pancia e l’urgenza dettata dalla pura istintività. 

Nel mondo virtuale online le Sardine si sono manifestate in pochissimi giorni nella forma di pagine e gruppi aperti e visibili a tutti, di comunità, da diffuso attivismo online, espressione di voglia di mettersi in gioco ma anche di uno spirito identitario in cerca di una vera identità. Il manifesto subito pubblicato, con intelligenza politica, dalle Sardine di Bologna è servito alla mobilitazione ma soprattutto a dare una ispirazione e un senso di marcia, più alcuni suggerimenti concreti sulle buone pratiche e le forme della comunicazione da adottare. Oltre a utili informazioni e suggerimenti sulle trappole della Rete. 

Il successo virtuale è il risultato ma anche lo specchio di quanto sta succedendo nelle piazze e nella testa delle persone.

Non è un caso che coloro ai quali le Sardine si oppongono abbiano incassato il colpo e stiano cercando di capire come reagire, anche se le strategie al momento, al di là dei gattini mangia-sardine e dei pinguini, non sembrano capaci di creare entusiasmo (online). Meglio forse infiltrare il movimento cercando di creare caos e impedirne l’organizzazione e la crescita. Tutte azioni sempre perseguite anche in passato da parte di partiti spaventati di vedersi la situazione sfuggire di mano. Il PD lo ha fatto con i Girotondi (meglio comunque non fare confronti tra movimenti) e prima ancora con molti altri movimenti nati spontaneamente e diventati pericolosi per classi dirigenti abituate a perpetuarsi attraverso cooptazione. 

A Fare la differenza, in senso positivo e negativo c’è oggi la Rete. Soprattutto la conoscenza delle nuove tecnologie che, per essere dei Millennial e membri della Generazione Zeta, molte Sardine hanno dei meccanismi e delle trappole dei mezzi da essi utilizzati. Un primo segnale lo si percepisce dalle numerose iniziative di meta-comunicazione sugli strumenti social finalizzate a mettere in guardia, a riflettere prima di reagire, a evitare quelli che un tempo erano chiamati flame, a non cadere nelle provocazioni, a fare attenzione ai profili farlocchi e agli innumerevoli troll di cui si serve la cosiddetta bestia salviniana e a mettersi in testa che Internet non è tutto e neppure lo strumento chiave per far crescere il movimento. 

Reazioni che illustrano strategie in via di definizione 

Martedì 26 novembre sulla pagina ufficiale delle Sardine è stato pubblicata un’immagine che declina i valori di riferimento del movimento, declinati in Solidarietà, Accoglienza, Rispetto, Diritti Umani, Intelligenza, Non-violenza e Antifascismo. In poco tempo i MiPiace sono stati diverse migliaia (11300), le condivisioni anche (3500) ma a essere molto interessanti, se uno volesse dedicare del tempo alla loro lettura,  sono i quasi mille commenti che il post ha ricevuto. 

Essendo la pagina aperta alle reazioni del pubblico di Facebook, immediatamente si sono messi in moto i sostenitori, i media e gli influencer della destra italiana, unitamente a una miriade di falsi profili, falsi influencer e troll tecnologici. I commenti si prestano a numerose analisi e valutazioni. La prima sulle forme della comunicazione. Caratterizzate da una parte dalla positività e dalla gentilezza di un movimento alla ricerca di nuovi modi di comunicare e della propria identità, dall’altra dall’attivismo di moltitudini che hanno fatto dell’odio e delle bugie, dell’aggressività e della violenza, della brutalità del linguaggio e della volgarità, le loro armi principali. 

Prima dell’analisi può essere interessante confrontare le due modalità di comunicare e interagire online. 

