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Il conto da pagare e chi lo pagherà

Il conto da pagare e chi lo pagherà

08 Aprile 2020 Redazione SoloTablet
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In un'intervista a Huffpost, la scrittrice e attivista no-global Naomi Klein, sostiene che l'austerità che seguirà il tempo del Coronavirus presenetrà un conto salato da pagare.

Un conto che all'autrice ricorda quanto avvenuto nel 2008 quando a pagare di più fu la gente comune. Il tanto tempo a disposizione dovrebbe servire a prepararsi alla mobilitazione con in testa l'idea che un altro mondo e un altro modello economico siano possibili.

“Attenti all’austerità post-emergenza”. Naomi Klein è convinta che stiamo vivendo lo stesso film seguìto alla crisi finanziaria scoppiata nel 2008, con i picchi del 2009 e 2010. Furono spesi “molti soldi per salvare il sistema finanziario e il conto è stato pagato dalla gente comune con l’austerity”, ci dice l’attivista, giornalista e scrittrice canadese in questa intervista ad Huffpost Italia. Ma qualcosa si può fare, argomenta l’autrice diventata famosa nel mondo nel 2010 con il libro ‘No logo’, in piena epoca di movimenti ‘no global’.

Klein, 50 anni, da sempre critica dell’attuale modello di sviluppo capitalista, cerca la risposta nell’attivismo sociale più che nell’azione dei governi che, insieme alle multinazionali, “potrebbero usare questa emergenza per creare ulteriori disuguaglianze e ingiustizie”. Cosa si può fare da reclusi in casa? “Usare questa fase temporanea per prepararci al meglio alla mobilitazione nella fase successiva”, risponde, evitando l’errore commesso in passato: oltre alla protesta contro l’austerità, serve la “proposta” per un altro modello economico.

Partiamo da una previsione: il mondo sarà migliore o peggiore dopo la crisi da coronavirus?

Possiamo imparare molto da questa emergenza, ma non c’è alcuna garanzia che lo faremo. Sono d’accordo con Arundhati Roy (scrittrice e attivista indiana, ndr) che un paio di giorni fa ha scritto che questa fase è come un portone: andiamo verso un punto molto diverso da quello in cui ci trovavamo prima. Può essere migliore o peggiore, sarà certamente differente, ma come sarà dipende da noi. Non faccio previsioni. Dico solo che questa è una fase di profonda trasformazione: stiamo cambiando per effetto di questa emergenza. Il punto è che le strutture del sistema, sia in America che in Europa, potrebbero usare questa emergenza per creare ulteriori disuguaglianze e ingiustizie. Questo virus è stato portato in giro per il mondo da viaggiatori perlopiù ricchi che viaggiano per conferenze o crociere. Ma naturalmente sono i poveri, i migranti che vengono biasimati e che ancora una volta pagheranno le conseguenze per effetto della xenofobia e del razzismo destinati ad aumentare in questa fase di militarizzazione dei confini. Già lo stiamo vedendo: le industrie che inquinano di più sul pianeta o le compagnie aeree stanno usando la crisi per arrivare a regole più flessibili e a loro favorevoli. Ne ho scritto per tanti anni, tutto questo è prevedibile. Il punto è cosa facciamo noi. Ormai abbiamo maturato delle conoscenze inconfutabili: conosciamo il lato barbaro dell’austerità, sappiamo cosa significa sottovalutare l’importanza del sistema pubblico sanitario e della sicurezza dei lavoratori, chi ha figli è consapevole del ruolo incredibile svolto dagli insegnanti in scuole spesso abbandonate a se stesse dai governi, anche ora gli insegnanti fanno quello che possono per continuare a svolgere il loro lavoro a distanza. E inoltre abbiamo imparato la lezione che è possibile co-esistere con le specie animali a patto che le rispettiamo. Pensiamo all’immagine dei delfini che tornano a Venezia: ti viene da dire che gli umani siano il virus, perché si comportano male, non rispettano l’ambiente, riempiono tutto lo spazio possibile con auto o mezzi inquinanti. Se ci rendiamo conto dell’importanza di tutto questo, allora dobbiamo rifondare la nostra economia mettendo al centro questi valori. E allora sì che si può dire che abbiamo un’opportunità.

 

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