1984 e il panottico della trasparenza

01 Aprile 2020 Redazione SoloTablet
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Il libro di Carlo Mazzucchelli La civiltà del vento al tempo del coronavirus è pubblicato nella collana Technovisions di Delos Digital.

1984 e il panottico della trasparenza 

Il filosofo Byung-Chul Han[1] ha evidenziato nel suo libro La società della trasparenza (Nottetempo edizioni) il cambio di paradigma su un concetto di trasparenza da tempo circoscritto all’ambito politico ed economico. Oggi la trasparenza è quella imposta dalle piattaforme digitali, Facebook in primo luogo, con motivazioni e obiettivi mai trasparenti. 

Questa trasparenza ha ucciso la privacy, invaso la sfera privata. Percepita come normale da moltitudini di naviganti in Rete, ha l’effetto di renderci costantemente spiati, sorvegliati, manipolati e controllati. 

Il controllo non è in mano a apparati burocratici. Il panottico[2] digitale è diverso dall’originale, privo di occhi visibili, è comodo, confortevole, contagioso, accettato, quasi desiderato. Il Grande Fratello non è orwelliano ma subdolo, silenzioso, complice, gestito da manager, data scientist e sviluppatori software. 

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Nel mondo trasparente tecnologico spariscono le diversità, diventiamo tutti uguali, vince il conformismo, anche del linguaggio. Svaniscono spontaneità, vitalità e libertà, è complicato mantenere le distanze (una necessità in tempo di Coronavirus e contagio), avere opinioni diverse o divergenti. 

Alla trasparenza si può sfuggire: la maggioranza ha accettato la servitù volontaria, una minoranza resiste, in modo analogico, usando il digitale in modo diverso. Può contare sulla complicità dei monopolisti tecnologici. Avendo conquistato la maggioranza del pubblico, possono permettersi di non disturbare una minoranza refrattaria alle lusinghe.

[1] Byung-Chul Han, nato a Seul, è considerato uno dei più interessanti filosofi contemporanei. Docente di Filosofia e Studi Culturali alla Universität der Künste di Berlino, ha pubblicato con nottetempo La società della stanchezza (2012), Eros in agonia (2013, 2019), La società della trasparenza (2014), Nello sciame (2015), Psicopolitica (2016), L’espulsione dell’Altro (2017), Filosofia del buddhismo zen (2018), La salvezza del bello (2019) e Che cos'è il potere? (2019). 

[2] Tipo di edificio adibito a carcere consistente in corpi di fabbrica disposti radialmente intorno a un elemento centrale, in modo che sia possibile la vigilanza e il controllo dell’intero complesso (Dizionario Internazionale). Il nome si riferisce anche a Argo Panoptes della mitologia Greca: un gigante con un centinaio di occhi considerato perciò un ottimo guardiano. Panopticon o panottico è anche un carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham. L'idea del panopticon ha avuto da allora una grande risonanza letteraria e filosofica, come metafora di un potere invisibile, ispirando pensatori e filosofi come Michel Foucault, Noam Chomsky, Zygmunt Bauman e lo scrittore britannico George Orwell nel romanzo 1984.

 

 

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