I commenti delle sardine: 

  • Tutti sentiamo la voglia di cambiamento. La voglia di una politica seria, capace e che utilizzi un linguaggio di altri tempi. Le parole hanno sempre un senso ed un valore. Bravi sono con voi.
  • Credevo che queste parole si fossero perse come i sogni in qualche cassetto polveroso. Fortunatamente qualcuno ha fatto il cambio di stagione e ne ha riscoperto l’utilità.
  • Dovrebbero essere i COMANDAMENTI di ciascuno di noi per una buonavita di tutti
  • Sono tutte cose che immagino la maggior parte delle persone pensi ma nessuno sapeva come comunicarle e renderle partecipi. Grazie per averlo fatto! Non ne posso più del linguaggio e del modo di porsi di Certe Persone!
  • Grazie per aver di nuovo rappresentato la libertà di espressione!!!!
  • Vediamo di farli vivere a lungo, questi valori.
  • Gli orientamenti servono a dividere, i valori invece uniscono. Siamo divisi perché abbiamo dimenticato i valori. 

I commenti di chi odia o vuole arginare i banchi delle sardine hanno toni un po’ diversi: 

  • Ed il rispetto per noi cittadini?! Dove lo mettiamo?! Per i nostri anziani che hanno lavorato una vita ed ora si vedono tutto strappato da gente che di lavorare non ne ha minimamente la voglia!!!!!
  • Vedrete che appena non servite più il PD vi rimette in scatola
  • Se scrivete anche Anticomunismo potete considerarvi innovativi.... altrimenti siete i soliti caproni che si affiancano a partiti che hanno distrutto il Paese!
  • Siete politicamente scorretti
  • Ma io le sardine le metto per pescare i polipi🙄
  • Hanno dimenticato Falsità, Ipocrisia, servi del padrone... devo continuare?
  • E i ponti che crollano come li ricostruiamo, con l'antifascismo?
  • Non c'è più nessuno che ha voglia di lavorare...  Abbiamo il paese alla deriva. Altro che sardine! non c'è bisogno di altri movimenti sul web. Abbiamo bisogno di gente seria che ci governi. Basta con queste pagliacciate!
  • Faranno la stessa fine dei girotondini e dei forconi... si estingueranno. L'IMPORTANTE È FARE CASINO... Per il resto c'è MASTERCARD.
  • Solidarietà e accoglienza, però alla domanda: "quanti immigrati ospitate a casa vostra?" La risposta è sempre la stessa: ZERO 🤣
  • questi sono i valori della sinistra. Quelli della destra sono patria, onore, più armi per tutti, prima gli italiani, la donna in cucina, non fare a me quello che io voglio fare a te
  • Ma qual è l'agenzia di comunicazione che sta dietro le sardine? Dietro i 5s c'è Casaleggio &c e qui??
  • L' antifascismo dovete farlo voi stessi siete voi i veri fascisti che vorreste impedire le manifestazioni della Lega...
  • Questi buon temponi con tanto tempo libero, anziché protestare contro la Germania che ci manda di continuo pullman carichi di migranti se la prende con Salvini che non ne vuole.
  • Le sardine infilatevele nel c… 

Occhio alle parole usate e ai loro significati

Quella che sta emergendo dalle Sardine è una nuova specie di linguaggio che si esprime in forme della comunicazione che puntano a recuperare parole e significati della vita reale. Una reazione all’antilingua costruita ad arte negli ultimi anni, soprattutto attraverso l’uso dei social media, usata a scopi manipolatori, per disinformare, seminare incertezza e false notizie.

L’antilingua è ancora attiva, efficace e viva, ma ora all’orizzonte sembrano emergere degli anticorpi potenti, capaci di decostruirne le forme, di demistificarne i messaggi e di permettere la riappropriazione dei significati delle parole. Il recupero delle parole è sintomatico di un crescente bisogno di realtà, di un bisogno diffuso di umanità e dignità. Due bisogni che fanno percepire l’emergere di un cambiamento culturale in corso. Non ancora solido né consolidato, possibile anticipazione di tendenze emergenti più profonde, critiche, consapevoli, etiche, radicali e politicizzate. Con l’obiettivo finale del cambiamento e della ricerca dei percorsi giusti per realizzarlo.

