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La tecno-obesità della quarta rivoluzione industriale

La tecno-obesità della quarta rivoluzione industriale

31 Marzo 2016 Redazione SoloTablet
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Scrive il professore Lelio Demichelis che la pervasività tecnologica (tecnologia da ogni parte e APP per ogni situazione) ha portato alla tecno-obesità, una propensione alla bulimia da gadget tecnologico e social network capace di produrre effetti collaterali e conseguenze negative delle quali non siamo neppure consapevoli. Con le sue innovazioni affascinantecnologica ti, incessanti e desiderabili e interconnettività della Rete (tutti doverosamente connessi) abbiamo finito per sottostare alla volotà di potenza della tecnologia condividendone i suoi disvalori. Nel frattempo cadiamo vittime di surplus informativi e cognitivi che ci stanno saturando la mente e il corpo.

Per quanti non hanno ancora chiarito a se stessi se la loro vita tecnologica e online li collochi tra gli imbecilli e integrati o tra gli apocalittici e i liberi pensatori, capaci di elaborare pensiero critico, nonostante la difficoltà a farlo in contesti dominati dalla retorica e dalla pedagogia dei tecno-entisasti, potrebbe risultare utile la lettura di un testo do Lelio Demichelis pubblicato sulla rivista Alfabeta2.

E' un testo che propone una lettura del fenomeno tecnologico diversa da quella fornita dalle moltreplici narrazioni online, tutte dedite a decantare la bontà del Big Data e del Cloud Computing, dei Social Network e dei gadget tecnologici Mobile e poco attente alle implicazioni e agli effetti collaterali che ne derivano e che toccani tutti gli ambiti della vita delle persone, sia quelli personali e individuali sia quelli sociali, culturali e politici. La visione dell'autore dell'articolo è tecnocritica e tesa a sottolineare i molti paradossi della rivoluzione tecnologica attuale e la nostra rinuncia a riflettere e a pensare (pensare è faticoso) a cosa significhi delegare scelte, decisioni e stili di vita a una tecnologia che ha finito da tempo di essere semplice mezzo o strumento neutrale.

Immersi in contesti rituali e celebrativi di tutto ciò che è nuovo, innovativo e soprattutto tecnologico, online e digitale ci lasciamo trascinare dalla grande narrazione tecnologica fatta di APP, Wearable, IoT, sampanti 3D, RFiD, Google Car, ecc. e non ci renbdiamo conto del potere dilagante e incontrollabile che la tecnologia esercita su di noi, per di più a nostra insaputa.

Invece di osservare con i nostri occhi, di esercitarsi nel conservare in modo responsabile l'ambiente, le relazioni, la memoria, la cultura, i diritti politici e umani, puntiamo tutto sui slfie, ci lasciamo catturare dai display, ci ascoltiamo attraverso sensori e prodotti tecnologici indossabili costruendo in questo modo tra noi e la realtà, tra noi e l'ambiente, tra noi e gli altri, una barriera tecnologica che tutto è tranne che trasparente e neutrale.

La quarta rivoluzione in atto siggerisce uno sguardo tutto puntato sul futuro ma così facendo non trae alcuna utile informazione dal passato che potrebbe servire a capire e poi a valutare se il futuro verso cui si sta andando sia buono, utille e realmente nuovo o al contrario una semplice riverniciatura del vecchio o la proposizione di vecchi utopie pronte a trasformarsi in sofferenti distopie.

Ciò che sfugge ai più è come la tecno-obesità da sempre connessi a gadget tecnologici, APP e social network, stia modellando il futuro in una grande ed efficiente catena di montaggio. Sicuramente nuova, più veloce ed efficiente, più funzionale e 4.0 ma pur sempre una catena di montaggio alla quale solo pochi assistono dall'esterno traendone vantaggi mentre i più, sempre più precari ma ignari nella loro felicità consumistica e desiderante, sono ad essa incatenati.

Per chi volesse leggere il testo di Lelio Demichelis non deve fare altro che seguire questo Link.

Su temi simili potete anche leggere l'intervista che Demichelis ha concesso a Varesenews in occasione dell'uscita del suo libro: La religione tecno-capitalista. Suddividere, connettere

 

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