2017 - 100 strategie analogiche per resistere al digitale (e allo smartphone) /

In bici tieni le mani sul manubrio e dimentica di essere connesso

In bici tieni le mani sul manubrio e dimentica di essere connesso

01 Ottobre 2017 Redazione SoloTablet
SoloTablet
Redazione SoloTablet
share

Il libro di Carlo Mazzucchelli 100 strategie analogiche per resistere al digitale (e allo smartphone) è pubblicato nella collana Technovisions di Delos Digital

In bici tieni le mani sul manubrio e dimentica di essere connesso 

 

Per Claude Marthaler che ha girato il mondo in bicicletta per sette anni ed è autore del libro Lo zen e l'arte di andare in bicicletta, la bicicletta per i ciclisti non è un semplice mezzo di trasporto ma un prolungamento del Sé e del loro corpo. A essere diventato protesi del corpo è anche lo smartphone, strumento di comunicazione che non ha ancora trovato cantori capaci di descriverne la filosofia zen. 

Andare in bicicletta secondo Claude Marthaler permette di personalizzare il mondo, vissuto come spazio ludico di conoscenza, rendendolo "[...] più vicino, più comprensibile, più indispensabile", aumentando "la nostra attenzione agli infimi dettagli e accendendo il nostro senso dell'allerta". L'uso dello smartphone in mobilità al contrario riduce lo spazio mondo conosciuto, distoglie lo sguardo dai dettagli circostanti e impedisce ogni senso di allerta aumentando la distrazione e il rischio di incidenti. Tutte le statistiche mondiali indicano in uno su quattro il numero di incidenti stradali causati dall'uso di un dispositivo tecnologico. È un'epidemia destinata a diffondersi su tutte le strade del mondo il cui mezzo di diffusione è spesso uno smartphone ma il cui virus è la distrazione umana, in auto, in moto e in bici, causata dall'irresistibilità e dall'urgenza di una chiamata, di un messaggio alla ricerca di feedback e di reazioni immediate. 

La distrazione determinata dall'uso del dispositivo tecnologico non è solo dell'automobilista, responsabile della morte di un numero crescente di pedoni e ciclisti, ma anche dei ciclisti. Impegnati spesso in conversazioni telefoniche, a messaggiare o ad ascoltare musica con i loro dispositivi MP3, sono responsabili di comportamenti che provocano incidenti ad altri e mettono a rischio la loro stessa vita. L'Italia non fa eccezione, anzi è un paese talmente legato all'auto e alla sua cultura da essere considerato nemico della bicicletta e di chi la usa per andare al lavoro o nel tempo libero. 

Sulle strade italiane, in città come sulle piste ciclabili e in campagna, la strage di ciclisti è continua: solo nel 2015, secondo dati ISTAT, i morti in sella  a una bici sono stati più  di duecentocinquanta, uno ogni trentacinque ore. Un numero crescente di queste morti è causato da distrazione dovuta all'uso di un dispositivo, sia da parte dell'automobilista sia da parte del ciclista. Un'abitudine così diffusa da suggerire l'urgenza dell'introduzione di norme legislative e restrittive con l'obiettivo di fermare la strage. 

Come molte altre leggi urgenti che riguardano la vita dei cittadini, anche la legge salva-ciclisti è destinata a rimanere ferma a lungo nei labirinti della politica e nelle pastoie burocratiche che li caratterizza.   In assenza di una legge non rimane che tenere le mani ben salde sul manubrio, resistere a ogni chiamata o cinguettio tecnologico e soprattutto a qualsiasi tipo di interazione che comporti la scrittura di un testo o l'invio di immagini mentre si è in movimento. 

Meglio dimenticarsi di essere connessi, attrezzarsi per aumentare la visibilità su strada e soprattutto mantenere alto il livello di attenzione per evitare sia gli effetti della distrazione propria sia quelli della distrazione altrui.

comments powered by Disqus

Sei alla ricerca di uno sviluppatore?

Cerca nel nostro database