Un terzo bisogno è il recupero della parola come bene comune, la rottura di un silenzio ormai percepito come una resa passiva ai prepotenti di turno che non può più essere sopportata. La rottura nasce dal rifiuto di farsi dettare l’agenda, la punteggiatura e gli argomenti imposti come prioritari. E’ il risultato di una maggiore consapevolezza e senso di responsabilità, di un ritrovato coraggio (oggi essere gentili bisogna essere molto coraggiosi). Non è più semplice gesto individuale ma emerge come scelta collettiva, quasi conviviale perché si manifesta in contesti reali caratterizzati da corpi che si toccano e persone che si parlano dialogando, una scelta di campo fatta insieme a tante altre persone, espressione di un’emozione prima ancora che di una scelta razionale.

Nel mirino del linguaggio delle Sardine c’è l’odio coltivato negli ultimi anni, soprattutto online, per alimentare la paura, dividere (”prima gli italiani”) e suggerire/preparare l’arrivo di un risolutore finale, capace per la sua velocità di risolvere tutti i problemi del mondo.  E’ un linguaggio ripetitivo, fatto di insulti e violenze verbali, dai toni di voce sempre troppo urlati e cacofonici, caratterizzato dalla povertà di vocaboli, da semplici parole d’ordine e slogan che non a caso hanno trovato in Twitter lo strumento perfetto per la loro diffusione.

Anche se il motore organizzativo delle Sardine è la Rete con le sue piattaforme social, è la piazza a essere usata come strumento efficace per la creazione di reti sociali. Preferita e usata come luogo comunitario di incontro, spazio fisico di conoscenza, di condivisione di informazioni, conoscenze, sguardi ed esperienze. Il luogo perfetto per far percepire il potere che sempre hanno masse (da non confondere con le folle alla ricerca di un capo e con le mute da caccia salvianiane) compatte di persone che si stringono tra di loro per farsi coraggio, ma anche per godere insieme della percezione di essere maggioranza.

Dalle nuove forme di linguaggio emergenti possono nascere le narrazioni alternative di cui tutti abbiamo bisogno.

Narrazioni non violente, vicine alla realtà e alla ricerca di verità, veicolo di messaggi solidali (mettersi nei panni di un migrante, di un senzacasa o di un precario, ecc.), positivi e di speranza. Narrazioni usate per decostruire e contrastare le narrazioni oggi vincenti, denunciandone le falsità e le finalità politiche di parte, ma anche come forma di resistenza. Narrazioni che oggi, grazie alle moltitudini di persone che si sono fatte comunità nelle piazze e nei social network possono essere condivise e propagate facendosi leggere e trovando orecchie attente e menti aperte a farsi da esse influenzare e/o convincere.

 

Un futuro tutto da costruire

Alle Sardine per sopravvivere non basteranno nuovi linguaggi e nuove forme della comunicazione.

Non basterà riempire le piazze (come non ricordare le piazze piene del film di Antonioni prima dell’arrivo del fascismo?). Non basteranno neppure coraggio e intraprendenza.

Dovranno fare i conti con il loro essere un fenomeno di massa cresciuto esponenzialmente e in tempi brevi grazie alle piattaforme tecnologiche, di essere un movimento (parola ormai inflazionata e resa innocua) che si dichiara apartitico, di essere espressione di interessi e spinte plurali e diverse.

Dovranno saper resistere all’attacco concentrico che cercherà di impedire il successo del movimento e, per dirla con Giuliano Ferrara dovranno difendersi “dalla fame di sardine come antipasto che […] alcuni politici […] già manifestano”. L’attacco verrà dall’establishment prima ancora che dall’avversario politico preso di mira dal movimento, dai partiti e dai loro dirigenti così come dai media tradizionali (interessante notare la scarsa attenzione data alle manifestazioni di Firenze e di Napoli sui canali televisivi).

Per costruirsi un futuro le Sardine italiane dovranno rendere concreto e reale il loro essere per qualcosa.

Per farlo dovranno diluire nel tempo il loro essere nate contro qualcuno (il Kapitano) e gettare le basi valoriali, culturali e politiche di qualcosa di nuovo comprendente una visione della realtà. Alternative alle destre, ma capaci di disegnare futuri meno distopici di quelli oggi prevalenti. Dovranno saper reggere l’urto dei partiti di sinistra che cercheranno in ogni modo di infiltrarle, manipolarle e cooptarle.

Dovranno dimostrare di essere in grado di produrre nuova classe dirigente, capace di far nascere nuove speranze sul fatto che un’alternativa e un ricambio, anche generazionale, è ancora possibile. Ancora perché l’esperimento dei cinquestelle è fallito, si è disfatto nella tanta incompetenza dimostrata e nell’avere troppo rapidamente introiettato le dinamiche del potere che tanto avevano contrastato e combattuto.

Un obiettivo comunque il movimento lo ha già raggiunto. Quello di aver messo in discussione il contesto nel quale è stata raccontata in questi anni una narrazione populista costruita sulle paure, il risentimento e il rancore ed è stata eletta la sicurezza a priorità nazionale.  La messa in discussione passa attraverso uno sguardo diverso, quasi geneticamente diverso,  sulla realtà che ha fatto emergere la sua lettura critica e la voglia di manifestarla e condividerla.

Il secondo obiettivo raggiunto è di avere svelato che a essere disponibili a fare insieme questo tipo di percorso sono in tanti, alla faccia delle propensioni di voto che i sondaggi continuano ad assegnare al Kapitano di turno e alle sue idee sovraniste, populiste e di destra. I tanti sono quelli che riempiono le piazze usate come spazio di cui riappropriarsi e usato per rappresentare una forza politica al di fuori da quella puramente virtuale dei social network e dei suoi falsi MiPiace. L’assenza al momento di rivendicazioni concrete è legata alla sorpresa generata dall’aver scoperto quanto fosse ampio un comune sentire. Per ora ha prevalso, come dimostrato dalla miriade di iniziative che hanno coinvolto tutta l’Italia, la voglia di incontrarsi e di parlarsi.  L’assenza è però dettata anche dalla sensazione forte che, senza prima rompere l’incantesimo riuscito sulle folle da parte della comunicazione e narrazione salviniana, sia inutile provare a proporre alcuna rivendicazione concreta di natura economica o politica.

Ciò che conta è avere rotto il clima di odio e avere ritrovato la voglia di esprimere pubblicamente un dissenso espresso in forma di ribellione.

Se il movimento saprà trovare modi e forme per continuare, poi verranno sicuramente anche le proposte, le rivendicazioni, i programmi e forse anche una nuova formazione politica. Non necessariamente un partito ma una forza capace di rappresentare un popolo da troppo tempo sentitosi abbandonato e da lungo tempo probabilmente rintanato nell’astensionismo dettato dalla stanchezza, dall’insofferenza verso tutta la classe dirigente politica, nessuno escluso, e dalla voglia di cambiamento.

Al fondo c’è la percezione che in Italia nulla cambia e che per cambiare sia necessario l’impegno diretto dei cittadini. Da questa percezione sono nati i cinquestelle e sono cresciuti nei sondaggi personaggi e leader populisti vari. Oggi c’è il movimento delle Sardine. Chi è già all’opera per bloccarne le potenzialità si illude di poter continuare a tenere la realtà sotto controllo. Ma è appunto una pura illusione. I movimenti in atto nella società italiana non sono interrompibili.

Ciò che si può e si deve fare è contribuire a dare loro un senso e una direzione. Con i valori richiamati nel loro manifesto (Solidarietà, Accoglienza, Rispetto, Diritti Umani, Intelligenza, Non-violenza e Antifascismo), il canto di Bella Ciao e dell’inno nazionale in piazza, il richiamo alla gentilezza e il rifiuto dell’odio, le Sardine hanno indicato una scelta possibile, Politica prima ancora che partitica, valoriale e senza bandiere, di campo e di impegno.  

 

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